sabato 12 novembre 2022
A CIVIDALE NON SI PASSA: ANCHE NARDO' KO PER 63-60
Come ormai tradizione, il Palagesteco si conferma un luogo da evitare per i deboli di cuore ma anche un fortino da cui è praticamente impossibile per gli ospiti portare via l’intera l’intera posta e alla fine è festa grande per gli appassionati ducali. Questa sera due punti molto importanti per la Gesteco sono arrivati dopo un match molto nervoso e sofferto, in cui Nardò aveva dato l’impressione, con una difesa molto aggressiva e molta determinazione, di poter sfruttare una serata in cui le Aquile gialloblù avevano “litigato” per lunghi tratti con il canestro.
In avvio coach Pillastrini si affida allo starting five composto da Rota, Mouaha, Pepper, Dell’Agnello e Miani ed è costretto a richiamare subito in panchina quest’ultimo che si è già caricato di due falli nel primo minuto e mezzo di gioco per mandare in campo Nikolic in una prima frazione equilibrata che termina 15-13 per Cividale ed è caratterizzata da difese aggressive e molti errori in fase d’attacco, in cui si mette subito in luce l’mvp del girone rosso Giacomo Dell’Agnello, autore dei primi 7 punti consecutivi dei ducali. Nel secondo quarto i padroni di casa soffrono l’aggressività dei pugliesi e faticano sotto le plance, dove i centimetri degli ospiti si fanno sentire ed è Battstini con una tripla a mettere a segno i primi punti solo dopo 4’ minuti di gioco per riavvicinare Nardò (18-19); coach Pillastrini rimescola più volte i quintetti, ma stasera i suoi hanno le polveri decisamente bagnate e chiudono sotto di 11 punti all’intervallo lungo (23-34), avendo segnato solo 8 punti con una percentuale decisamente deficitaria (9/36) dal campo e subendo la supremazia a rimbalzo dei pugliesi, che in difesa hanno raccolto 20 carambole contro le 13 di Cividale. Nel terzo periodo, dopo un avvio che sembrava la prosecuzione di quanto visto nel secondo parziale, Cividale grazie allo spirito di squadra, una ritrovata abilità sotto le plance (ben 18 i rimbalzi catturati dai ducali nella frzione) e alle giocate di un ispirato Battistini (10 punti nel tempo) riapriva il match portandosi sul meno 1 (39-40) a 3’10” dalla penultima sirena, per poi completare la rimonta e chiudere sul 48-48. Nell’ultima frazione, dopo che la Gesteco ha sprecato la palla del possibile vantaggio, Nardo’ è avanti di 5 punti (50-55) a 5’50” con Pillastrini che chiama i suoi in panchina per un time-out per riorganizzare i suoi, e i suoi non lo tradiscono perché con un finale tutto grinta e cuore, sostenuti dal “solito” calore del Palagesteco, sono avanti 61-60 a 14” dalla fine, dopo che Rota non è riuscito ad infilare i due punti del + 3, e riescono a neutralizzare l’ultimo decisivo possesso dei pugliesi con una spettacolare difesa e chiudere 63-60 con due liberi di Chiera.
UEB GESTECO CIVIDALE – HDL NARDO’ 63 - 60
(15-13, 23-34, 48-48)
UEB GESTECO CIVIDALE
Miani 4, Chiera (k) 10, Cassese 4, Rota 4, Mouaha 2, Cuccu n.e., Battistini 18, Barel n.e., Nikolic 7, Pepper 6, Dell’Agnello 8, Micalich n.e.
Allenatore: Stefano Pillastrini
Vice: Federico Vecchi e Alessandro Zamparini
Tiri liberi 13/17, Tiri da due 16/38, Tiri da tre 6/34, Rimbalzi 43 (24 dif. 19 off.)
HDL NARDO’
Parravicini 2, Poletti (k) 10, Baldasso 2, La Torre 6, Ceron 13, Vašl 5, Stojanovic 18, Renna n.e., Donda 4, Borra.
Allenatore: Gennaro Di Carlo
Vice: Mario Cottignoli
Tiri liberi 11/21, Tiri da due 14/32, Tiri da tre 7/22, Rimbalzi 44 (31 dif. 13 off.)
Arbitri: Alessandro Costa, Paolo Puccini e Marco Attard
Spettatori 1.500 circa
domenica 6 novembre 2022
LE PAGELLE DI APU-FORTITUDO 81-75
MUSSINI 6,5
Dà un importante contributo nell’economia del match con una tripla fondamentale a metà del terzo quarto e ogni volta che Boniciolli lo chiama lui risponde presente.
7 punti (2/2 e 1 / 2 da tre), 2 rimbalzi e 1 assist
PALUMBO 5,5
Poco impiegato, si carica subito di falli
2 punti (1/1), 4 rimbalzi, 1 assist
ANTONUTTI 6
Anche lui impiegato con il contagocce, non fa mancare il suo apporto da vero capitano
6 punti (1/3) 2 rimbalzi e 1 assist
GASPARDO 5
Serata no, da lui ci si aspetta ben altro contributo
5 punti (2/4, 0/2) 2 rimbalzi, 1 assist
CUSIN 6,5
Impatto importante sul match quando entra nel primo quarto, con Udine che ha a referto solo 8 punti quando sul cronometro mancano 3’45” alla prima sirena; il suo apporto resta sempre prezioso anche in seguito, quando il coach lo manda sul parquet.
6 punti (3/5) 4 rimbalzi, 3 assist
BRISCOE 6
Di stima, perché solo a tratti fa vedere le qualità tecniche superiori di cui dispone.
14 punti (6/10, 0/2) 4 rimbalzi, 2 assist
ESPOSITO 6
Si guadagna la sufficienza grazie alle 10 carambole che cattura, in un match macchiato però da diverse incertezze in momenti importanti della gara, sia in attacco che in difesa
9 punti (4/6), 10 rimbalzi, 1 assist
NOBILE 7
Che la difesa asfissiante con cui limita i diretti avversari sia la specialità della casa era cosa nota, ma il tre su tre dall’arco che colleziona nei momenti chiave del match gli valgano la palma di “hombre del partido”.
11 punti (0/1, 3/3) 1 assist
PELLEGRINO 6,5
Impalpabile per tre quarti di gara, si riscatta nell’ultima frazione con tre canestri consecutivi sottomisura che tengono a galla Udine quando la EFFE è con il fiato sul collo degli uomini di Boniciolli.
8 punti (4/6) 4 rimbalzi, 1 assist
SHERILL 6,5
Non è una delle sue serate migliori sparando spesso a salve, ma si guadagna con merito mezzo punto in più per gli 8 assist smazzati, ma soprattutto per la tripla del 77-71 a 20” dalla fine che mette la pietra tombale sulle speranze di Bologna di compiere l’impresa di violare il Carnera in rimonta, dopo i primi due tempi decisamente inguardabili.
13 punti (2/6, 3/9), 1 rimbalzo, 8 assist.
FANTOMA N.E.
BONICIOLLI 6,5
Orfano di Mian, ruota con sapienza le “armi” a disposizione e riesce nel finale a rimettere la barca in linea quando i suoi avevano pericolosamente lasciato andare il timone troppo presto, consentendo alla Fortitudo di rientrare pericolosamente in partita dopo aver fatto acqua da ogni parte.
venerdì 4 novembre 2022
L'UDINESE FRENA ANCORA, BETO EVITA UN'ALTRA BEFFA
L’Udinese chiude il suo 2022 allo stadio Friuli senza riuscire a ritrovare la vittoria, che manca oramai da un mese, nonostante un finale tutto cuore e dovendo inseguire invece un Lecce che rientra a casa con un punto strappato ai friulani grazie ad una condotta di gara molto ordinata, caparbia e capace di spezzare continuamente il gioco dei bianconeri friulani. La squadra di Sottil produce indiscutibilente molto sul piano del gioco ma non riesce a tradurre in segnature la superiorità tecnico teattica e finisce per pagare a caro prezzo ogni piccola ingenuità che viene commessa dai suoi difensori.
Il primo tempo è stato caratterizzato da un possesso palla sterile da parte dei padroni di casa che hanno dimostrato di aver perso la brillantezza che li ha portati nei piani alti della classifica, mentre gli ospiti, tonici e ben messi in campo dall’ex stopper dell’Udinese 1986, Marco Baroni, hanno colpito alla prima occasione con Colombo al 33’, abile a scaraventare alle spalle di Silvestri da pochi passi sfruttando un rimpallo favorevole a centro area scaturito da una distrazione fatale del suo marcatore. Fino alla rete dei salentini si erano visti alcuni tiri dalla distanza senza pretese di Arslan (15’ alto), Pereyra (22’ parato a terra da Falcone), Perez (23’ alto) e un appoggio troppo lungo di Deulofeu per lo smarcato Beto (27’), mentre una volta subita la rete del Lecce era Perez a calciare alto dentro l’area su azione di calcio d’angolo (35’) e ancora un nervoso Deulofeu a svirgolare clamorosamente un ottimo pallone servitogli vicino al disco del rigore da Ehizibue (42’). L’Udinese rientra a testa bassa negli spogliatoi, dopo che nel minuto di recupero concesso dal sig. Fourneau, è andato ad un passo dallo 0-2 con un tiro scagliato dai 20 metri scagliato contro la traversa da Strefezza. Nella ripresa i friulani, sempre sostenuti da un pubblico esemplare riescono ad impattare a metà frazione, ritrovando il bomber Beto pronto a sfruttare un incursione di Success che fornisce al compagno un assist al bacio all’interno dell’area giallorossa. In precedenza, il monologo bianconero pur senza la precisione e la freschezza sfoggiate in precedenza, aveva creato diverse palle gol e pericoli continui nell’area salentina come quando Deulofeu aveva condotto un’azione magistrale in solitaria patendo dalla propria metà campo per concludere appena entrato nell’area avversaria con un tiro che si spegeva di poco a lato della porta difesa da Falcone. E’ stato Pereyra nell’ultimo minuto del recupero ad avere la palla del 2-1, ma l’argentino ha calciato addosso all’estremo difensore ospite dopo essere stato smarcato a tu per tu con il portiere del Lecce nell’area intasata dei salentini.
La frenata sul piano dei risultati è evidente, con l’Udinese che ha confermato di soffrire con le squadre che si chiudono e non danno tregua ai portatori di palla, ma anche dimostrato unità d’intenti, buone trame di gioco e capacità di recuperare i risultati a sfavore,
Giuseppe Passoni
UDINESE – LECCE 1-1
Marcatori: 33’ Colombo (L) 66’ Beto (U)
UDINESE: Silvestri, Perez (Festy), Bijol, Ebosse, Ehizibue (79’ Nuytinck), Samardzic (79’ Jajalo), Walace, Arslan (64’ Success), Pereyra, Beto, Deulofeu.
All. Andrea Sottil
LECCE: Falcone, Gendrey, Baschirotto, Umtiti (54’ Dermaku), Gallo, Gonzalez (83’ Bistrovic), Hjulmand, Blin, Strefezza (72’ Cessay), Colombo (72’ Di Francesco), Banda (83’ Oudin).
All. Baroni
Arbitro: Fourneau
Assistenti: Berti, Capaldo
IV Uomo:Volpi
VAR: Massa AVAR: Abisso
Ammoniti: Deulofeu (U) 36’ Bijol (U) 46’ Umtiti (L) 52’, Gallo (L) 68’, Oudin (L) 86’
Spettatori 21.834 per un incasso di 229.079 Euro
Recupero 1’ e 5’
sabato 29 ottobre 2022
CIVIDALE FA L'IMPRESA E BATTE LA FORTITUDO 76-71
Al Palagesteco è andato in scena uno degli appuntamenti più attesi alla vigilia della prima, storica, partecipazione di Cividale al campionato di serie A2: l’incrocio con un “pezzo” della storia della pallacanestro italiana, ovvero la “Effe” della Fortitudo Bologna, club che nel corso della sua lunga storia oltre a cucire sulle maglie lo scudetto può vantare, a prescindere dalle alterne e talvolta tormentate vicende societarie, una delle tifoserie più fedeli e appassionate d’Italia. Per l’occasione infatti, nutrita era la rappresentanza degli ospiti giunta dal capoluogo emiliano che ha contribuito, insieme alla “marea gialla” di casa, neofita per la categoria ma altrettanto calorosa e partecipe, a creare un clima all’altezza dell’evento. La sfida per i ducali era senz’altro impegnativa, non solo per la forza e il blasone dell’avversario, ma anche per dimostrare che la scoppola subita a Pistoia nel turno precedente causata, oltre che per l’indubbia caratura tecnica dei toscani, da un black out della UEB nella seconda parte del match era da ascriversi per lo più al fisiologico processo di adattamento di una matricola alla categoria superiore. La prima frazione del match viaggia in perfetto equilibrio, con i padroni di casa che hanno un miglior impatto sul match grazie alle giocate di Aristide Mouaha e si portano in vantaggio sul 6-3 con il possesso per allungare ulteriormente, salvo invece subire il ritorno di Bologna che nonostante molti errori capitalizza la supremazia sotto le plance e piazza un parziale di 11-2 che la porta sul 8-14 a 3’55” e fa temere per un allungo importante; sono invece i ducali a riprendere il filo dopo un time-out chiamato da Pillastrini e con un positivo ingresso di Battistini sul parquet riprendono gli ospiti e chiudono avanti di un punto alla prima sirena (18-17). Nel secondo periodo Cividale rientra decisamente “on fire” e trascinata da capitan Chiera vola sul + 7 (24-19) a 8’02” facendo esultare il Palagesteco; purtroppo per la Gesteco però, nonostante una buona circolazione della palla in fase offensiva e i molti errori degli ospiti al tiro, perdono la precisione dal perimetro e subiscono il lento ritorno della Fortitudo, con il tabellone che segna 30-28 a 2’50”. Nel finale di tempo è Giacomo Dell’Agello – top scorer Gesteco fino a questo momento con 9 punti - a caricarsi i suoi sulle spalle con 6 punti consecutivi nel “pitturato” e con il contributo di una tripla di Pepper e di un gioco da tre punti di Rota a 6” dalla sirena, porta Cividale avanti a metà gara meritatamente sul 40-34. Il erzo periodo si apre ancora con Cividale sugli scudi, capace di portarsi sul + 10 (44-34) a 7’27” con una schiacciata di Pepper in penetrazione con la difesa felsinea schierata e a suggellare la prova fin qui convincente dei gialloblù friulani. Un a tripla di Mouaha dilata il vantaggio sul + 14 (53-39) a 4’20”, in un momento in cui i padroni di casa sono trascinati in attacco da Pepper e riescono con una serrata difesa di squadra a tenere a distanza la Fortitudo, che con il solo Davis riesce a tradurre in punti il maggior “peso” sotto le plance dei suoi. Il parziale si chiude con il “mago” Rota capace di beffare ancora una volta a fil di sirena i distratti ospiti, che gli permettono il coast-to-coast che vale il + 16 (64-48) e il boato del Palagesteco. Nell’ultima frazione Bologna si scuote dal lungo torpore e guidata da Davis e Thornton piazza un parzaile 8-0 e ricuce sul 64-56 a 7’07”, costringendo coach Pillastrini a chiamare la sopsensione per tentare di bloccare sul nascere la rimonta ospite. Ci vogliono due liberi di Miani e auna tripla di Chiera per scrollarsi di dosso la paura e riportare Cividale sul + 13 (69-56 a 6’22”, arginando così la determinata reazione dei felsinei. Bologna però non ci sta a lasciare la strada ai ducali che accusano il “braccino corto” e mettono pressione agli uomii di Pillastrini portandosi prima a meno 7 a 2’56” con un canestro di Thornton e poi a meno 5 (69-64) a 2’20” con Italiano. Una tripla di Pepper a 2’07” è ossigeno puro per Cividale (72-66) ma la Fortitudo accorcia ancora con due liberi di Davis e poi Italiano piazza una tripla siderale a 40” per il meno 3 (74-71) e possesso ospite a 13” dalla sirena finale. Bologna costruisce l’ennesimo tiro da tre per Italiano che però questa volta sbaglia e costringe i suoi a spendere un fallo a 7” per fermare il possesso decisivo di Cividale e chiamare minuto di sospensione per organizzare il “drammatico” finale. E’ Miani in lunetta suggellare la storica vittoria delle Aquie che s’impongono ai titolati rivali per 76-71. Sugli spalti e in campo è festa grande per un match che aggiunge una gemma preziosa nell’avventura del club friulano nella seconda serie nazionale di pallacanestro e conferma che il club del presidente Micalich può recitare un bel ruolo anche in questa stagione.
Giuseppe Passoni
UEB GESTECO CIVIDALE – FORTITUDO BOLOGNA 76 - 71
(22-18, 40-34, 64-48)
UEB GESTECO CIVIDALE
Miani 14, Chiera (k) 12, Cassese 2, Rota 5, Mouaha 9, Balde n.e., Battistini 5 Barel n.e., Nikolic 12, Pepper 18, Dell’Agnello11, Micalich n.e..
Allenatore: Stefano Pillastrini
Vice: Federico Vecchi e Alessandro Zamparini
Tiri liberi 12/14, Tiri da due 20/31, Tiri da tre 8/30, Rimbalzi 29 (23 dif. 6 off.)
FORTITUDO BOLOGNA
Biordi 2, Thornton 21, Aradori 6, Barbante 12, Panni 2, Paci n.e., Fantinelli (k), Italiano 14, Cucci, Davis 14.
Allenatore: Luca Dalmonte
Vice: Matteo Angori e Matteo Tasini
Tiri liberi 11/15, Tiri da due 21/38, Tiri da tre 6/24, Rimbalzi 39 (27 dif. 12 off.)
Arbitri: Andrea Masi, Alberto Perocco e Sebastiano Tarascio.
Spettatori 2.200 circa.
venerdì 21 ottobre 2022
UDINESE-TORINO: AMARCORD
L'aria di tanti derby infuocati disputati all'ombra della mole e che spesso valevano lo scudetto, probabilmente diede un ulteriore motivazione a Franco Causio, quando l'undici ottobre 1981 il Torino scese sul terreno del Friuli per la quinta giornata del massimo campionato, stagione 1981/82. Il clima era già quello dell'ultima spiaggia, con i padroni di casa solitari ultimi in classifica con un solo punto e reduci da tre sconfitte consecutive contro dirette avversarie nella lotta per la salvezza: Ascoli (0-3), Avellino (1-2) e Cesena (1-2), mentre i granata erano partiti di slancio grazie a due vittorie consecutive, una sconfitta ed un pareggio. Lo sconcerto serpeggiava nella tifoseria friulana che si aspettava ben altro avvio di torneo, dopo il brillante precampionato e gli importanti rinforzi giunti a Udine durante il mercato estivo, tra cui il big Franco Causio dalla Juventus e il bomber interista Carletto Muraro e in molti già chiedevano la testa dell'allenatore Enzo Ferrari, protagonista della miracolosa salvezza nella stagione precedente. Inoltre, gran parte della stampa sportiva nazionale, riteneva il Barone ben avviato sul viale del tramonto, dopo aver perso il posto in nazionale a favore di Bruno Conti ed essere stato scavalcato da Marocchino nelle preferenze del Trap nell'undici titolare di Madama. Fu un abbaglio clamoroso da parti di chi non aveva tenuto in debito conto dell'orgoglio, dell'integrità fisica e della classe purissima di Causio, che disputò una stagione straordinaria guidando l'Udinese alla salvezza con tre giornate d'anticipo dalla chiusura del campionato, vinse il Guerin d'Oro come miglior giocatore del campionato e si riguadagnò la fiducia di Enzo Bearzot che lo convocò nei 22 che poi vinsero il mondiale di Spagna, quello più bello della storia sportiva nazionale. Ma torniamo a quel grigio pomeriggio d'autunno sul terreno del Friuli: la squadra bianconera, consapevole della necessità di raccogliere i due punti ed invertire la rotta, giocò una partita "garibaldina", schiacciando i granata nella loro metà campo per due terzi di gara e dove il Barone fece il bello e il cattivo tempo: calciò la punizione per la testa di Cesarone "Armaron" Cattaneo che valse il vantaggio sul finire del primo tempo, fece ammattire ininterrottamente il suo marcatore Salvadori con tutto il suo repertorio di dribbling, finte assassine e cambi di ritmo, raccolse un retropassaggio di Dossena e s'involò verso la porta torinista, freddando Terraneo in uscita con un sopraffino tocco di esterno destro a incrociare il pallone a filo d'erba nell'angolino opposto per il 2-0 ad inizio ripresa e siglando così il suo primo centro in maglia udinese. I bianconeri rallentarono il ritmo e vennero subito colpiti da un gol del neo-entrato Bonesso che per un attimo parve rimettere in discussione l'andamento del match: fu solo un lampo, perché l'Udinese riprese a macinare gioco e a 10 minuti dalla fine chiuse i giochi con un'inzuccata in tuffo di Carletto Muraro, anch'egli alla prima marcatura con i colori friulani. Un'altra rete di Bonesso allo scadere servì solo per le statistiche e ad accorciare le distanze, fissando il risultato sul 3-2 finale per l’Udinese e rendere meno amaro il secondo ritorno a Udine da avversario di Massimo Giacomini, l'indimenticato tecnico artefice del salto triplo dalla C alla A delle zebrette friulane dopo 17 anni di purgatorio. Anche questa volta sonoramente fischiato, dopo il precedente di due anni prima quando l'allenatore udinese purosangue sedeva sulla panchina del Milan: il popolo bianconero, brillando per ingratitudine, non gli aveva perdonato aver abbandonato dopo aver raggiunto la promozione in serie A la panchina friulana per quella milanista.
Udine, stadio Friuli, domenica 11 ottobre 1981, ore 15,00
UDINESE - TORINO 3-2
Marcatori: Cattaneo 35', Causio 52', Bonesso 65', Muraro 77', Bonesso 87'
UDINESE: Della Corna, Gerolin, Tesser, Papais (85' Pancheri), Cattaneo, Orlando, Causio (cap.) (80' De Giorgis), Pin, Miano, Orazi, Muraro. Allenatore: Enzo Ferrari
TORINO: Terraneo, Danova, Salvadori (71' Ermini), Van de Korput, Giacomo Ferri, Beruatto, Bertoneri, Zaccarelli, Sclosa (55' Bonesso), Dossena, Pulici (cap.). Allenatore: Massimo Giacomini
Arbitro: Maurizio Mattei della Sezione di Macerata
Spettatori: 25 mila circa.
sabato 15 ottobre 2022
CIVIDALE NON SBAGLIA E BATTE RAVENNA 80-70 IN SICUREZZA
Dopo la sfortunata trasferta in quel di Mantova, dove le Aquile hanno ceduto il passo ai padroni di casa solamente nelle ultime battute del match, Cividale ospitava Ravenna, ancora al palo dopo due nette sconfitte patite nelle prime due giornate, con l’obiettivo di incamerare i due punti davanti al suo pubblico e mettere fieno in cascina in un campionato che si conferma assai equilibrato ed impegnativo. L’obiettivo è stato centrato al termine di un match che non è mai stato in discussione e che permette così alla “band” del Presidente Micalich di affrontare sempre con maggior sicurezza nei propri mezzi la stagione e in tranquillità la settimana che li porterà a sfidare la quotata Pistoia domenica prossima in Toscana.
Coach Pillastrini in avvio manda sul parquet Rota, Chiera, Pepper, Miani e Nikolic e i suoi lo ripagano con una buona partenza, portandosi sul 12-6 a 5’30” grazie all’ispirata regia di Rota, capace anche di piazzare due triple consecutive che costringono Lotesoriere a richiamare i suoi per un minuto di sospensione; i ducali, di nuovo nella tradizionale maglia gialla, mantengono però“le mani sul manubrio” e con un gioco fluido e buona circolazione della palla restano avanti sul 20-13 fino a 2’ dalla sirena, prima di accusare un calo di tensione che porta Ravenna a ridurre il divario per il 22-18 con cui si chiude la prima frazione. Il secondo periodo inizia con Pepper sugli scudi con una tripla e una penetrazione a bersaglio e con Cividale che mette subito pressione agli ospiti in fase difensiva e si porta avanti sul 29-21 a 7’50” e poi sul 37-23 a 5’15” con un contributo decisivo di Mouaha, autore di recuperi a ripetizione e motore di transizioni vincenti. Il break è quello decisivo perché Ravenna in attacco è poco incisiva e Cividale resta concentrata arrivando all’intervallo lungo avanti di tredici lunghezze (45-32). A metà gara sono da segnalare le prestazioni di Mouaha, che ha messo a referto un 4/6 dal campo condito da ben 5 palle recuperate, e di Eugenio Rota con 3/3 al tiro e 3 assist. Il copione in avvio non muta nel terzo periodo con Cividale saldamente avanti 54-38 a 5’17”, prima di accusare un black-out in attacco che permette agli ospiti di rimanere in qualche maniera aggrappati al match; a rimettere le cose a posto ci pensano prima un positivo Nikolic a 2’12” con il piazzato del 56-44 e un gioco da 3 punti di Mouaha per il 59-44 a 1’23”, mentre la penultima sirena suona con il tabellone fermo sul 59-46. L’andamento dell’ultimo periodo non desta sorprese, con la Gesteco che gestisce in sicurezza avanti di 20 lunghezze (74-54) a 4’50” e Pepper a sentenziare con una tripla il 77-56 e la fine della contesa a 4’01”, dando la possibilità a coach Pillastrini di far esordire in serie A2 prima Enrico Micalich a 2’16” e poi Brenno Barel a 50” e garantire all’appassionato pubblico di Cividale un finale di tutta tranquillità con l’80-70 con cui si conclude il match.
Giuseppe Passoni
UEB GESTECO CIVIDALE – ORASI’ RAVENNA 80 - 70
(22-18, 45-32, 59-46)
UEB GESTECO CIVIDALE
Miani 3, Chiera (k) 7, Cassese 3, Rota 10, Mouaha 14, Brunetto n.e., Battistini 11 Barel, Nikolic 12, Pepper 14, Dell’Agnello 6, Micalich.
Allenatore: Stefano Pillastrini
Vice: Federico Vecchi e Alessandro Zamparini
Tiri liberi 10/20, Tiri da due 23/43, Tiri da tre 8/18, Rimbalzi 34 (23 dif. 11 off.)
ORASI’ RAVENNA
Anthony 15, Giordano 6, Musso (k) 18, Bartoli 2, Bocconcelli, Onojaife n.e., Galletti n.e., Petrovic 9, Bonacini 6, Lewis 14.
Allenatore: Alessandro Lotesoriere
Vice: Roberto Villani e Giovanni Piastra
Tiri liberi 9/14, Tiri da due 20/34, Tiri da tre 7/20, Rimbalzi 27 (22 dif. 5 off.)
Arbitri: Duccio Maschio, Andrea Agostino Chersicla e Luca Bartolini
Spettatori 1.520
giovedì 13 ottobre 2022
UDINESE-LAZIO: AMARCORD
Con un'insolita sfida di alta classifica tra Udinese e biancocelesti romani alle porte, la memoria viaggia all'ultimo gol italiano su azione messo a segno da Zico, infilato proprio nelle rete di una malcapitata Lazio alla seconda giornata del torneo 1984/85, il 23 settembre 1984. Mettiamo allora in moto la macchina del tempo e andiamo a quell'uggioso pomeriggio di un sollecito autunno udinese; anche l'entusiasmo del settembre 1983 nella tifoseria friulana si è sensibilmente annacquato a un anno di distanza dall'inaspettato ed incredibile sbarco dell'asso di Rio nella provincia friulana: i sogni di grandeur sono svaniti dopo gli eventi della primavera 1984 in cui la Zanussi è uscita dalla proprietà del club, tagliando la benzina che aveva alimentato i progetti ambiziosi del cav. Lamberto Mazza, ora rimasto alla Presidenza del Club senza i denari che assicurava il gruppo industriale pordenonese. Capita l'antifona il General Manager Franco Dal Cin, che aveva già inutilmente opzionato Junior e Collovati per la stagione 84/85, lascia il club per accasarsi all'Inter, seguito da capitan Causio a cui non viene rinnovato il contratto e da Pietro Paolo Virdis che si trasferisce anche lui a Milano, sponda rossonera. Lamberto Mazza, dopo aver inutilmente chiesto ai tifosi di versare nelle casse sociali 4 miliardi di lire a titolo di prestito obbligazionario con lo scopo di "continuare a far grande" l'Udinese, ridimensiona definitivamente i progetti: prima chiama nel ruolo di Direttore Sportivo un giovanissimo Ariedo Braida, poi cerca senza esito di piazzare Zico al Torino ottenendo il rifiuto del brasiliano al trasferimento e infine sostituisce l'allenatore Ferrari con il "vecchio Leone" Luis Vinicio in panchina, cercando di tappare le falle con gli arrivi di Franco Selvaggi dal Torino e alcuni giovanotti di belle speranze come Andrea Carnevale dal retrocesso Catania, Federico Rossi dalla Fiorentina e Gianpaolo Montesano dal Palermo. Confermati tutti gli altri. Persino la maglia viene cambiata: si manda in pensione quella bianconera stile Ajax per proporre un'insolita divisa, sicuramente futuristica per l'epoca e che sarà mantenuta per tre stagioni, prima di essere riproposta nella stagione 2020/21. Più futuribile di così.
Nonostante il mediocre precampionato abbia già mostrato la fragilità della squadra con la sollecita eliminazione dalla coppa Italia a vantaggio di squadre militanti nella serie cadetta e l'organico sia chiaramente indebolito, la tifoseria friulana potendo contare ancora sul Galinho nell'undici titolare con i gradi di capitano, spera ugualmente in un campionato ricco di soddisfazioni, battagliando comunque tra le prime 8 della classifica. Il pareggio per 2-2 sul prato di San Siro contro il Milan di Liedholm sembra alimentare le speranze, che toccheranno la loro massima illusione proprio alla seconda giornata, quando ad una squinternata - con il senno di poi - Lazio i bianconeri danno una severa lezione, schiantandola per 5-0 in un pomeriggio di calcio spettacolo, agevolato da allegre marcature, varchi difensivi ampi come praterie e attacchi velleitari dei capitolini. Nessuno dei tifosi friulani usciti festanti e ringalluzziti da quella scorpacciata s'immagina di aver assistito all'ultima pagina felice dell'Udinese di Zico e all'ultima rete su azione dell'asso brasiliano in Italia, peraltro tra le più spettacolari tra quelle viste sui campi della serie A ad opera dell'asso brasiliano. E' il 36' del primo tempo e i bianconeri hanno aperto le marcature con Galparoli, lesto a tuffarsi di testa in piena area biancazzurra e a battere Orsi otto minuti prima; Zico sulla tre quarti laziale raccoglie un pallone e d'esterno di prima intenzione lo alza sulla sua sinistra per Selvaggi dettando un triangolo. Spadino in acrobazia chiude di prima intenzione lo scambio con un pallone che il Galinho raccoglie sempre di prima e al volo, indirizzandolo questa volta sulla destra, a parabola, in direzione di Andrea Carnevale piazzato poco dentro l'area romana. Il centravanti di Monte San Biagio, futuro bomber pluri-scudettato alla corte di Re Maradona, si alza di testa ed indirizza la palla poco più avanti del dischetto del rigore, dove Zico arriva in corsa e in mezza girata, al volo, calcia di prepotenza alle spalle del malcapitato Orsi. 2-0 e corsa del Galinho verso la bandierina a prendersi, inginocchiato, l'abbraccio di Gigi De Agostini che aveva seguito l'azione sulla sinistra. I giocatori della Lazio hanno agevolato il tutto recitando il ruolo di belle statuine, ma il disegno tattico, la visione di gioco e l'esecuzione tecnica del brasiliano sono stati veramente come la pennellata di un'artista. Quando a venti minuti dalla fine, sul risultato di 4-0, Zico esce per un dolore alla coscia destra, lasciando il posto a Paolo Miano, sembra solo una sostituzione per non affaticare inutilmente il capitano dell'Udinese. Sarà invece l'inizio di un vero e proprio calvario, con il brasiliano fuori prima per settimane, poi per mesi, con uno stiramento che guarisce mai del tutto. L'Udinese inizia ad inanellare sconfitte su sconfitte e alla fine del girone di andata è quartultima con 11 punti e lotterà fino due giornate dalla fine per guadagnare la salvezza mentre Zico giocherà solo 16 partite totali, segnando solo altre due reti su punizione nel girone di ritorno, di cui l'ultima il 14 aprile 1985, ininfluente, al comunale di Torino contro la Juventus accorciando le distanze sul 2-3 al 90'. Poca cosa rispetto ai fuochi d'artificio dell'anno prima, quando lo si poté ammirare per 24 volte assistendo a 19 reti. Fece solo in tempo a scendere in campo allo stadio Friuli per festeggiare la salvezza alla penultima contro il Napoli di Maradona il 12 maggio 1985, per l'unica volta in cui i due fuoriclasse si sfidarono in Italia. Il finale fu amarissimo, quanto immeritato, con il brasiliano centrare i legni della porta di Castellini e Maradona a siglare il 2-2 finale all'88', anticipando di mano Brini e facendo così le prove per la "mano de Dios" dei mondiali messicani del 1986. Negli spogliatoi Zico inveì giustamente contro l'arbitro Pirandola di Lecce reo di non aver sanzionato l'argentino, rimediando sei giornate di squalifica che non finì mai di scontare: rientrò subito in Brasile per continuare la sua carriera di giocatore nel Flamengo e poi in Giappone, chiudendo nei Kashima Antlers nel 1994 a 41 anni. Alla tifoseria friulana rimarrà sempre l'amaro in bocca per come si concluse l'avventura del giocatore che più gli fece sognare, costretto anche ad andarsene con l'accusa di evasione fiscale per costituzione di capitale all'estero relativamente alle vicende giuridico-contrattuali che lo avevano portato in Italia, accuse da cui venne in seguito prosciolto qualche anno più tardi. Per la cronaca, anche il match di ritorno di quell'annata, finì con una goleada bianconera sul terreno dell'Olimpico, quando l'Udinese strapazzò una sempre più derelitta Lazio per 4-1, con reti di Carnevale, Edihno, Selvaggi, Giordano su rigore e Gerolin, condannando definitivamente i romani ad un'amara retrocessione con larghissimo anticipo.
Zico ha fatto ritorno più volte in Friuli, l'ultima nel giugno 2022, a testimonianza del forte legame instaurato con la gens furlana nel breve ma intenso periodo in cui vestì la maglia bianconera e, nonostante i risultati sportivi siano stati sicuramente inferiori alle grandi attese, ogni volta è stato accolto come la prima nel luglio 1983: come un Re. Un comune friulano gli ha concesso la cittadinanza onoraria.
23 settembre 1984
UDINESE: Brini, Galparoli, Federico Rossi, Gerolin, Edinho, De Agostini, Mauro, Criscimanni (80' Papais), Selvaggi, Zico (70' Miano), Carnevale.
UDINESE: Brini, Galparoli, Federico Rossi, Gerolin, Edinho, De Agostini, Mauro, Criscimanni (80' Papais), Selvaggi, Zico (70' Miano), Carnevale.
A disp. Fiore, Cattaneo, Montesano.
Allenatore Luis Vinicio
LAZIO: Orsi, Storgato, Filisetti, Vianello, Batista, Podavini, Torrisi (46' Garlini) Manfredonia, Giordano, Laudrup, Fonte (75' Marini).
LAZIO: Orsi, Storgato, Filisetti, Vianello, Batista, Podavini, Torrisi (46' Garlini) Manfredonia, Giordano, Laudrup, Fonte (75' Marini).
A disp. Cacciatori, Spinozzi, Calisti.
Allenatore Paolo Carosi
Arbitro: Sig. Tullio Lanese di Messina.
Marcatori: 28' Galparoli, 36' Zico, 58' Selvaggi, 68' Mauro II, 88' Carnevale.
Note: giornata di pioggia, spettatori: 31.000 circa.
Marcatori: 28' Galparoli, 36' Zico, 58' Selvaggi, 68' Mauro II, 88' Carnevale.
Note: giornata di pioggia, spettatori: 31.000 circa.
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