mercoledì 21 giugno 2017

LIBERTA' E RESPONSABILITA'

Essere Uomo è precisamente essere responsabile
Antoine de Saint-Exupéry – Terra degli Uomini

Il termine Responsabilità è declinato in molteplici ambiti e assume via via significati diversi a seconda del contesto in cui viene usato: si pensi all’ambito giuridico dove è sinonimo di imputabilità oppure al mondo delle scienze naturali in cui il termine assume invece il significato di causalità o ancora alle scienze sociali dove si fa riferimento direttamente ai risultati prodotti da un determinato agire di carattere razionale. Come mio costume, nel tentativo incompleto di trovare una sorta di significato unificante ad un concetto o un principio che costituisce un frammento del Logos, procedo in principio orientandomi con la bussola del significato etimologico che in sé cela e conserva tale frammento. Nella nostra lingua il termine Responsabilità deriva in prima battuta dal tema latino di responsus – participio passato di respondere - rispondere  e dalla terminazione bilem – facoltà di operare. Più a fondo il verbo latino respondere richiama a sua volta il prefisso re (ripetere) al tema spons – volontà, impulso. Risulta subito evidente quanto il concetto di Responsabilità sia, prima di ogni altra considerazione, legato indissolubilmente a quello di Libertà. Solo l’Uomo libero è responsabile.Infatti, l’Uomo Libero è colui che, avendo scelto in piena libertà di coscienza di aderire ad un insieme di valori e ad un sistema di regole a supporto, esercita con piena volontà il suo agire, modulandolo in aderenza a tali principi nella piena consapevolezza che del risultato della sua condotta, sia commissiva che omissiva, sarà tenuto a dare sempre conto in prima persona, senza possibilità alcuna di trasferire ad altri le cause degli esiti che si manifestano in concreto.Dunque prima avviene la scelta deliberata, poi l’agire conforme con l’obbligo di assumersi la responsabilità in caso di risultati o di condotta non coerente alle ragioni o agli obiettivi della scelta e quindi l’assunzione di responsabilità non va intesa come mera imputazione a scopo sanzionatorio della non coerenza ma nel senso invece del sorgere del dovere di ripetere la volontà iniziale tradita per eliminare o correggere il risultato non desiderato che è stato conseguito. All’opposto del senso di colpa, che mira alla punizione fine a se stessa e porta alla paralisi del soggetto che ha agito, l’assunzione di responsabilità induce a ripristinare con maggior vigore gli obiettivi di partenza, definendoli eventualmente al meglio ed eliminando ciò che nel cammino ne ha nel frattempo ostacolato il raggiungimento ed accettando con dignità l’eventuale sanzione connessa, sia questa di ordine giuridico, materiale, sociale e/o spirituale.    A mente di ciò, molti hanno concluso che laddove si neghi all’Uomo la possibilità di scegliere liberamente i principi etici e morali su cui fondare il proprio agire, lo si renda di fatto non responsabile delle sue azioni e c’è chi si è spinto ancora più oltre stabilendo che dei risultati della condotta attuata non debba rispondere colui che si è uniformato con esattezza alle regole fondanti impartite dalla comunità a cui appartiene più o meno liberamente, ma lo debba fare tutta la comunità indistintamente. Quindi nessuno.
A mio avviso non si può accettare questa conclusione.Se è vero che l’Uomo Libero è responsabile è necessariamente vero che solo l’Uomo Responsabile è Libero.Come suggerisce l’incipit, essere Uomini significa dover continuamente e necessariamente fare delle scelte, le più disparate e per essere Uomini Liberi tutte le scelte debbono essere compiute con Responsabilità, ovvero valutando le implicazioni di ogni natura che queste hanno per noi stessi e per gli altri, in ragione del fatto che ogni scelta, anche per paradosso quella di non scegliere, genera sempre un mutamento prima nel nostro microcosmo e in seguito quindi anche nel macrocosmo che ci circonda. Delegare ad altri le scelte che ci competono non ci leva dalla responsabilità e men che meno ci assolve dalle eventuali conseguenze negative o indesiderate provocate dall’agire del delegato ma ci rende solamente Uomini zoppi che a fatica si muovono al buio nel loro quotidiano, come piume sospinte dove capita dal capriccio delle correnti.   Solo l’attitudine, coltivata con pazienza e determinazione, a saper compiere le scelte  in modo responsabile e la piena assunzione delle responsabilità per le proprie azioni permettono all’Uomo di vivere nella Verità e quindi, in estrema analisi lo rendono Libero.Se nel mondo antico si riteneva che il destino dell’Uomo fosse legato al volere e spesso anche ai capricci degli Dei e per questo egli non fosse responsabile del suo agire, se nell’età di mezzo s’insinuò in Europa grazie agli scritti di San Tommaso D’Aquino, di sant’Agostino e di Erasmo da Rotterdam il concetto del libero arbitrio che condusse i primi Umanisti  a statuire che Homo faber ipsius fortunae - Ognuno è artefice della propria sorte, solo nel 1916 Max Weber nel suo saggio Tra due leggi evidenziò l’esistenza del dualismo tra l’etica dei principi (Gesinnungsethik) - anche detta etica delle intenzioni o delle convinzioni - e l’etica della responsabilità (Verantwortungsethik). La prima forma di etica fa riferimento a principi assoluti, che assume a prescindere dalle conseguenze a cui essi conducono: di questo tipo sono, ad esempio, l’etica del religioso, del rivoluzionario o del sindacalista, i quali agiscono sulla base di ben precisi principi non negoziabili, senza porsi il problema delle conseguenze che da essi scaturiranno anche in capo a coloro che non condividono i loro assunti. Si ha invece l’etica della responsabilità in tutti i casi in cui si bada al rapporto mezzi/fini e alle conseguenze in generale. Senza assumere princìpi assoluti, l’etica della responsabilità agisce tenendo sempre presenti le conseguenza del suo agire per tutti i destinatari: è proprio guardando a tali conseguenze che essa agisce. In conclusione, se mai fosse possibile codificare "un’etica della responsabilità", io credo che questa possa scorgersi proprio dalla fusione di questi due principi che Max Weber riteneva inconciliabili, ovvero che nessuna Istituzione o Comunità umana possa propinare un unico principio assoluto da seguire a prescindere da ogni conseguenza, anche la più nefasta: non ci sono principi assoluti che permettono di spogliarsi del dovere di assumersi personalmente la responsabilità del proprio agire nel senso che ho cercato di dare in questo scritto.

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