mercoledì 5 ottobre 2022

IL DERBY D'ITALIA DELLE PROVINCIALI

Se il derby d'Italia è Juventus - Inter, a buon titolo e non solo per ragioni cromatiche, il derby d'Italia delle provinciali è Udinese - Atalanta. Anche se nessuna delle due è mai riuscita a vincere uno scudetto, a differenza del Verona e del Cagliari, nella classifica dei punti ottenuti nel campionato italiano di serie A bergamaschi e friulani occupano rispettivamente l'11° e il 12 ° posto e l'11a e la 13a posizione per numero di campionati disputati: 62 i nerazzurri e 50 i bianconeri. Per quanto riguarda la Coppa Italia, invece, i bergamaschi possono vantare il successo del torneo 1962/63 (3-1 al Torino nella finale disputata a san Siro), mentre i friulani devono accontentarsi della partecipazione alla prima finale della manifestazione nel 1922, persa contro il Vado Ligure per 1-0 nei tempi supplementari. Inoltre, tra tutte le provinciali che sono riuscite con i loro exploit ad ottenere la partecipazione a competizioni europee solo Atalanta e Udinese lo hanno fatto con continuità, centrando per ben 3 volte la qualificazione ai play-off di Champions League: i friulani, con una alla fase a gironi e 3 volte la qualificazione ai gironi i bergamaschi, con annesso passaggio alla fase ad eliminazione diretta sfiorando, addirittura l'arrivo in semifinale nell’estate Covid 2020. L’Udinese tra Champions League, coppa UEFA, Europa League ed Intertoto, può vantare 76 gare disputate, con un successo in coppa Intertoto (2000) e come miglior piazzamento i quarti di finale della Coppa Uefa 2008/2009, mentre l’Atalanta ha messo insieme 64 incontri, con migliori piazzamenti la semifinale di Coppa delle Coppe 1987/88 ed i quarti di finale della Champions League 2019/2020. Per dovere di completezza, nella bacheca friulana c’è anche la Mitropa Cup edizione 1979/80. Sul terreno dello stadio Moretti prima e del Friuli poi, le due compagni si sono sfidate per ben 38 volte con i bianconeri friulani in netto vantaggio, avendo riportato 20 vittorie e segnato 60 reti, contro i dieci successi e le 45 reti dei nerazzurri mentre per 8 volte è uscito il segno X. Se i bianconeri friulani hanno dominato la scena a partire dalla metà degli anni 90' e sino al 2013, successivamente al declino friulano ha fatto da specchio la crescita bergamasca che, con l'arrivo sulla panchina di Gasperini ha superato, a livello di risultati (conquista della finale di Coppa Italia e della final four di Champions League) le imprese friulane. La recente supremazia si è riversata anche nel computo degli scontri diretti, con i nerazzurri più volte corsari a Udine e capaci di infliggere nell'ottobre del 2019 un umiliante 7-1 ai malcapitati bianconeri guidati da Igor Tudor sul terreno dello stadio "Azzurri d'Italia"; l'ultima vittoria friulana risale all'ottobre 2017, quando l'Udinese agli ordini di Gigi Delneri piegarono la "Gasperini Band" per 2-1, con De Paul e Barak a segno per ribaltare le rete del vantaggio siglata da Kurtic. Ancora “sanguinante” per i colori friulani è l’ultima gara disputata allo stadio Friuli lo scorso 9 gennaio, quando i bergamaschi “passeggiarono” per 6-2 su di un Udinese decimata dal Covid e costretta dalla Federazione a giocare ed immolarsi nei confronti degli ospiti, nonostante fosse costretta a ricorrere a diversi “primavera” per riuscire a presentare una lista all’arbitro con il numero minimo indispensabile per la validità della gara. Nella stagione appena iniziata, l’incrocio tra le due compagini arriva in un momento in cui le stesse sono divise da un solo punto, con i nerazzurri in testa alla classifica insieme al Napoli e i bianconeri, terzi solitari e sorprendentemente ritornati competitivi come non accadeva da dieci anni e che aspirano ad un successo che li porterebbe a superare i rivali e conquistare la vetta solitaria, nel caso in cui i partenopei non riuscissero poi a tornare da Cremona con una vittoria. Più derby d’Italia di così! In vista dell'imminente sfida di domenica 9 ottobre, voglio riportare alla memoria il precedente dal sapore assai diverso e che si è disputato nel catino dei Rizzi domenica 14 dicembre 1986 per la 12a giornata del girone d'andata del campionato 1986/87. Era l'anno dei mondiali, quelli dell'86, quelli in cui, come cantava Venditti nella sua celebre "Giulio Cesare", Paolo Rossi era stato "un ragazzo come noi": sempre in panchina e ad assistere impotente all'eliminazione degli azzurri ad opera della Francia di Platini e alla fine, senza gloria, del glorioso ciclo di Enzo Bearzot sulla panchina azzurra. Ma purtroppo, quel campionato, era anche il primo dopo il secondo scandalo delle scommesse clandestine che aveva portato in dote all'Udinese, appena rilevata da Gianpaolo Pozzo, nove punti di penalizzazione da scontarsi nella sua prima stagione da "Paron" bianconero. Legge del contrappasso: se il primo scandalo del totonero aveva "ripescato" dal penultimo posto i bianconeri friulani salvandoli dalla B a spese della Lazio, il secondo li relegava ad una retrocessione posticipata di un anno; con un fardello di nove punti sul groppone e con i due punti per vittoria voleva dire disputare un campionato da "qualificazione UEFA" per ottenere la salvezza. Cosa che non era riuscita all'Udinese di Zico, Causio, Virdis, Mauro, Edinho... Gianpaolo Pozzo e Franco Dal Cin non vollero rinunciare all'impresa e cercarono di rinforzare la squadra per la folle rimonta pescando tra "vecchi draghi" carichi di gloria, ingaggiando i già campioni del mondo 1982 Francesco "Ciccio " Graziani dalla Roma e Fulvio Collovati dall'Inter e quello del 1978, l'argentino Daniel Ricardo Bertoni dal Napoli. Il capitano del Brasile ai mondiali 1986, Edinho, era anche il capitano di quell'Udinese e alla sua quinta (e ultima) stagione in bianconero e sulla panchina a guidare quella missione suicida c'era il confermato "Picchio" De Sisti, capace di aver già evitato il naufragio della barca bianconera l'anno prima subentrando a 'O Lione Luis Vinicio. Lo sponsor sulle maglie non era più l'AGFACOLOR, quello dei sogni multicolori dell'era ZICO, ma il marchio acronimo FREUD (FREseUDinesi) della famiglia Pozzo, certamente più idoneo, richiamando il padre della psicanalisi, a sorreggere un'impresa che richiedeva non comuni doti psicologiche oltre che tecnico-agonistiche. L'impresa si era però rivelata subito disperata, con la squadra che aveva impiegato 10 giornate per raggiungere "quota 0" e alla vigilia della 12° turno era reduce da una pesantissima sconfitta patita in riva al lago di Como, quando il quasi esordiente Salvatore Giunta aveva eluso per ben 3 volte la marcatura dello stopper mundial Fulvio Collovati e infilato la porta difesa da Beniamino Abate. E il gol di Edinho nel finale, era sto solo il mesto segno di una resa a partita abbondantemente conclusa sul 3-0 per i Lariani. L'Atalanta, capitanata da Nedo Sonetti, futuro artefice di una risalita bianconera in serie A, reduce da una strepitosa stagione da neopromossa salvatasi con largo anticipo al primo tentativo, giungeva anch'essa ad Udine con le ossa malconce: aveva 7 punti in classifica e occupava l'ultimo posto utile per evitare la retrocessione, precedendo di un punto le due penultime Brescia ed Ascoli e di sette, appunto, l'Udinese fanalino di coda a 0 punti legali, ma in realtà nove effettivi. Scontro decisivo per i bianconeri che, con ancora 17 partite da giocare, avevano un solo risultato a disposizione per alimentare la tenue fiammella della speranza di centrare una folle salvezza: vincere o morire; ma non di minore importanza per i nerazzurri, affamati di punti per non scivolare ancora più in basso e per dare il colpo di grazia ad una diretta contendente alla salvezza. Il match che ne uscì in quel piovoso, freddo ed umido pomeriggio di dicembre, con i fari accesi già nel primo tempo, davanti a 15 mila irriducibili e fradici tifosi sugli spalti fu di rara bruttezza, benché carico della "garra" che tutti i contendenti ci misero senza risparmio: il campo pesante, le avverse condizioni climatiche, l'importanza della posta in palio non aiutarono certo due squadre già poco inclini a produrre grandi giocate. Passaggi fuori misura, lanci inutili dalla difesa, falli a ripetizione, gioco stagnante a centrocampo, tiri velleitari da distanze siderali e portieri inoperosi ed infreddoliti furono il "leit-motiv" della giornata. Che s'illuminò a 20 minuti dalla fine quando il terzino atalantino (ed ex bianconero) Carlo Osti stese al limite dell'area Bertoni e l'arbitro Longhi di Roma decretò una punizione "di prima". Barriera fitta e area intasata di giocatori. Tiro "tagliato" dell'argentino a mezz'altezza che aggira la barriera ed incoccia sulla fronte di Ciccio Graziani intento a correre seguendo la traiettoria della palla. La sfera cambia direzione e s'infila nell'angolino senza che il povero Ottorino Piotti, estremo difensore atalantino, nulla possa fare se non osservare il pallone gonfiare la rete appesantita dalla pioggia. A seguire corsa indiavolata di Ciccio sotto la curva nord inseguito dai compagni festanti. Nei 20 minuti successivi non accadde molto altro con la difesa friulana, guidata dall'esperienza dello stopper mundial Fulvio Collovati e dal veterano Edinho, capace di neutralizzare senza troppe ansie i disperati ma disordinati tentativi bergamaschi. Fu una vittoria di Pirro perché a metà del girone di ritorno i friulani perdendo in casa per 6-2 con l''Avellino dell'ex mai rimpianto Luis 'O Lione Vinicio, spensero anche quella tenue fiammella e furono proprio gli orobici a mettere il sigillo, anche matematico, alla retrocessione dell'Udinese, infliggendo a quattro giornate dalla fine un rotondo 4-2 ai bianconeri ancora guidati da De Sisti. Ma il re dell'Epiro fu altrettanto patrono di quella vittoria bergamasca, che a nulla servì, quando 3 giornate più tardi, perdendo per 1-0 all'89' sul terreno del Franchi di Firenze contro i viola, i nerazzurri si piazzarono al penultimo posto e accompagnarono mestamente l'Udinese, ultima predestinata nella serie cadetta. In un campionato reso anomalo dalla lunga sosta per i mondiali da disputarsi in Qatar nel bel mezzo della stagione, ho voluto "presentare" l'Udinese-Atalante di domenica prossima rievocando un Udinese - Atalanta di un anno altrettanto anomalo per i colori bianconeri, augurando lo stesso esito finale di 36 anni fa, e un altro epilogo alla fine della stagione. Con una consapevolezza: nei 36 anni successivi a quel non "memorabile" Udinese-Atalanta le due società sono state capaci, con le loro gestioni dalle filosofie opposte, di trasformare un anonimo incontro tra due provinciali in un vero e proprio derby d'Italia delle provinciali. In questo momento della stagione poi, addirittura con in palio la vetta della classifica, come questione di prassi, appunto, tra i nerazzurri milanesi e i bianconeri torinesi. Domenica 14 dicembre 1986, Stadio Friuli UDINESE - ATALANTA 1-0 71' Graziani UDINESE: Abate, Galparoli, Tagliaferri (69' Zanone), Colombo, Collovati, Storgato, Chierico, Miano (80' F. Rossi), Graziani, Criscimanni, Bertoni. A disposizione: Spuri, Susic, Dal Fiume Allenatore: Giancarlo De Sisti ATALANTA: Piotti, Osti, C. Gentile, Prandelli, Boldini (72' Francis), Progna, Stromberg, Icardi, Cantarutti, Magrin, Incocciati (70' Barcella) A disposizione: Malizia, Perico, Limido Allenatore: Nedo Sonetti Arbitro Carlo Longhi della sezione di Roma

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