Ci sono compleanni e compleanni e chi dice che non è vero, mente. Da sempre il raggiungimento di certe cifre ha un impatto significativo sulla nostra psiche da che sono stati inventati i numeri e le cifre tonde rivestono un fascino particolare, che impongono di fermarsi un attimo e fare delle considerazioni sulla fase della vita in cui ci troviamo.
Non che sia necessario od opportuno aspettare questi numeri magici per fare bilanci e/o progetti, intendiamoci; però la cifra simbolica ha il potere di farcelo fare anche se non ne abbiamo voglia.
In più ce n'è un'altra, non tonda, che non causa nessuna riflessione sul momento della vita ma comporta il raggiungimento di importanti e drastici effetti giuridici e induce, chi la compie, a indire festeggiamenti fuori dall'ordinario: la cd. maggiore età, che con Legge n. 39 dell' 8 marzo 1975 a firma dei Presidenti della Repubblica e del Consiglio Giovani Leone e Aldo Moro, in Italia scese dai 21 ai 18 anni.
E naturalmente anche Giffoni, Remfutti, Romano, Battaglia e soci non vollero, ciascuno a modo loro, festeggiare lo "storico" evento nei primi anni '80 del novecento.
Ora che ci accingiamo, vegliardi, a nuovi festeggiamenti in ragione delle cifre tonde inquietanti che si materializzano sul calendario, emergono anche i ricordi relativi a precedenti "baldorie", tra cui un segno importante nella memoria ha indubbiamente lasciato, appunto, il compimento della maggiore età.
Quattro erano gli effetti più tangibili ed immediati dell'evento che faceva acquisire la piena capacità d'agire ai sensi di legge, di cui due attesi spasmodicamente, uno guardato con disinteresse e l'altro invece temuto come la morte.
In ordine inverso: l'idoneità alla chiamata al servizio militare di leva, l'esercizio del diritto di voto, la possibilità di firmare di persona le giustificazioni dei ritardi e delle assenze (rectius: marine) a scuola ma, soprattutto, il via libera per l'ingresso alle proiezioni V.M. 18.
Se la prima (sgradita) conquista spettava ex lege solo ai maschietti, l'ultima era per le femmine oggetto di totale disinteresse ancor più di quello che nutrivano alla pari i due sessi per l'esercizio del diritto di voto.
Fatta questa doverosa premessa introduttiva, non ci stupiremmo nel sapere che nell'anno domini 1984 in pizzeria, Giffoni e soci avevano iniziato i festeggiamenti per il diciottesimo di Remfutti "disquisendo" di calcio, litigando sull'ennesimo scudetto vinto dalla Juventus di Le Roi Platini ed il deludente finale di stagione dell'Udinese di Zico - tanto è rotto e ve lo vendono, ripeteva a più riprese con il solito sarcasmo Brunelli, juventino marcio - e di quante marine scolastiche si erano già autogiustificati i già diciottenni.
Quel simposio poi aveva toccato di striscio l'argomento "per chi vai a votare", argomento liquidato in fretta tra tanti "non so", qualche "non vado, non mi frega un cazzo, è tutto un magna magna" con l'unico outing da parte di Brunelli, il quale disse apertamente che non aveva dubbi.
Avrebbe votato per la DC, così motivando a chi ne aveva chiesto conto, stupito per tanta decisione che strideva tra tanto disinteresse: "Perchè io sono juventino, e la DC è la Juventus dei partiti, vince sempre le elezioni".
Qualche nube si era addensata in merito al servizio militare, perchè chi aveva abbandonato gli studi era già angosciato dall'imminente chiamata, mentre la maggioranza si affidava al completamento degli studi per rinviare di qualche anno l'infausta partenza; c'era poi chi confidava nell'Università per mettere in soffitta, magari sine die, il momento cui dover affrontare sergenti istruttori "massicci ed incazzati".
Inutile dire invece che l'evento clou sarebbe stato il dopo cena, quando avremmo "accompagnato" Remfutti al Cinema Impero, per l'esercizio di quel diritto tanto agognato dai neomaggioenni maschi.
Sono certo che chi ha avuto la ventura di nascere e crescere nell'era Internet potrebbe trovare questo racconto da qui in avanti esagerato ed inquinato da un sapore epico del tutto fuori luogo; gli chiedo clemenza, con l'invito a chiudere gli occhi ed immaginare per un attimo un mondo senza smartphone, senza internet, youporn etc. etc. e con una morale cattolica imperante, ben più del cinema Impero.
S'immagini un mondo in cui per "la scoperta" del sesso, tema cui la malaugurata pronuncia poteva richiedere per un adolescente (ma non solo) la condanna al risciacquo con l'acqua santa, bisognava affidarsi a giornaletti (per lo più a fumetti) raccattati di nascosto e detenuti in nascondigli individuati usando i criteri dell'anonima sequestri.
Qualcuno, per cercare di affrettare i tempi di quella vera e propria iniziazione, si aggregava agli amici maggiorenni, mettendosi per ultimo nella fila del controllo dei documenti all'ingresso, confidando che la propria altezza o i primi indizi di barba convincessero la bigliettaia all'inutilità della richiesta documentale, dopo l'esito positivo dei primi controlli.
Ma a chi la natura non aveva dato precoci segni di sviluppo e/o indizi di maggiore età, le porte dell'Impero - il cinema cittadino dedicato alle proiezioni VM 18 - rimanevano sprangate come i cancelli di Fort Knox.
Alle ore 23,00, ben oltre l'orario dell'ultimo "spettacolo", agendo nell'ombra come un gruppo di Navy Seals per evitare sguardi indesiderati di possibili spie dei genitori, una lunga processione di freschi maggiorenni capitanata dal festeggiato Remfutti, fece irruzione nel foyer della sala cinematografica.
Il neo diciottenne sventolò subito la propria carta d'identità alla bigliettaia, con un fare che avrebbe fatto invidia all'arbitro Lo Bello nell'atto di mostrare il cartellino rosso al terzino killer Adriano Fedele, dopo che questi aveva fratturato la gamba al perugino Vannini.
Così quella falange di giovanotti entrò nella sala e trovò posto occupando un'intera fila di seggiolini, con la proiezione già in fase "avanzata".
Inutile dire che l'ingresso provocò una certa turbativa nella sala buia, avvolta da una spessa coltre di fumo dall'inconfondibile aroma di tabacco e popolata qua e là, ben distanziati l'uno dall'altro, da tradizionali aficionados che avevano raggiunto la maggiore età assai prima, i quali diedero subito segni inequivocabili di "fastidio" per la rumorosa irruzione che interrompeva il "religioso" silenzio, rotto solo dalle "battute" degli interpreti della pellicola.
Davanti alla dimensione artistica degli attori e alle evoluzioni plastiche delle attrici, i Navy Seals neo maggiorenni non potevano rimanere impassibili a cotanto sfoggio di azione scenica e certo non furono in grado di limitare i loro apprezzamenti sonori alla performance cinematografica, mentre qualche spettatore abituale iniziava a girarsi verso di loro con qualche occhiataccia che non aveva bisogno di sottotitoli.
Fu il festeggiato Remfutti a farsi perfetto interprete del sentire del gruppo, scandendo meccanicamente e a più riprese un eloquente: "Che pompa! Che pompa, ma come pompa! Che pompa!".
Il meno paziente degli aficionados si voltò per l'ennesima volta e indirizzò ad alta voce monito che non ammetteva frintendimenti: "Bambino!!! Ancora una volta che sento 'Che pompa' vengo lì e ti dò una sberla!".
Il silenzio regnò di nuovo nella sala e di nuovo a farla da protagonista furono solo i suoni della sceneggiatura dell'azione scenica che continuava a svolgersi ritmicamente sullo schermo.
Durò un paio di secondi, perchè Remfutti spezzò di nuovo la "quiete" con uno scanditissimo "Che susta! Come susta!"
Il plotone dei Navy Seals esplose in un'immediata, rumorosa, spontanea e genuina risata a cui si unirono anche alcuni estimatori del genere presenti ai quattro angoli di quel cinema "d'essai" ma determinò anche l'arrivo della maschera che, con fare che non ammetteva repliche di sorta, intimò al gruppo di abbandonare immediatamente la Sala.
L'iniziazione non era durata più di 10 minuti, ma ora Giffoni, Remfutti, Brunelli e compagnia erano entrati nell'età della responsabilità giuridica a pieno diritto ma non proprio dalla porta principale.





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