venerdì 13 febbraio 2026

SALVI GRAZIE A UN BIDONE

Il primo anno di ginnasio, da quando esiste l'istruzione scolastica superiore, è notoriamente il più difficile per i nuovi arrivati dalla scuola media: vuoi per la l'oggettiva complessità delle materie di studio, come lo sono greco e il latino per i giovani all'inizio dell'adolescenza e sia per la severità degli insegnanti. 

In particolare questi ultimi, in conformità alla visione del mondo prevalente all'epoca, ritenevano che il bombardamento a suon di 3 e 4 nelle interrogazioni orali e nei compiti scritti a prescindere dal contenuto, rispondesse ad un necessario e funzionale precetto educativo: abituare i discenti alle bastonate e all'ingiustizia per forgiare la loro capacità di resistenza e la volontà di migliorarsi attraverso il muto sacrificio. 

Skills ritenute basilari per un futuro leader, ma più in generale per sopportare gli urti certi della vita adulta.  

Precetti decisamente vintage nell'anno domini 2026.

Per quanto scalcinato fosse il Liceo-Ginnasio Marco Porcio Catone e a volte persino improbabili gli insegnanti precari che ogni anno venivano e se ne andavano, quei precetti erano comunque declinati e per i nostri Giffoni, Remfutti, Tauri, Conte, Brunelli e altri di cui è pietoso tacere il nome, il passaggio all'anno successivo richiedeva di sottoporsi, prima o poi, a ore di studio intenso che avrebbero sicurmante tolto molto spazio al gioco del pallone, del biliardo e delle carte.

In modo particolare con l'avanzare della bella stagione, quando, ulteriore ostacolo da superare, il richiamo dello sport e degli ormoni entrava in ulteriore conflitto con l'esigenza dello studio. 

Bisognava fare qualcosa che aiutasse, in sede di scrutinio di fine anno, a trasformare almeno i 5 in sufficienze risicate, ma utili per il "passaggio del turno" azionando il "coefficiente di simpatia".

"Si, ma cosa?" S'interrogava Brunelli, durante una riunione improvvisata nella Biblioteca durante l'ennesimo e scarsamente produttivo pomeriggio di studio collettivo, che aveva assunto all'improvviso i connotati dell'unità di crisi della Protezione Civile alla notizia del terremoto in Irpinia.

"Perchè nella prossima Assemblea d'Istituto non proponiamo una raccolta fondi per dotare la scuola di materiale didattico, visto che a malapena abbiamo banchi, sedie, lavagne e gessi?". la buttò lì Giffoni, che fra tutti aveva fama di idealista, ma rifiutava sempre la protesta "extramoenia" che invece andava ancora di moda, quale retaggio degli anni di piombo. 

"Si, e poi chi va in giro a raccoglierli i fondi? Tu? Io no di sicuro" - bocciò subito la proposta sul nascere Brunelli - "Hai ragione, neanch'io faccio l'accattone per conto dello Stato" - si allineò subito Tauri - "E' una cagata, lasciamo perdere e rimettiamoci a studiare invece di pensare cazzate." - chiosò Conte.

"E allora tenetevi i 4!" rispose piccato Giffoni. 

"L'idea di raccogliere soldi per donarli alla scuola non è sbagliata, dobbiamo solo trovare il modo di ottenerli senza dover fare i mendicanti." Insistette Remfutti per non far cadere il discorso e soprattutto per non riprendere a studiare.

"Ah si? E come si guadagna una cifra importante senza lavorare? Se lo sapessi l'avrei già fatto per me, altro che beneficienza!" - Rispose con tono tra l'infastidito e il sarcastico il solito Brunelli, che non brillava per generosità.

"Uno spettacolo teatrale a pagamento!!! E doniamo l'incasso alla scuola!" - la buttò lì Giffoni, con l'entusiasmo di chi aveva avuto un suggerimento addirittura dal Padreterno. 

Conte alzò gli occhi dal libro di latino e con rimprovero degno di un Censore, cercò di bloccare sul nascere l'idea: "Cagate sempre più violente! E chi mandiamo in scena? Gino Bramieri?" 

"No, no! L'idea è una figata!" - intervenne Remfutti con l'aria di chi aveva già capito le potenzialità del progetto e come attuarlo - "Gli attori saremo noi, proponiamo al Prof. di Italiano di farci da regista, che quello non vede l'ora di fare altro piuttosto che correggere compiti e spiegarci la grammatica. Pensateci: potremo persino chiedergli di fare le prove durante le ore di lezione, se il Preside accetta l'idea."

"Ma si, è così! - insistette Giffoni che si vedeva già in scena e forte dell'appoggio di Remfutti - "la Scuola ci farà un figurone, i genitori saranno felici di contribuire... "

"E poi vuoi che agli scrutini non tengano conto dell'idea e di quello che abbiamo fatto, della donazione, dell'impegno!" Interruppe Tauri, scosso dal torpore nel momento in cui aveva intuito le potenzialità del progetto per fargli recuperare insufficienze profonde, che con il solo studio difficilmente avrebbe sanato.

A tentare di frenare l'entusiasmo ci provò Brunelli "Siete tutti rincoglioniti, ma chi credete di essere? Recitare? E che cosa poi, non avete un copione e neanche un Teatro. Chi pensate che vi possa aiutare? E chi vi dice che il Prof., e soprattutto il Preside, si prestino a questa buffonata?"

Remfutti, lasciando tutti a bocca aperta, rimandò subito al mittente tutto lo scetticismo, gettando sul tavolo un libretto recuperato nel mentre tra gli scaffali della Biblioteca: "Eccolo qua il testo: La Giara di Pirandello, fa crepare dal ridere, l'autore è al di sopra di ogni sospetto ed è un atto unico facilmente memorizzabile! Quanto al teatro possiamo chiedere al Don la Sala della Parrocchia, non potrà negarcela viste le finalità!"

Il giorno dopo Giffoni e Remfutti convisero facilmente il prof. di Italiano e il preside fu addirittura entusiasta dell'iniziativa; tempo due settimane tra i compagni di classe vennero reclutate le parti mancanti ed iniziarono le prove; di seguito fu convinto il Don, che addirittura consegnò le chiavi del teatro ai due e gli procurò pure lo scenografo - un anziano signore noto a livello locale per essere "il re" delle realizzazioni carnascialesche con il polistirolo.  

Tutto filava alla grande con divertimento sul palco e in classe, e un salvacondotto infallibile per chiedere interrogazioni programmate o giustificare richieste di proroga, motivando pomeriggi impiegati per non meglio precisate attività connesse alla "recita"! 

Tutti entusiasti tranne Brunelli, che coerente con le sue idee, si rifiutò categoricamente di far parte del cast e anzi iniziò a spargere zizzania, lamentando il trattamento di favore che veniva riservato agli interpreti.

La data del debutto si avvicinava e alle domande del Prof. su "Come pensate di realizzare la Giara?" Giffoni e Remfutti davano sempre risposte tranquillizzanti: "Sarà pronta per le prove generali." e naturalmente non avevano la ben che minima idea di come fare, perchè il problema era serio.

Il manufatto doveva essere in grado di contenere all'interno Remfutti ed essere in grado di ricomporsi, non proprio una banalità a livello scenotecnico.

Il tempo passava, la data della prima si avvicinava, il prof. si stava spazientendo... bisognava escogitare qualcosa. Giffoni, notoriamente non proprio provetto nelle attività manuali, formulò l'idea: costruire un'intelaiatura in fil di ferro a forma di Giara e ricoprirla successivamente con della carta da pacchi.

Il debutto era previsto per venerdì sera e la prova generale per il giorno prima.

Il prof. era stato rassicurato: giovedì sera ci sarebbe stata la Giara.

Martedì pomeriggio venne acquistato il fil di ferro con la carta da pacchi e Giffoni e Remfutti si misero all'opera... Risultato? Un disastro... l'intelaiatura non reggeva, niente Giara.

Non rimaneva che l'ultima chance: coinvolgere Gambero, il loro compagno di merende a cui Eta Beta avrebbe fatto 'na pippa! 

Mercoledì arrivò d'urgenza al capezzale in Teatro e dopo aver deriso Giffoni per l'idea e il suo pessimo risultato vedendo quella struttura informe ed inutilizzabile sul palco, sentenziò: "Siete cagati, senza un contenitore solido su cui appoggiare la struttura non combinerete mai un cazzo! Siete stati dei deficienti! Dove lo trovate adesso un contenitore trasportabile, solido e alto almeno fino ai fianchi?"

Scese un silenzio tombale. 

Poi, come insegnava il barista Necchi di Amici Miei, il lampo di genio da parte di Remfutti: fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità d'esecuzione.

"Ce l'abbiamo, a 100 metri da noi."

Gambero e Giffoni lo guardarono come si può guardare un pazzo appena uscito dal manicomio.

"Ma che cazzo dici? Cerca di essere serio, qui siamo cagati per davvero! Cosa gli raccontiamo al Prof. e al Preside quando dovremo annullare lo spettacolo perchè non c'è la Giara?"

Remfutti chiese ai due di uscire dal teatro e di seguirlo: a 100 metri, sotto una tettoia, c'era incustodito il triciclo della nettezza urbana con tre bidoni della spazzatura.

Continuarono a guardare quel suo sorriso ebete mentre ci indicava il triciclo, fino a che Gambero intuì: il bidone della spazzatura era esattamente ciò di cui aveva bisogno per fissarci l'intelaiatura in filo d'acciaio e ricoprirla poi con la carta da pacchi.

"Ma non vorrai..." e mentre Gambero aveva iniziato a parlare, Giffoni e Remfutti, con il favore delle tenebre si erano già avviati verso il triciclo per smontare uno dei tre bidoni vuoti e portarlo in teatro.

Nel sottopalco venne lavato, gli venne asportato il coperchio e consegnato a Gambero, che per giovedì, 10 minuti prima delle prove generali consegnò "la Giara" perfettamente idonea all'uso scenico.

Lo spettacolo fu un successo sul palco e in platea, l'incasso pari a 800 euro attuali, venne donato alla scuola che vi acquistò libri per la Biblioteca interna apponendovi il timbro: "Dono degli studenti dell'anno scolastico 1980/81."

L'aggiunta "Con il contributo della NU municipale" non avrebbe stonato.

E anche il ringraziamento agli occhi chiusi della SIAE e degli eredi di Pirandello, a cui dichiararono, tutti minorenni, di mettere in scena un testo di propria produzione con un titolo scelto da Remfutti: "Chi l'ha dura, la vince." per evitare di pagare i diritti d'autore, perché la scuola non poteva fornire il proprio codice fiscale quale organizzatore di un evento che non era stato mai deliberato dal consiglio d'Istituto della sede centrale.

Tutto il cast venne promosso agli scrutini, ad eccezione di Tauri a cui neanche la Grazia del Ministro per l'Istruzione in persona sarebbe bastata per recuperare le insufficienze; il dissidente Brunelli fu rimandato a settembre in due materie.

Ma questa è un'altra storia.

  

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