Scampato per miracolo un verbale dei carabinieri lungo come la muraglia cinese ed il probabile annullamento di una licenza di convalescenza, per Civetta e soci l'occasione per rimettere in pista la famigerata Fiat 1100 targata UD 14XXX, meglio nota come "La Macchina Nera", si presentò verso la fine di quella mirabolante estate 1987.
Precisamente il 6 settembre, la domenica in cui su di un circuito stradale di 12 km (da percorrere 23 volte per totali (276 km) e disegnato nei dintorni del Woerther See con arrivo a Villach, si sarebbe assegnato il titolo mondiale di ciclismo su strada.
Il sabato sera che precedeva l'evento si era tenuto al ritrovo de "Ai Birilli Bevuti" un interminabile e serrato briefing, intervallato solo da diversi giri di birra, in cui uno dei due fratelli Brunelli aveva alla fine convinto, spalleggiato da Giffoni e Vallerani il recalcitrante Civetta a mettere a disposizione, ora che era aveva tolto il gesso al polpaccio, la Macchina Nera e raggiungere nella mattinata di domani la ridente località oltre Tarvisio.
"Un mondiale dietro casa... e quando ci ricapita??"
Già, l'occasione era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire: si trattava di spingere verso il trionfo iridato una squadra azzurra che schierava Moreno Argentin come capitano, Guido Bontempi come vice, gli eterni rivali Beppe Saronni e Francesco Moser, i futuri iridati Maurizio Fondriest e Gianni Bugno, Bruno Leali, Emanuele Bombini, Massimo Ghirotto, Luciano Loro e Roberto Pagnin. Oppure per lanciare urlacci ai principali rivali degli azzurri come gli olandesi, tra cui il 40enne Zoetemelk, Van Der Poel, il cacciatore di tappe e uomo da classiche Teun van Vliet e lo scalatore Steven Rooks. Pericolossissimi poi erano stimati gli irlandesi Sean Kelly e Stephen Roche; in particolare quest'ultimo che nel corso dell'anno aveva già vinto Giro e Tour. Per non dire poi degli spagnolo Marino Lejarreta e Juan Fernandez, del belga Claude Criquielion iridato a Barcellona 1984, o del canadese Steve Bauer e del danese Rolf Sørensen.
Ma soprattutto per fare casino oltralpe in mezzo a diverse migliaia di appassionati che erano attesi da ogni parte del mondo.
E alla fine, nonostante tutte le circostanze avverse messe sul tavolo, tra cui quella di non avere i biglietti di accesso al circuito (Non preoccuparti, li troviamo sul posto), le pessime previsioni del tempo (quelle sbagliano 9 volte su 10), nonchè del divieto di espatrio senza autorizzazione di Civetta ancora alle prese con il servizio militare (Non ti controlla nessuno), l'appuntamento venne fissato per le ore 7,00 del mattino seguente davanti "Ai Birilli Bevuti", in modo di trovarsi per le 9,00 nei pressi del circuito, giusto in tempo per assistere alla partenza.
L'indomani, puntualissima, la comitiva si mise in moto per il viaggio verso il Mondiale carinziano delle Due Ruote, con la pioggia che non lasciò in pace la vettura sino all'arrivo nei pressi di Villach e nel cui tragitto la Macchina Nera non perse occasione per far rilasciare agli occupanti un bel po' di adrenalina ad ogni sorpasso, state la risibile velocità con cui gli stanchi tergicristalli cercavano di fendere i flutti d'acqua che copiosi cascavano sul parabrezza.
La tabella di marcia subì dei rallentamenti , sia per le difficoltà del mezzo a pieno carico di raggiungere un'adeguata velocità di crociera e sia per la prevedile (ma non prevista) difficoltà di trovare parcheggio nei pressi degli ingressi.
Ma il "dramma" si compì quando alla biglietteria i soggetti preposti al rilascio dei tagliandi non accettavano divise diverse dagli scellini locali, oppure dai marchi tedeschi o dai dollari americani.
Eravamo nel 1987 e l'talica liretta era considerata parente stretta di quella turca o albanese.
Civetta, Vallerani e i fratelli Giffoni si guardarono sconsolati, risalirono in macchina alla ricerca di qualche cambio valuta mentre Brunelli, l'unico che aveva con sè scellini austriaci, con un ghigno si mise di nuovo in coda alla biglietteria.
"Se non ci mettete troppo vi aspetto dopo aver comprato il biglietto, altrimenti ci troviamo all'interno."
Civetta e gli altri, girarono come dei forsennati cercando di districarsi in auto, sotto la pioggia, tra deviazioni e strade interdette alla circolazione, per arrivare alla drammatica verità: era domenica, banche e cambio valute erano rigorasamente chiuse e nessun esercizio pubblico o benzinaio si prestò a cambiare le loro lire, neppure dietro la promessa di un cambio che avrebbe persino imbarazzato uno strozzino.
Così, mestamente, i quattro tornarono verso la biglietteria dove avevano lasciato Brunelli, preoccupati di come avrebbero fatto a ritrovarlo, considerando che "quello ci ha fottuti ancora una volta e sarà l'unico a vedere il mondiale dentro il circuito, magari anche al riparo dalla pioggia sotto qualche tettoia".
Invece, tra la sorpresa generale Brunelli era si, sotto una tettoia, ma fuori dal circuito, praticamente dove l'avevano lasciato, baldanzoso con i suoi scellini, prima di partire per l'inutile ricerca di un cambiovalute.
"Che ci fai ancora lì?" - chiese subito Giffoni.
"Non ci crederete, ma gli scellini erano scaduti, fuori corso legale." fu l'incredibile risposta di Brunelli.
"Ma come?" incalzò Civetta.
"Eh, li avevo rubati alla collezzione di banconote di mio fratello, non immaginva non valessero più, li aveva presi qualche anno fa tornando da Vienna."
E così, agli improvvidi avventurati, non restò che risalire nella Macchina Nera ed affrontare un lungo e periglioso viaggio di ritorno ancora sotto la pioggia che terminò solo una volta che il mezzo venne parcheggiato nel primo pomeriggio davanti "AI Birilli Bevuti".
Giusto in tempo per sedersi davanti alla TV e guardare Stephen Roche in maglia verde tagliare il traguardo di Villach a braccia alzate e vestirsi poi con la maglia iridata, davanti al nostro Moreno Argentin e allo spagnolo Juan Fernandez.
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