lunedì 30 marzo 2026

ETHAN HUNT AL RISTORI

Erano ancora solo delle matricole in prima superiore e il teatro sembrava poco più di una scusa per fare casino con dignità, ma Giffoni e Bugatti avevano già intuito che il palcoscenico poteva diventare il loro habitat naturale quando parteciparono alla messa in scena di una versione riveduta e corretta de "La Giara" di Luigi Pirandello.

Due anni dopo, Giffoni assieme a Remfutti, Gambero, Tauro, Brunelli e altri avevano deciso di far uscire dalle mura scolastiche la loro passione per il Teatro e avevano fondato, neppure maggiorenni una compagnia teatrale. 

Poteva rimanere un esperimento folle, voler mettere in scena da soli uno spettacolo, incoscienti ed inesperti, in segreto e senza la supervisione di un adulto che fosse uno, ma solo per il desiderio di sfida e sotto la guida dell'istinto e della passione. 

L'esperimento non solo era riuscito, ma si erano create le premesse per dare seguito a lungo alla follia di voler creare e autogestire nel tempo una compagnia teatrale e così Bugatti venne immediatamente coinvolto a partire dalla seconda stagione, per diventare nel tempo una delle colonne portanti del sodalizio che dal 1983 al 2022, tra alterne fortune, incassi e spese, nuovi arrivi e dolorosi abbandoni, incomprensioni, arrabbiature, lacrime, risate e abbracci,  mise in scena una ventina di diverse produzioni superando il centinaio di rappresentazioni, coinvolgendo a vario titolo negl'anni  una cinquantina di persone.

Gran parte nel territorio di riferimento, ma anche con repliche a Roma, Torino, Milano, Bologna e Firenze e qualche sparuta puntata all'estero in località quali Wolfberg (A), Vgrsko e Izola (SLO) e Olomouc (CZ).

Negli anni '90 la compagnia si era completamente rinnovata ed erano rimasti solo Giffoni e Bugatti a rappresentare, con ruoli comprimari, la "vecchia guardia" e neppure contemporaneamente: prima era rimasto solo Giffoni, poi per due produzioni solo Bugatti.

La "Nouvelle vague", come giusto che sia e come sempre accade, aveva voluto marcare una differenza netta con le scelte e i modelli di chi le aveva preceduti, virando decisamente su di una conduzione molto più rispettosa dei canoni del teatro professionale e dei testi originali, bandendo l'improvvisazione o la "trovata" che arrivava dalla vita di ogni giorno.

Cosa che invece era stato il fondamento del modus operandi di "quelli della prima ora".

Per la stagione artistica dell'anno 2000 il numero dei componenti la compagnia era cresciuto decisamente e le scelte registiche non potevano garantire una produzione che tenesse impegnati tutti in maniera adeguata.

Fu così che Giffoni, rientrato nel gruppo dopo 4 anni di assenza, e Bugatti, rientrato invece già da due anni, proposero di allestire loro una seconda produzione che potesse così "far lavorare tutti".

La proposta venne accolta e così, sotto traccia, i due radunarono gli esclusi del progetto principale e iniziarono a lavorare intorno ad una vecchia idea di Giffoni: l'atto unico "Non tutti i ladri vengono per nuocere" di Dario Fo.

La miscela fu straordinaria, perchè i due, oltre a tornare sul palco insieme dopo 10 anni, si sentirono investiti anche dal desiderio di rilanciare "alla grande" quel loro modo di andare in scena molto più simile alla commedia dell'arte che al teatro "impegnato" e che tanto li aveva affascinati e fatto divertire negli anni '80.

Per vincere la sfida non era dunque sufficiente mettere in scena il celebre atto unico di Fo, che già di per sè possedeva tutti i meccanismi per esaltare le caratteristiche dei due, ma bisognava in qualche modo "stravolgerlo" per amplificarne ancora di più l'effetto irresistibile.

E così fu.

In particolare due furono "le trovate" che resero quella produzione alla fine davvero memorabile che portarono la messa in scena a chiudere il suo ciclo, esattamente un anno dopo il debutto e 20 repliche in regione, a Milano e a Torino nel novembre 2001.

La prima è da intestarsi a Bugatti, che propose di recitare in friulano la sua parte di protagonista e quella della moglie, traducendo poi il testo che lo mise nelle condizioni di dare il meglio di sè, che in "lingua madre" è, senza timore di smentite, un numero uno assoluto.

La seconda invece va ascritta alla follia di Giffoni, che in veste di regista, volle inserire una parodia di Mission Impossible all'interno dello spettacolo. O meglio: farlo iniziare con una parodia di Mission Impossible.

Il testo originale prevedeva all'aprirsi del sipario sulla scena il fascio di luce di una torcia proveniente dalle quinte che scandagliava gli angoli di un salotto avvolto dalla penombra, anticipando l'ingresso furtivo del ladro che, una volta all'interno, spegneva la torcia ed accendeva la luce sul palco dando il via all'azione.

Bene, Giffoni invece pensò che, una volta aperto il sipario, con la scena al buio "partisse" il celeberrimo tema di Mission Impossible con il suono dell'accensione del fiammifero e le note a seguire, mentre il fascio sarebbe giunto dai cieli del Teatro e poi, sempre dall'alto, sarebbe sceso, in maniera scomposta, il ladro Ethan Hunt-Bugatti agganciato ad una fune.

L'effetto fu devastante, accompagnato prima dall'incredulità della sala e poi, una volta intuito l'arcano, da fragorose risate e applausi già al minuto zero. (Nooo... l'hanno fatto davvero.)

Nota finale: per rendere possibile il tutto vennero convocati tre operatori della Protezione Civile locale per assicurare per bene alla fune Bugatti e poi, grazie ad una carrucola, issarlo a braccia fino ai cieli del teatro prima di guidarne, sempre a 6 braccia, la discesa in scena. 





   

Nessun commento:

Posta un commento

Post in evidenza

NOTTI MAGICHE ANTE LITTERAM

25 giugno 1983 – Arrivo al campo mezz’ora prima del fischio d’inizio, di corsa dopo essere riuscito a fuggire da una riunione familiare ...