martedì 14 marzo 2023

UN DERBY AMMUFFITO

"Per i tifosi di pallone il calcio è più di uno sport, lo vivono in maniera più intensa, sembra più una religione", disse un giorno Kobe Bryant. Chissà cosa avrebbe pensato il povero Kobe se il ragionamento l’avesse portato a chiosare su come i tifosi del calcio vivono i derby: probabilmente, a ragione, si sarebbe spinto alla ricerca di termini come “fanatismo rafforzato” o sinonimi di “follia senza controllo”. A questi concetti non sfuggono neppure i sostenitori di Udinese e Triestina che, tutto sommato considerati tra i più miti della penisola, perdono tutto il contegno e raggiungono vette di follia assolutamente in grado di competere con le tifoserie più torride d’Italia quando va di scena il derby tra Udine e Trieste. A ben vedere la valutazione necessiterebbe di una revisione sul campo, perché a livello di competizioni ufficiali la sfida tra bianconeri e rosso-alabardati manca dall’estate del 1991, quando il 24 agosto allo stadio Grezar di Trieste le due formazioni conclusero sull’ 1-1 la gara di ritorno del primo turno della Coppa Italia 1991/92 con i gol di Nappi al 66′ per i friulani e di Romano su rigore al 90′ per la Triestina; per la storia, il turno fu superato dall’Udinese in virtù del 3-1 ottenuto tre giorni prima allo stadio Friuli grazie alle reti di Balbo su rigore al 45’+1′ e di Mandorlini (49′) e Dell’Anno (52′) nella ripresa, dopo l’iniziale vantaggio triestino siglato da Romano al 45′. L’ultima sfida in campionato risale invece al 2 giugno 1991 per la penultima giornata della serie B 1990/91, quando al Friuli Udinese e Triestina impattarono sull’1-1 dopo i gol di Mattei per i bianconeri nel primo tempo ed il pareggio del capitano triestino Cerone a 5 minuti dalla fine. Un pareggio inutile per entrambe le compagini, con i friulani estromessi dalla lotta per la promozione in serie A e i “cugini” retrocessi addirittura in serie C. Se poi dobbiamo riferirci alle sfide nella massima serie, la macchina del tempo deve caricarsi un bel po’, prima di ritornare all’ultimo incontro disputato nientemeno che allo stadio Moretti di Udine il 15 marzo 1959 e terminato ancora senza vinti e vincitori con un modesto 0-0; anche in questa occasione il torneo finì male per i rosso-alabardati, retrocessi in serie B e mai più ritornati in serie A. Sono trascorsi quindi ben più di 30 anni senza il derby regionale, ma siamo sicuri che il giorno in cui si dovesse mai ripresentare l’occasione, la rivalità sarebbe ancora “degna di nota”, perché il desiderio di infliggere una batosta al tifoso avversario non si basa su ragioni sportive significative e consolidate, ormai risalenti a mezzo secolo fa, ma affonda le sue ragioni nella diversa storia del Friuli e della città giuliana e nelle differenze socio-culturali che tutt’oggi esistono, nonostante alcuni decenni di globalizzazione e di mutamento violento della carta geo-politica dell’Europa. La rivalità si è esasperata nel secondo dopoguerra, quando la capitale della neonata Regione Friuli-Venezia Giulia (creata rigorosamente con il trattino, tolto solo con Legge Regionale proposta dell’amministrazione Illy dopo il 2003) fu istituita a Trieste, rientrata a pieno titolo per il diritto internazionale sotto la sovranità italiana solo con il trattato di Osimo del 1975. Genti troppo diverse i friulani e i triestini per “andare d’accordo”: forgiati nei secoli da dominazioni straniere, stanziali, indissolubilmente legati alla terra che richiede duri sacrifici per dare frutti i primi mentre i secondi gente di mare dalle spiccate attitudini mercantili e abituata a vivere tra mille etnie i secondi, che conobbe ricchezze e fasti sconosciuti tutt'oggi nel territorio friulano, durante il lungo periodo in cui Trieste era il porto di un Impero, quello di Francesco Giuseppe. Per cui lo stereotipo del triestino fancazzista, inaffidabile, solo dedito al divertimento a spese altrui è ancora ben radicato nel pensiero friulano, al di là del politicamente corretto, così come la visione del Friuli popolato da contadini tendenzialmente ignoranti, dediti solo alla cura del proprio orticello, di scarsi orizzonti culturali e incapaci di riconoscere ciò che di meglio possa offrire la vita è idea altrettanto viva nello spirito dalle parti di Barcola, in Piazza Unità e sulle Rive. Lo strapotere calcistico udinese iniziato negli anni ’80 del secolo scorso grazie all’arrivo nella proprietà della società calcistica della Zanussi prima e della famiglia Pozzo poi, a cui hanno fatto da contro altare diversi fallimenti societari e il navigare a stento tra la serie D (diverse volte) la C (quasi sempre) e la B (di rado) sulle sponde dell’Adriatico, ha di fatto reso il calcio un terreno su cui non aveva più senso sfogare la “pancia” della reciproca antipatia che invece ha trovato un po’ di terreno più fertile nel basket, dove invece i giuliani si sono fatti preferire quanto a prestigio e risultati rispetto ai rivali friulani.

L'UDINESE DEL TRIPLETE

I nuovi inizi sono spesso mascherati da finali dolorosi, sentenziava Lao Tzu. Correva l’estate 1977 e l’Udinese, con tutto il Friuli, sembrava caduta in una crisi senza fine. La squadra, che aveva riscosso simpatia in tutta l’Italia calcistica per le brillanti stagioni disputate in serie A durante gli anni ’50, era retrocessa prima in serie B nel 1961/62, poi nel 1963/64 negli inferi della serie C (al tempo la serie C contava 3 gironi e venivano promosse in B solo le prime classificate di ogni girone a 20 squadre!) e da allora non era mai più riuscita a risalire la china, nonostante sfiorasse ripetutamente la promozione, mentre il Friuli intero era ancora sotto shock per il violento terremoto del 6 maggio 1976 e alle prese con la tremenda sfida di ricostruire un tessuto economico-sociale fatto a pezzi dal sisma. L’ennesimo tentativo di tornare in serie B era sfumato nel maggio 1977, con un altro secondo posto alle spalle della Cremonese quando il neo Presidente Teofilo Sanson, già sponsor nel Rugby e nel ciclismo e “Re dei gelati”, che aveva raccolto il testimone da Pietro Brunello l’8 giugno 1976 giorno in cui l’Associazione Calcio Udinese divenne Udinese Calcio società per azioni , sostituì alla guida tecnica Livio Fongaro con Massimo Giacomini. Massimo Giacomini, udinese purosangue e già giocatore dell’Udinese a fine carriera dopo aver militato a lungo in serie A nelle file del Milan, raccolse il testimone e con pochi, ma importanti ritocchi alla rosa, mise insieme un gruppo che fu capace di compiere l’impresa “impossibile” e straordinaria di riportare in due anni Udine e tutto il Friuli in serie A, aggiornando quel patrimonio di simpatia che si perso nel tempo anche grazie ai risultati strabilianti e ad un innovativo modulo di gioco per quegli anni. Nella stagione 1977/78 i friulani vinsero il girone A di serie C con 8 punti di vantaggio sulla seconda, lo Juniorcasale, dominandolo dall’inizio alla fine con uno score di 22 vittorie 14 pareggi e 2 sole sconfitte, 57 gol fatti e 17 soli subiti. La promozione fu matematica a tre giornate dalla fine, il 28 maggio 1978 quando in uno Stadio Friuli stracolmo con 18.000 spettatori, le reti di Ulivieri e De Bernardi mandarono al tappeto la Pro-Vercelli. Ma non finì lì: i bianconeri si aggiudicarono anche la Coppa Italia semi-pro battendo in finale il 17 giugno 1978 a Reggio Calabria per 2-0 la Reggina (reti di De Bernardi e Bonora) dopo aver superato nell’ordine Treviso, Montebelluna, Triestina, Forlì, Trento e Novara. L’incredibile cavalcata portò anche al primo successo internazionale dell’Udinese, la vittoria nel Torneo Anglo-Italiano, grazie al sonoro 5-0 inflitto al Bath City nella finale disputato il 28 giugno 1978 allo stadio Friuli con le doppiette di Ulivieri e Claudio Pellegrini e al gol di Palese. Durante la manifestazione i bianconeri avevano incontrato e superato il Maidstone UTD (1-1), il Wealdstone (1-0), il Bath City (3-1) ed il Minehead (4-0). Ecco i protagonisti di quel dimenticato Triplete definito “minore” solo perché ottenuto a livello di terza serie, ma non per questo meno difficile dal punto di vista sportivo e straordinario considerando il contesto economico-sociale in cui si realizzò. Portieri: Della Corna, Paleari Difensori: Bonora, Fanesi, Apostoli, Osti, Riva, Soro Centrocampisti: Leonarduzzi, Gustinetti, Galasso, Palese, Bencina, Canduzzi, Giuriati Attaccanti: Ulivieri, De Bernardi, Claudio Pellegrini, Boito Staff Tecnico: Massimo Giacomini (allenatore) Giuliano Zoratti (allenatore in seconda) Cleante Zat (preparatore atletico), Fausto Bellato e Giuseppe Girola (medici sociali) Gianfranco Casarsa (massaggiatore) L’anno seguente, la cavalcata terminò con la vittoria del campionato di serie B e la promozione in serie A assieme al Cagliari e al Pescara; anche in quell’anno un ruolino di marcia che parlò da solo: 21 vittorie 13 pareggi e 4 sole sconfitte, 52 gol fatti e 22 subite.

venerdì 10 marzo 2023

I SOGNI SON DESIDERI: CIVIDALE AI PLAY-OFF DI SERIE A2

La favola sportiva della Gesteco Cividale continua senza sosta e forse un giorno qualcuno più autorevole. seguito e preparato di chi vi scrive si prenderà la briga di studiarne la storia per bene, dandogli lo spazio che si merita Se al primo anno di serie A2 conquistare la salvezza con quattro giornate d'anticipo per una società neopromossa debuttante assoluta con alle spalle una storia di due soli campionati di B voleva dire vincere uno scudetto, conquistare i play-off per la promozione nella massima serie nazionale - con due giornate ancora da giocare in una piazza vergine che è tutt'altro che una città metropolitana - può essere tranquillamente paragonabile a vincere una coppa europea. La matematica certezza per il nuovo prestigioso traguardo tagliato dalla Gesteco Cividale è stato raggiunto dopo il sonoro 93-70 rifilato alla diretta concorrente RivieraBanca Rimini, formazione che tallonava i gialloblù a due sole lunghezze e che arrivava sulle sponde del Natisone gasata da una striscia di 3 vittorie consecutive e con il preciso intento di far saltare il nido delle Aquile per coronare il medesimo obiettivo. Per l'occasione, nonostante le scorie di un derby perso dopo una combattuta battaglia al Carnera in cui Cividale era stata indicata come favorita alla vigilia e con uomini importanti assai limitati dalla febbre, la banda dei Pilla Boys, sospinta come sempre senza sosta da una marea gialla che si allarga ogni volta di più, ha sciorinato una delle migliori performance stagionali, abbinando al consolidato sistema di gioco collettivo anche notevoli prestazioni da parte dei singoli. A partire dall'americano Dalton Pepper che alla fine ha fatto segnare uno score di 31 punti con un sontuoso 7/8 dall'arco e 5/7 da due e dell'impatto di Lucio Redivo che, benchè francobollato dalla difesa romagnola e a secco di punti a fine gara, ha messo a referto ben 13 assist con cui ha dato la possibilità ai compagni, Battistini, Mouaha e il solito Rota su tutti, di centrare con continuità il canestro avversario. Una vera e propria prova di mauturità insomma, che come è stato confermato anche dal Coach ducale a fine match, rappresenta un ulteriore importante salto di qualità per un gruppo che in diverse occasioni si era fatto rimontare parziali consistenti per non aver avuto la capacità di "ammazzare le partite", peccando in discontinuità. E adesso? Il Presidente Davide Micalich, raggiante in sala stampa, dopo aver elogiato i suoi ragazzi e il pubblico di via Perusini e ringraziato Stefano Pillastrini - definito tout court un grande Maestro di Basket oltre che persona straordinaria - ha subito mandato, nel suo stile, un preciso avviso ai naviganti: "Stia molto attento chi incrocierà la Gesteco ai play-off".

CIVIDALE VOLA AI PLAY-OFF

Nel recupero della giornata 23 contro la diretta concorrente per conquistarsi un posto nel girone blu e quindi la certezza di accedere ai play-off, la Gesteco è scesa sul parquet di Via Perusini avendo a disposizione il match point per la conquista del risultato che poteva coronare una regular season condotta al di sopra delle aspettative e sempre lontana dalle sabbie mobili della poule salvezza. I ragazzi di Pillastrini centrano l’obiettivo battendo Rimini che arrivava sull’onda di tre vittorie consecutive con il più rotondo successo della stagione, sempre sospinti dalla marea gialla e con una prova di grande maturità, nonostante non 1abbiano potuto disporre a pieno regime di Dell’Agnello e Cassese scesi in campo con la febbre. Palla a due con Rota, Mouaha, Redivo, Pepper e Miani per Pillastrini e Bedetti, Johnson, Ogbeide, Tassinari e Masciardi per Ferrari e la partenza fa presagire un match equilibrato e spettacolare con entrambe le squadre precise al tiro e Cividale avanti per 18-11 a metà frazione grazie ad un Pepper “on fire” dall’arco e 10 punti già nel bottino personale. Rimini però sfrutta i centimetri di Ogbeide e non consente l’allungo alle Aquile con il tempo che va in archivio sul 26-22 con percentuali importanti sui due fronti (Cividale 60% dal campo e 5/6 da tre mentre Rimini 50% dal campo). I ducali sono più reattivi alla ripresa del gioco e si portano sollecitamente sul + 8 (32-24) ma Rimini risponde subito al nuovo tentativo di break e piazza un parzile di 0-9 a 6’52” e mette per la prima volta la freccia con una schiacciata di Ogbeide per il 32-33; Cividale si aggrappa ad un Pepper in serata di grazia e con tre triple ridà slancio alle Aquile che vanno sul + 9 (46-37) a 2’23” dall’intervallo lungo, con l’americano già autore di 24 punti, 6/6 dall’arco e 3/3 da due, e riescono a mantenere il parziale per il 51-42 con cui si va al riposo con una tripla di Mouaha. La terza frazione inizia sempre con tre punti del camerunense che poi inchioda il 56-45 a 6’50” che spezza diversi attacchi infruttuosi di Cividale, che continua a soffrire la maggiore fisicità sotto le plance dei romagnoli e che impedisce loro di scappare, prima che lo scatenato Pepper li rimandi ancora sotto di 12 punti sul 66-54 a 2’30” e Battistini completi l’opera con la tripla del 71-57 a 1’11” dalla penultima sirena con lo stop che arriva con il tabellone fermo sul 74-61. Nell’ultimo periodo Cividale va subito sul + 17 con la tripla di Battistini per il 77-61 e poi accelera con pregevoli giocate offensive portandosi sul 83-65 a 6’18” dal game-over, per la sgommata decisiva che schianta gli avversari, che escono sconfitti da via Perusini per 93-70. Giuseppe Passoni UEB GESTECO CIVIDALE – RIVIERABANCA BASKET RIMINI 93 - 70 (26-22, 51-42, 74-611) UEB GESTECO CIVIDALE Redivo, Miani 7, Cassese 2, Rota (k) 17, Mouaha 16, Furin 2, Battistini 18, Barel n.e., Pepper 31, D’Onofrio n.e., Dell’Agnello61, Micalich n.e. Allenatore: Stefano Pillastrini Vice: Federico Vecchi e Alessandro Zamparini Tiri liberi 7/9, Tiri da due 19/38, Tiri da tre 16/27, Rimbalzi 34 (26 dif. 86 off.) RIVIERABANCA BASKET RIMINI Tassinari 4, Anumba 5, Meluzzi 8, Scarponi 4, Masciadri 8, D’Almeida, Bedetti, Johnson 13, Ogbeide 19, Landi 9. Allenatore: Mattia Ferrari Vice: Mauro Zambelli e Larry Middleton Tiri liberi 8/12, Tiri da due 22/41, Tiri da tre 6/24, Rimbalzi 32 (21 dif. 11 off.) Arbitri: Enrico Bartoli, Mauro Moretti e Marco Barbiero Spettatori 2.135

lunedì 6 marzo 2023

DERBY DI RITORNO, IL GIORNO DOPO

Esauritasi la lunga vigilia, caratterizzata dalle ripetute e colorite lagnanze sul fronte udinese per la sfortuna che aveva colpito a più riprese l'ammiraglia bianconera sottoforma di squalifiche, infortuni e contrattempi di ogni natura e dal silenzio che invece permeava di fiducia le sponde del Natisone durante l'avvicinamento al big match, l'atteso derby di ritorno si è infine consumato nello storico impianto dei Rizzi in una cornice spettacolare, gremito all'inverosimile ma soprattutto emotivamente partecipe come non si vedeva dai tempi delle sfide contro i "cugini" di Barcola, con un'unica, abissale differenza rispetto alle disfide con Trieste: l'assoulta correttezza di due tifoserie che si sono spremute solamente per incitare i propri beniamini, senza alcun tipo tipo d'invettiva o sfottò nei confronti dei rivali. Sul campo alla fine si è imposta Udine con pieno merito, confermando ancora come i derby siano partite che spesso e volentieri premiano chi appare sfavorito alla vigilia, così come peraltro avvenne nella gara di andata quando ad imporsi furono i gialloblù ducali sui più accreditati bianconeri allora guidati in panchina da Matteo Boniciolli. Il clima da "ultima spiaggia" che aleggiava nell'ambiente udinese, unito probabilmente al "terrore" di venire ancora sconfitti dai "vicini di casa" di periferia con conseguenze negative importanti in vista dell'imminente fase ad orologio che determinerà la griglia per i play-off promozione, deve aver fatto accendere quella miccia di garra, unità d'intenti, orgoglio e voglia di difendere su ogni pallone che ancora non si era visto al Carnera nelle precedenti recite stagionali di Antonutti e compagni mentre, azzardiamo, i ragazzi di Pillastrini che invece hanno nel loro DNA tali qualità, non si sono trovati a loro agio nei panni del tutto nuovi per loro, quello di favoriti e hanno sofferto oltremodo la tensione e pagato il dazio del noviziato per la situazione venutasi a creare. Niente di grave, intendiamoci: rientra nella fisiologia di ogni outsider; le manifestazioni di giubilo sul fronte udinese per la vittoria a cui era stata dato mediaticamente il contorno della "mission impossible" deve inorgoglire ulteriormente la "truppa" ducale e spingerla con rinnovato vigore a chiudere in crescendo un'annata in cui l'obiettivo stagionale - la salvezza - è stato già raggiunto con largo anticipo e questo si veramente "against all odds", come avrebbe detto Phil Collins alla vigilia del torneo. Udine sarà invece subito chiamata a dar prova sul difficile campo di Forlì che il ritrovato spirito di gruppo non è stato solo frutto di circostanze non ripetibili, ma invece il punto di svolta di un torneo fin qui tribolato a tutti i livelli per cercare di rincorrere ancora l'obiettivo dichiarato ad inizio stagione: la promozione nella massima serie. A fine gara abbiamo raccolto i pareri a caldo sul match da parte di due ospiti eccellenti come il prof. Flavio Pressacco, coach scudettato con gli juniores Snaidero nel 1976 e il capitano della nazionale azzurra oro agli europei 1999 di Parigi, "Jack" Galanda; per il primo è stata "una sfida rivedibile sul piano squisitamente tecnico, ma certamente entusiasmante per la bellissima cornice di pubblico presente", mentre per il secondo "una partita operaia in cui l'equilibrio è stato rotto dal talento più diffuso che Udine ha nelle sue fila, come hanno dimostrato le eccellenti performance individuali di Monaldi e Gaspardo e la miglior prestazione stagionale di Udine sul piano difensivo". Infine una menzione speciale va alla "marea gialla" allargata per l'occasione con maglie gialle che spuntavano qua e là ben oltre il settore ospiti e che insieme hanno applaudito, dall'inizio e oltre la fine con il solito entusiasmo, i ragazzi e tutto la staff della UEB a partire dal suo Presidente, confermando una volta di più la bontà e la solidità del progetto gialloblù sul campo e fuori dal campo.

domenica 5 marzo 2023

UDINE SI AGGIUDICA IL DERBY DI RITORNO PER 73-66

Lo scorso settembre, per la gara di Supercoppa, le Aquile gialloblù e la loro tifoseria erano planate al Carnera come tante matricole al primo giorno d’Università mentre stasera, prossime le idi di marzo, con una stagione regolare alle spalle, la squadra ducale e il suo ambiente erano chiamate ad un vero esame di maturità in un palazzo stracolmo di correttezza e passione sportiva, al cospetto dell’ APU che le attendeva come una tigre arrabbiata e ferita dal post partita di Chieti, tra squalifiche e infortuni in serie. Ghiotta infatti era per il team cividalese l’occasione per scrivere un’altra impresa della sua prima sorprendente stagione in serie A2 per agganciare e superare i bianconeri e ipotecare i play-off, ma questa volta i ragazzi di Pillastrini hanno patito la pressione e hanno dovuto cedere davanti ad una prestazione tutta orgoglio dei padroni di casa, che hanno beneficiato di prestazioni importanti da parte di Monaldi e Gaspardo, autori rispettivamente di 26 e 16 punti finali. Pillastrini in avvio manda sul parquet Rota, Mouaha, Pepper, Dell’Agnello e Furin mentre Finetti risponde con Monaldo, Nobile, Gaspardo, Antonutti e Pellegrino per una partenza lenta su entrambe i fronti con molti errori in attacco e il punteggio che a metà tempo vede Cividale avanti per 5-6 dopo due punti di Dell’Agnello servito da Pepper sotto canestro; nella seconda parte della frazione i ducali hanno il possesso del + 6, ma il copione non muta e il tempo si chiude con un eloquente 11-13. Il secondo quarto non cambia andamento fino a 6’06” quando prima una tripla di Pepper e poi un canestro da sotto di Battistini danno ai locali il massimo vantaggio (+7) 15-22, ma a stretto giro di posta tre triple consecutive di Udine impediscono la fuga, infiammando il Carnera e il tabellone segna 28-28 a 3’30” dall’intervallo lungo, con le squadre che vanno al riposo sul 35-35. Il terzo periodo si apre con una tripla di Mouaha e un canestro sottomisura di Miani per il +5 ma stasera Monaldi è decisamente “on fire” e in un amen con altre tre triple rimanda avanti i suoi sul 44-40 dando un’importante iniezione di fiducia ad Udine che ora, grazie anche alle triple di un Gaspardo altrettanto preciso dalla lunga distanza, si mantiene costantemente avanti nel punteggio fino a chiudere sul 54-50 la frazione. Nell’ultimo periodo Udine si carica di falli e raggiunge dopo 2 minuti il bonus ma è avanti di 7 lunghezze 60-53 a 7’10” dall’ultima sirena, sfruttando la difficoltà della Gesteco a trovare il canestro per poi dare ancora un lento ma costante allungo (+11 a 4’10”). I ducali con una tripla di Rota e una schiacciata in contropiede di Pepper si rifanno sotto sul 68- 62 a 2’40” e poi sul 68-63 a 1’05” ma un fallo tecnico a Rota a 30” indirizza il derby sul colle del Castello, con l’APU che chiude avanti 73-66. Giuseppe Passoni APU OLD WILD WEST UDINE – UEB GESTECO CIVIDALE 73 - 66 (11-13, 35-35, 54-50) APU OLD WILD WEST UDINE Brescianini n.e., Palumbo 4, Antonutti (k) 4, Gaspardo 16, Cusin 4, Briscoe n.e., Fantoma 2, Bertetti, Esposito 11, Nobile, Pellegrino 6, Monaldi 26. Allenatore: Carlo Finetti Vice: Gabriele Grazzini, Giancarlo Sacco Tiri liberi 13/17, Tiri da due 15/28, Tiri da tre 10/30, Rimbalzi 29 (24 dif. 5 off.) UEB GESTECO CIVIDALE Redivo 5, Miani 6, Cassese 2, Rota (k) 19, Mouaha 6, Furin 2, Battistini 6, Barel n.e., Pepper 14, Cuccu n.e., Micalich n.e., Dell’Agnello 6. Allenatore: Stefano Pillastrini Vice: Federico Vecchi e Alessandro Zamparini Tiri liberi 11/16, Tiri da due 14/29, Tiri da tre 9/25, Rimbalzi 38 (30 dif. 8 off.)

giovedì 2 marzo 2023

UDINE - CIVIDALE NON E' PIU' SOLO IL NOME DI UNA FERROVIA: BUON DERBY-NON DERBY A TUTTI!

Alzi la mano chi aveva pronosticato una vigilia come quella che si sta vivendo per il derby di ritorno tra Udine e Cividale (non derby: vedasi il post dello scorso dicembre)? Se si è intellettualmente onesti non ci troveremmo davanti una una ressa, ma bensì dovremmo limitarci a prendere atto dell'ennesimo granchio preso dai "bene informati" e dai "soloni" che in estate compilano già le classifiche finali con piglio di chi ha la verità in tasca. Perchè, siamo sinceri, se lo scorso mese di agosto un ipotetico viaggiatore del tempo fosse tornato dal marzo 2023 e avesse raccontato che al Carnera era atteso un derby con Udine quarta in classifica dopo aver cambiato mezzo roster, sostituito in gennaio coach Boniciolli affidando la guida tecnica al suo giovane vice Finetti, affiancandolo poi proprio alla vigilia del match con il senior Sacco mentre Cividale sarebbe stata quinta e distanziata di soli due punti ma con una gara in più in calendario rispetto ai bianconeri, già battuti nella gara di andata in via Perusini e già salva con 4 partite ancora da giocare, probabilmente i più gli avrebbero dato del pazzo impostore. Udine veniva additata come una sorta di Dream Team ammazzacampionato mentre Cividale guardata come una Cenerentola invitata quasi per scherzo del destino alla festa di un'altra classe sociale. Invece, come se non bastassero tanti precedenti, lo sport ci ha insegnato ancora quanto il campo si diverta a sovvertire anche i pronostici che paiono più facili perchè "facili" i pronostici non lo sono mai, se non per le analisi superficiali: per il conseguimento dei risultati il mercato conta molto meno di quanto si è disposti ad ammettere rispetto al lavoro sul campo, in palestra e soprattutto nello spogliatoio. Con queste premesse cosa ci possiamo aspettare dalla gara di domenica in campo e sugli spalti? Nessun pronostico, perchè sapori e umori che si respirano nelle due società e tra le rispettive tifoserie in questo momento della stagione costituiscono gli ingredienti di un cocktail davvero saporito e dal gusto davvero imprevedibile ma sul quale ci sentiamo di coltivare qualcosa che è più di una speranza: che si ripeta anche nel palazzo udinese il clima di grande correttezza, sportività e fair-play che hanno accompagnato le precedenti due sfide, quella di settembre in Supercoppa vinta dall'APU e quella di dicembre in campionato che vide invece prevalere le Aquile Cividalesi di un solo punto al termine di match equilibratissimo. Vi risparmio questa volta considerazioni di carattere tecnico-tattico, perchè in partite che nascono con queste premesse, sono quasi sempre gli aspetti psicologici che rivestono alla fine un discrimine determinante su quello che sarà il risultato finale, assieme a come sarà predisposto anche il Dio dei canestri domenica pomeriggio a partire dalle 18,00. Nota a margine finale: nel registrare il fallimento di Ferrara con l'abbandono del torneo da parte degli estensi e relativo conseguente annullamento di tutti i punti ottenuti contro di loro dagli avversari nel corso del campionato e nuova classifica a sole 3 giornate dalla fine della regular season, non è forse il caso di pretendere regole più rigide, garanzie più affidabili e controlli più efficaci nell'iscrizione delle società in estate? Chiedo venia per la ragioneristica domanda retorica. Magari in estate dovremmo occuparci meno a fare pronostici e dare patenti d'infallibilità ai roster e di più a valutare meglio cosa c'è o casa manca dentro le strutture societarie dei contendenti e i Valori che le animano. Quanto a domenica, buon derby-non derby a tutti: chi avrà la ventura di viverlo in campo e sugli spalti potrebbe, tra molti anni da adesso, rievocare il privilegio con il canonico "io c'ero!" perchè forse protagonista di una pagina "senza tempo" nella storia della pallacanestro friulana. Udine - Cividale non è più solo il nome di una linea ferroviaria locale.

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