giovedì 8 gennaio 2026

GORGIA 'JE FA 'NA PIPPA!

E alla fine, dopo i colpi di scena ministeriali che avevano escluso il greco e i tentativi falliti di incolpare Garofano per l'impreparazione in latino, non restava più tempo. Non c’era spazio per maledire le ore di 'marina', i pomeriggi passati a perfezionare i tiri a biliardo o le strategie a briscola e tre sette, invece di colmare le falle nella lingua di Orazio o nei versi di Dante. 

I "simpatici" e svogliati buontemponi della terza Liceo del Marco Porcio Catone, sede staccata, si erano trovati ad affrontare, assieme ad una classe di fighetti della sede centrale, gli scritti di italiano e latino con l'animo di tanti vietcong nascosti nelle buche scavate nel sottossuolo della giungla sotto le bombe al napalm sganciate dagli elicotteri dello Zio Sam durante l'offensiva del Tet.

Nonostante il grande "lavoro d'equipe" svolto nelle loro "buche", cercando di evitare gli sguardi investigativi dei commissari d'esame, la preoccupazione per l'esito della prova era giunta puntuale per turbare il sonno di tutti, visto che, dato il livello di preparazione, i più non erano neanche in grado di capire come potesse essere andata.

Il che era già un presagio più oscuro di quello che turbò Odisseo quando si accorse che i compagni avevano "messo allo spiedo" le inviolabili Vacche del Sole.

Era giunta infine l'ultima prova, l'interrogazione orale che, sebbene paragonabile all'incontro di Ercole con l'Idra di Lerna, era quella in cui tutti dovevano sparare le loro ultime cartucce per ribaltare il probabile esito infausto degli scritti.

Per i più con le medesime probabilità di successo che avevano i panzer tedeschi di sovvertire l'esito finale della guerra nell'ultima, disperata, offensiva nelle Ardenne del dicembre 1944 contro gli angloamericani.

Remfutti, galvanizzato come tutti dal poter inserire la più morbida storia dell'arte invece del temutissimo greco, si stava (non) preparando a modo suo allo scontro finale "Ai birilli bevuti", pure rinfrancato dal fatto che la commissione aveva confermato come seconda materia dell'orale quella di cortesia da lui "suggerita", ovvero filosofia.   

Ovviamente la prima materia, cui gli spettava ex lege l'indicazione vincolante, sarebbe stata Storia dell'arte.

Remfutti si sedette davanti al Commissario di Storia dell'Arte ostentando straordinaria sicurezza: decantare la biografia di Canova o spiegare la rivoluzione tecnica degli Impressionisti piuttosto che districarsi tra le traduzioni e i commenti alle orazioni politiche di Demostene o quelle giudiziarie di Lisia era come per Rummenigge muoversi nell'area della Cavese piuttosto che dover superare in successione la marcatura di Claudio Gentile, Sergio Brio e Gaetano Scirea.

O come avrebbe detto un liceale del tempo presente, affrontare la Macedonia del Nord di Nestorovskj piuttosto che la Francia di Mbappe per lo spareggio mondiale.

Appunto.

La Presidentessa della commissione, una docente di letteratura italiana sulla cinquantina dalle fattezze di una stagionata matrona romana di età imperiale, ingioiellata con monili di chiara bigiotteria proveniente dal mercato di Porta Portese e con chiaro accento della capitale gl'intimò di sedersi davanti a quella sorta di Tribunale Speciale per iniziare la prova orale.

Prima però gli espose i risultati degli scritti.

"Il tema d'italiano l'ha svangato, senza brillare di originalità, come tutti i suoi compagni mi ha fatto 'na capa tanta 'co 'stà storia dell'Heysel per spiegarmi cos'è la violenza, ma tutto sommato sintassi, grammatica e forma arrivano, pur con il vento a favore alla sufficienza."

Di seguito intervenne il Commissario di Latino, un attempato monsignore del Polesine che insegnava a Rovigo la lingua di Cicerone, quando non era impegnato a somministrare i sacramenti e a dir messa per i suoi parrocchiani di Porto Tolle.

"Mio caro Remfutti, d'accordo che gli Annales di Tacito erano un testo difficile e che richiedeva esperienza, ma qui c'è un impiego di inchiostro rosso per le correzioni maggiore del sangue che le legioni di Cesare spargono in tutto il De Bello Gallico." 

Remfutti abbozzò una difesa originale: "Ha ragione professore, purtroppo era proprio il De Bello Gallico il testo che avevo studiato meglio e la fortuna non mi è stata amica scegliendo Tacito per l'estrazione della versione d'esame." 

I commissari si scambiarano silenti occhiate che erano un misto tra l'incredulo, il divertito e l'infastidito; ruppe gli indugi la Matrona: "Bene Remfutti, ora avrà tutto il tempo ed il modo per dimostrarci ampiamente che le era mancata solo la fortuna, ma non il valore. Si accomodi pure per la prova orale, lei ha scelto Storia dell'Arte come prima materia, poi sarà il turno dell'interrogazione in Filosofia.    

Il Commissario d'esame di Storia dell'Arte, un minuto signore sulla trentina con baffetti da sparviero stile Luciano Calboni, domandò con tono solenne, a bruciapelo: "Candidato Remfutti, quale fu l'importanza dell'opera di William Morris nel contesto del movimento artistico noto come Art Nouveau?"

Attimo aeterno di silenzio tombale.

Poi Remfutti, sfoggiando un sorriso degno di un attore protagonista di spaghetti western di fine anni  '60, formulò la sua risposta, con il malcelato gaudio di chi trova le chiavi della vettura che temeva di aver perso: "L'opera di William Morris nel contesto del movimento artistico noto come Art Nouveau fu abbastanza importante, ma non troppo."

Silenzio Eterno.

I commissari si scambiarono occhiate stupefatte, il commissario di Storia dell'Arte iniziò a lisciarsi nervosamente i baffetti da sparviero.

Fu il Commissario di Filosofia, un austero signore di mezz'età vestito con eleganza ricercata e proveniente dal Liceo Classico Giulio Cesare di Roma, ad interrompere quel pesantissimo silenzio.

"Ma lei, Remfutti, cosa intende dirci con abbastanza, ma non troppo?"

Il candidato Remfutti senza esitazioni rispose: "Che l'opera di William Morris fu importante nel contesto di quel movimento che i posteri definirono Art Nouveau, ma non tale da potersi dire che William Morris fosse la testa di serie numero uno di quel movimento artistico e, più in generale, di tutta la Storia dell'arte del periodo storico qui considerato." 

Nuovo silenzio.

Poi il commissario di Filosofia compiaciuto, con un mezzo sorriso, si rivolse prima ai presenti in aula e disse. "Al vostro compagno Gorgia 'je fa na pippa!" Di seguito fisso Remfutti e chiarì il concetto con fare assai più serio: "Io credo che potrebbe essere stato lei in persona a suggerire al re dei Sofisti il contenuto dei frammenti Περὶ τοῦ μὴ ὄντος Sulla non-esistenza o Sul nulla." 

Infine si rivose alla Commissione tutta: "Se il collega di Storia dell'Arte non ha altre domande, per me la prova di Filosofia è terminata."

I commissari d'esame si scambiarono uno sguardo d'intesa mentre Remfutti li guardava con aria ebete; fu la Presidentessa ad emettere il verdetto: "Il candidato Remfutti può ritirarsi, la commissione all'unanimità ritiene che non abbia più altro da dimostrare."

Remfutti strinse la mano ai Commissari e li salutò con un sorriso degno del Presidente USA Jimmy Carter mentre salutava la convention dei propri elettori dopo la vittoria alle primarie.

Dieci giorni dopo apprese dagli elenchi esposti al di fuori della Scuola che aveva conseguito la maturità classica.

Il voto: nè abbastanza e nè troppo, e neppure il massimo.

Fu il minimo. 

Q.b., avrebbe detto Gultiero Marchesi.


  

 

  




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