Estate 1989: la carta geografica dell'Europa era sempre quella uscita dai trattati di pace post seconda guerra mondiale ed il mondo era ancora saldamente diviso tra Buoni e Cattivi (o Cattivi e Buoni in base a che parte della barricata ti trovavi) secondo un ordine che ai loro occhi sembrava immutabile.
Eppure, quel mondo stabile era percorso, neanche troppo sottotraccia, da tutta una serie di movimenti tellurici nella parte ad Oriente della cortina di ferro e che di lì a poco, avrebbero assunto l'energia di un terremoto di massima magnitudo facendo crollare ad uno ad uno come castelli di carte tutti i regimi dai guidati dai vari satrapi del Patto di Varsavia, trasformando per sempre la vita e le prospettive di milioni di persone.
In una maniera assolutamente inimmaginabile in quell'agosto 1989 per i nostri allegri buontemponi, che erano alle prese con i cimenti della vita post esame di maturità e servizio militare: chi tra i banchi dell'università o alle prese con le prime esperienze nel mondo del lavoro.
In ogni caso completamente ignari dello tsunami in arrivo.
Pur cercando di darsi un "tono" più adulto, responsabile ed adeguato alle nuove e più impegnative sfide che la vita gli proponeva in questa nuova fase, scrollarsi di dosso l'imprinting ricevuto tra le sale de "Ai Birilli Bevuti" e le aule del "Marco Porcio Catone", non era operazione proprio banale.
Infatti, non paghi di aver riservato una "domenica bestiale" alle proprie fidanzate tra le vette delle Alpi Giulie il sabato successivo le avrebbero sottoposte a ben tre giorni di "visita guidata" (improvvisata) a Roma.
Nella "tranquilla" gita montana Tauro, addobbato come un novello Messner in partenza per il K2, aveva indotto con l'inganno l'impavido ma principiante Giffoni a scalare in cordata (con jeans tagliati al ginocchio, scarpe da jogging e Kway Adidas) il Mangart (due ore di esposizione in parete, riconosciuta dagli scalatori esperti come una delle più difficili delle Giulie) mentre il più accorto Remfutti e le tre ragazze raggiungevano la cima per mezzo del più sicuro e ben tracciato sentiero.
Non suffientemente soddisfatto per il rischio a cui aveva sottoposto l'ingeno (e incoscente) compare, decise di sottopporre l'intera comitiva ad una nuova - e insensata, quanto pericolosa - prova di forza imponendo una via del ritorno a suo dire più rapida (e perchè non è bello mai rifare la stessa strada) seguendo un diverso percorso che aveva trovato sfogliando una guida del CAI che custodiva gelosamente tra le mani.
La guida, che pareva composta da antichi ed incartapecoriti papiri egizi quanto era ingiallita e malmessa e che si scoprì a posteriori essere stata stampata prima del secondo conflitto mondiale, non poteva tener conto che quel vecchio percorso, che oggi iniziava come un'autostrada, in breve conduceva in uno scosceso canalone, per scomparire a tratti in pericolosi ghiaioni.
Tauro se la cavò solo con una serie di insulti rabbiosi da parte della propria fidanzata, perchè quando ormai il sole era tramontato e le tenebre si allungavano ai piedi del Mangart, il resto della comitiva era infine talmente felice di essere giunta, dopo la perigliosa ed inutile discesa attraverso il canalone, sana e salva al piazzale dove avevano lasciato le auto nei pressi dei paradisiaci laghetti di Fusine.
Cosa mai sarebbe potuto accadere di peggio nella capitale dopo quella "spedizione" alpina?
Probabilmente nulla, nonostante l'organizzazione fosse stata condotta all'insegna de "Treno e albergo sono prenotati, per il resto troveremo il modo di arrangiarci".
Però...
Che qualcosa di memorabile fosse in vista lo si capì subito quando Tauro, in ritardo come al suo solito alla stazione di Cividale dove Giffoni, Remfutti e le tre morose lo attendevano più impazienti che preoccupati, si presentò con un sorriso da petroliere texano imbracciando oltre allo zainetto d'ordinanza, una telecamera.
Ora, nel 2026, con smartphone disponibili anche ai bambini dell'asilo e che nel palmo possidono le facoltà di cineproduzione e registrazione audio video che avrebbero fatto la gioia di un qualsiasi 007 all'epoca di Goldfinger, la cosa potrebbe sembrare irrilevante.
Ma nel 1989 uno strumento delle dimensioni di uno zaino da portare in spalla per fare delle riprese registrabili su cassette VHS poi vedibili in casa grazie agli altrettanto ingombranti e appositi lettori, era qualcosa di assolutamente "amazing" nell'era pre caduta muro di Berlino (e anche un po' dopo).
Qualcosa che usavano solamente i tecnici della Rai o delle TV private e soprattutto dal costo unitario che avrebbero indotto la classica famiglia media di operai-impiegati tanto cara all'ISTAT quasi a sottoscrivere qualche kilo di cambiali di fantozziana memoria per acquistarla.
Sorvoliamo sulla reazione (stupefatta) di Giffoni e Remfutti e (incazzata) della fidanzata alla notizia del numero delle rate e sulle giustificazioni di Tauro, perchè quell'acquisto permise di registrare e lasciare ai posteri nei secoli dei secoli la prima ed unica gara di velocità ciclistica che si tenne in Piazza Navona.
Fu sempre la fidnzata di Tauro che s'incaricò di riprendere, tra la curiosità dei tanti turisti che gremivano la piazza che sorge sull'antico stadio di Domiziano, la sfida che Giffoni lanciò ai suoi due compagni di merende: con le biciclette che avevano noleggiato dovevano lanciarsi insieme a tutta velocità percorrendo i bordi della piazza, il vincitore sarebbe stato chi avrebbe tagliato per primo, dopo tre giri, il traguardo posto all'imbocco della laterale che conduce a palazzo Madama dove si erano posizionate con la videocamera le fidanzate.
Per Giffoni la sfida finì all'inizio del terzo giro, quando oramai staccato irrimediabilmente da i due fuggitivi, venne raggiunto da due poliziotti a cavallo che, senza molta gentilezza, prima gli bloccarono la strada e poi gl'intimarono di interrompere quella buffonata. (Ahò! Che stai a fà!? E che è? 'Na pista de cicli?? Scenni e falla finita!).
Per la cronaca, beneficiando dell'intervento dei tutori della legge impegnate più indietro a fermare il concorrente più lento e meno pericoloso, la gara fu vinta in volata da Tauro, probabilmente baciato anche dall'indossare una Lacoste rosa, rispetto a quella color ciclamino portata da Remfutti.
L'orange invece non aveva trasformato Giffoni in un novello Jaan Raas, l'olandese specialista nelle classiche in linea, ma solo in un degno aspirante alla maglia nera.





