L'inizio dell'ultimo anno di Liceo al Marco Porcio Catone, divenuto nel frattempo non solo sede staccata del Ginnasio ma addirittura di tutto il quinquennio avendo acconsentito il Ministero all'introduzione anche dei 3 anni di Liceo, era stato funestato da una notizia tremenda per gli studenti della sezione A, chiamati alla fine di quell'anno a sostenere la temutissima maturità classica.
Non erano bastate ad infierire sull'umore quelle prime e piovose giornate di settembre che avevano reso ancor più traumatico il passaggio dal regno del fancazzismo più spensierato delle vacanze estive al dominio dell'Idra a sette teste costituito dal corpo docenti che avrebbe tormentato le loro giovani vite sino a giugno.
Non bastava neppure il pensiero della maturità da sostenere assieme ad una sezione della sede centrale, il vero e prestigioso Marco Porcio Catone, il "Classico" noto per essere la scuola superiore più selettiva della Lombardia, circostanza che li avrebbe esposti terribilmente ad un impietoso confronto con coetanei che non avevano subito, come loro, le imperizie di professori che sembravano essere stati reclutati con gli stessi criteri usati dai comandi nazisti per formare, con ogni soggetto abile dai 14 ai 70 anni la Volksturm nell'ultima, disperata, difesa di Berlino.
La vera notizia che aveva raggelato il sangue della sezione A era arrivata già il primo giorno di quel memorabile anno scolastico 1984/85: la professoressa di Greco era stata trasferita, a condurli verso la temutissima maturità ci sarebbe stata un'altra docente.
Era un vero e proprio dramma, perché la prof. Maria Antonietta Potter, la loro insegnante di greco sin dal Ginnasio era una simpatica vecchietta ormai prossima alla pensione di origini irlandesi con vista e udito "rivedibili" e che offrivano a tutti, oltre la garanzia all'uso galeotto di appunti e dizionari durante le versioni, anche la possibilità al paio di studenti degni di tale nome in tutta la classe, di distribuire urbi et orbi i loro elaborati ai meno compagni meno diligenti.
Il risultato che aveva preso forma era una classe che, a parte un paio di elementi dotati da madre natura e qualche altra mosca bianca che si immolava sui libri di testo, gran parte della classe era arrivata alla soglia della maturità classica senza i "classici" patemi che affliggono nello studio del greco antico tutti coloro che in età adolescenziale devono superare "gl'irti colli" dell'apprendimento della lingua di Platone e soci.
La notizia dell'arrivo di una nuova, giovanissima ed appassionata insegnante al posto della Potter, aveva provocato lo stesso sgomento provato dal Sergente Lorusso e dall'attendente Farina in "Mediterraneo", quando il tenente Montini traduce la scritta in greco, a caratteri cubitali, davanti alla spiaggia nel momento in cui Abatantuono e Cederna sbarcavano a Kastellorizo:
Η Ελλάς θα γίνει ο τάφος των Ιταλών
I Ellàs tha gínei o táfos ton Italón - La Grecia sarà la tomba degl'Italiani.
Greco e Latino si alternavano per la prova scritta ed essendo l'anno precedente il Greco "uscito" come secondo scritto dopo il tema fisso d'Italiano, la lingua di Socrate era attesa nella rosa delle 4 che il candidato si sarebbe trovato all'orale, due delle quali una sarebbero state oggetto della prova davanti alla commissione, una scelta dal candidato stesso e l'altra indicata dalla commissione con scelta nota solo 24 ore prima. Una vera e propria roulette russa, perché nessuno l'avrebbe proposta come propria materia e quindi il risultato sarebbe stato che la commissione avrebbe scelto greco per almeno la metà dei maturandi.
La prima lezione di greco dell'anno era attesa nella sezione A con la stessa angoscia che possedevano Odisseo e compagni mentre nascosti nella grotta, attendevano di conoscere l'indole del ciclope al suo rientro nella sua spelonca.
La nuova e giovane insegnante spuntò dalla porta con passo sicuro e sorriso di circostanza, la prof. Enrichetta Maggioli, una ragazza sulla trentina che pareva la copia della maga Circe, esordì con un sinistro: "Buongiorno ragazzi! Sono molto felice di essere io ad accompagnarvi agli esami, siete la prima classe che porto alla maturità e perciò mi prodigherò in ogni modo affinché io e voi facciamo bella figura, se possibile meglio dei vostri coetanei della sede centrale!".
Seguì un silenzio simile a quello che avrebbe gelato una camerata di fanti lavativi del Regio Esercito all'annuncio dell'imminente partenza per il fronte russo.
Giffoni, il rappresentante di classe, s'incaricò di tentare una mossa simile alla presentazione di un certificato medico (falso) che esentasse quei fanti dal tragico destino; con voce da suadente paraculo argomentò: "Professoressa, a nome della classe le porgo il benvenuto e, sempre rappresentando il pensiero dei miei compagni, credo che la professoressa Potter le abbia parlato molto bene di noi e del nostro profitto in tutti questi anni." La Maggioli annuì sorridendo e aggiunse: "Si, esatto, mi ha proprio detto che siete una classe largamente sufficiente, con punte di eccellenza." I volti degli studenti si fecero sempre più preoccupati, Giffoni gettò la maschera sperando di giocare il jolly vincente: "Bé, non è vero niente; sempre a nome della classe, le confido che in tutti questi anni abbiamo ingannato la prof. Potter, il nostro livello è decisamente scadente e quindi le chiediamo di ripartire ripassando le basi e di tenerne conto nelle valutazioni durante l'anno." Il viso della Maggioli fu quasi deformato da un ghigno, se la maga Circe fosse realmente esistita probabilmente avrebbe avuto le stesse fattezze nel momento in cui i compagni di Odisseo mutavano in porci. "Si sieda, non diciamo sciocchezze". La classe iniziò a rumoreggiare, come un'insieme di condannati a morte che tentano l'ultima disperata arringa per muovere a compassione la giuria e la Maggioli, obtorto collo, per placare gli animi fu costretta ad una concessione. "Va bene, tra una settimana vi farò un test d'ingresso per valutare come siete realmente messi, ma vi avverto: sarà con voto e il voto farà media per gli scrutini del primo quadrimestre."
"Peggio il tacon del buso", disse Brunelli con aria di rimprovero a Giffoni, il quale nel frattempo cercava di dar valore al risultato della sua mediazione.
Molti, mossi da quel che rimaneva del loro amor proprio si diedero da fare per limitare i danni, altri aspettarono con rassegnazione il test, tra cui Remfutti, che passò tutti i pomeriggi prima della verifica a giocare a bigliardo ai "Birilli Bevuti", fu quello che assunse la posizione più radicale: "Non si può pensare di recuperare lacune ancestrali con qualche pomeriggio di studio scalmanato. Domani, mi affiderò alla fortuna, domani vedremo il mio culo!"
Arrivò l'indomani e con esso la temutissima valutazione di greco: un test di 30 domande a crocette con 4 possibili soluzioni su cui barrare la risposta esatta."
Tutta la classe lavorava con grande impegno ed il silenzio era rotto solamente da alcuni rumori che provenivano dal banco di Remfutti, il quale, volgendo lo sguardo altrove faceva cadere a casaccio la penna su una delle possibili soluzioni come un pendolino magico.
Consegnò il test dopo dieci minuti, tra la sorpresa generale, soprattutto quello della Maggioli che gli chiese: "Remfutti?! Già finito? Era così facile?"
"Professoressa, nella vita bisogna avere le idee chiare." Replicò Remfutti uscendo dall'aula con fare scanzonato.
La settimana seguente arriò l'esito del test.
La professoressa Maggioli si sedette alla cattedra e con aria grave annunciò: "Vi chiamerò da me uno alla volta partendo da chi ha avuto il voto più alto. Iniziamo da Belletti: 6 e mezzo."
Silenzio simile alla banchisa polare.
La Maggioli proseguì. "Faraone: 6 + ... Pistarelli 6 ... Giffoni 6- ...
Nessun commento:
Posta un commento