martedì 17 settembre 2024

A PROPOSITO DI ROMA-UDINESE

Roma e lo stadio Olimpico evocano in chi scrive ricordi sempre degni di nota e l'approssimarsi di un Roma-Udinese nel catino posto tra le pendici di Monte Mario e di un'ansa del Tevere, per altrettanto nota disfunzionalità cerebrale dello scrivente, anziché stuzzicarlo in pronostici e considerazioni sullo stato dell'arte in casa dei bianconeri che addirittura si presentano nella capitale in vetta solitaria della classifica dopo quattro giornate, innescano l'abituale corto circuito neuronale che lo fa viaggiare indietro nel tempo.

Questa volta la fermata è il 1 giugno 1997, quando i giallorossi e l'Udinese s'incontrarono sul terreno dell'Olimpico nell'ultima giornata del torneo 1996/97 per dividersi un pareggio che sembrava scritto con inchiostro indelebile, visto il punto avrebbe garantito ad entrambe l'obiettivo della vigilia, assai diverso rispetto a quello che le due società si erano poste a inizio torneo.

La Roma del Presidente Sensi partita con le solite ambizioni di grandeur - obiettivo minimo la qualificazione alla coppa UEFA  -  con il santone argentino Carlos Bianchi in panchina era andata invece incontro prima  ad una stagione anonima e poi addirittura rischiato la retrocessione, scongiurata solo qualche domenica prima con un rotondo 4-0 a Bergamo sull'Atalanta, unica vittoria delle ultime sette gare in cui sulla panchina giallorosa invece sedeva, affiancato da Ezio Sella, niente meno che il settantacinquenne Barone Niels Liedholm, chiamato più come talismano che altro, in aprile, al capezzale per scongiurare il peggio.

Un pareggio sarebbe stato quindi accettato di buon grado per chiudere senza ulteriori danni quell'annus horribilis che stava finendo con 13 punti di ritardo dagli odiati cugini laziali, guidati da Dino Zoff al quarto posto in classifica generale.

Il pari per l'Udinese avrebbe addirittura garantito la matematica certezza della qualificazione alla coppa UEFA, essendo stati i ragazzi del giovane tecnico Alberto Zaccheroni l'autentica rivelazione dell'ultima parte del campionato, quando le avevano suonate un po' a tutti facendo il percorso inverso dei giallorossi.

 Partiti infatti  per salvarsi come da copione e aver navigato a lungo anche in acque pericolose, da aprile in poi, dopo un memorabile 3-0 inflitto alla capolista Juventus al "Delle Alpi" nientemeno che in 10 contro 11 dal secondo minuto di gioco, avevano infilato un imperioso filotto di successi fino ad issarsi, scalando posizioni su posizioni, al quinto posto a spese del Bologna.

L'appuntamento dell'Olimpico non poteva dunque essere sicuramente perso da chi come me ed il mio storico compagno di spalti Moreno, aveva versato più denari all'Udinese in abbonamenti che contributi all'INPS per la pensione in quasi 20 anni di "onorata" militanza allo Stadio Friuli, fin da quando nelle curve ci si sedeva sull'erba, prima che sui gelidi gradoni di calcestruzzo.

L'Udinese in Coppa UEFA, il sogno che neppure l'avvento del Messia Zico coadiuvato dagli apostoli Causio, Mauro, Edinho e Virdis, era stato capace di realizzare, adesso era pronto ad avverarsi, con un solo un punto da cogliere addirittura nella Città Eterna, la Città più bella del mondo.

No, non potevamo mancare, dopo che in quei 20 anni di militanza avevano ingoiato ogni genere di rospi: il campionato dei meno 9, i bassifondi della B con rischio C con il Santone Milutinovic in panchina, la partenza in serie B da meno 5 dopo una retrocessione all'ultima giornata, le decine di trasferte terminate con mesti rientri per sonore sconfitte un po' dappertutto, dopo aver visto vincere lo scudetto ai veronesi e le tante volte in cui le "grandi" partivano al Friuli non calciando dal centro del  centrocampo ma direttamente dal dischetto del calcio di rigore.

Così "ad minchiam", solo per citarne le prime che ci venivano in mente.

E non importa se in Piazza Primo Maggio a Udine avevano preparato un megaschermo per seguire la partita in diretta con la probabile presenza di migliaia di persone tra le quali avremmo potuto confonderci e fare festa.

Noi dovevano prenderci quel punto sugli spalti dell'Olimpico, guadagnarci il privilegio di poter dire un giorno: "Noi c'eravamo, il giorno che per la prima volta l'Udinese andò in Europa, noi c'eravamo!"

Questa fu la decisione irrevocabile che prendemmo nella serata di domenica 25 maggio appena tornati dallo Stadio Friuli, dopo che nel pomeriggio i bianconeri davanti a quasi 40 mila tifosi avevano sbriciolato il pericolante Piacenza con un rotondo 4-0, nella penultima giornata e avevamo appreso dalla radio in auto che la domenica successiva, classifica alla mano, sarebbe bastato un punto per blindare la zona UEFA appena centrata.  

Ma come fare? eravamo nel 1997... non esistevano booking o vivaticket, Ryanair sbarcò in Italia solo nel 1998, i biglietti dei mezzi li dovevi comperare in un'agenzia viaggi, in una stazione e quelli per le partite nelle rivendite autorizzate o alle casse dello stadio.

Il termine "on-line" era sconosciuto e al più si traduceva come: stai in coda!

Settimana di passione quindi, i pochi biglietti arrivati dalla capitale rispetto alla richiesta degli Udinese Club erano già stati polverizzati, così come i posti in pullman.

Corsa in agenzia viaggi: unici posti disponibili per Roma nel weekend: volo Alitalia A/R da Venezia per Fiumicino partenza alle 12,30 e ritorno alle 21,30 di domenica 1/6, quando il fischio d'inizio del sig. Pairetto (padre) di Nichelino era previsto alle ore 16,00.

Stretti stretti, ma possiamo farcela! E i biglietti della partita? Si parte senza... "Li prendiamo ai botteghini dell'Olimpico, certo non è previsto il tutto esaurito per una Roma in disarmo all'ultima di campionato. Finiamo in mezzo ai romanisti? e chi se ne frega... saranno dimessi pure loro!"

Detto fatto, alle ore 14,00 correvamo dal terminal degli arrivi nazionali dell'Aeroporto "Leonardo da Vinci" di Fiumicino verso la stazione del "trenino" per salire sul Leonardo Express, direzione stazione Termini. Prima corsa utile 14,40 ... arrivo a Termini previsto alle 15,10.

"Si prende un taxi e si vola allo stadio! Dovremmo avere anche il tempo per comprare i biglietti per la curva nord!"

Alle 15,20 eravamo in Piazza dei Cinquecento alla disperata ricerca di un Taxi, quando una voce ci raggiunge alle spalle.

"Seso furlans? Voleso vignì al stadio cun nò?" 

Le sciarpe bianconere che avevamo al collo rendevano la domanda retorica, e dietro di noi un tipo dal finestrino di un taxi appena partito c'invitava a salire.

Non ci lasciamo perdere l'occasione e in fretta saliamo nel mezzo; dopo i convenevoli di rito e le presentazioni, scopriamo che i due passeggeri sono due dipendenti della sede di Udine della Telecom, a Roma per una convention e a cui l'azienda, sponsor della serie A, ha dato due biglietti di Tribuna Monte Mario per la partita.

Naturalmente, tifosissimi dell'Udinese, non hanno neppure loro voluto mancare all'appuntamento con la storia e per lo più dalla centralissima Monte Mario.

Le sorprese non sono finite, perché uno dei due, è anche arbitro con tessera che lo accredita in tribuna centrale in tutti gli stadi d'Italia e per cui, quando scopre che siamo senza biglietto ci regala quello ricevuto dalla Telecom. "Così basta che ne compriate uno solo di tribuna quando arrivate e entrate insieme in Monte Mario".

Divisa in quattro la spese del Taxi che ci scarica proprio davanti all'ingresso della tribuna VIP, ci diamo appuntamento per la fine della partita, concordando con il taxista l'orario del recupero.

"Annate tranquilli! Che quelli (i giallorossi) so' 'na banda de morti, pure co'a mummia de Liedholm! 'Tacci loro" 

Ringraziato anche per il vaticinio favorevole l'onesto - almeno quanto a pronostico - taxista, alle 15,50 mi trovo alla cassa della Tribuna Monte Mario senza neanche una persona in coda e per la somma di 50.000 lire (odierni euro 43,15) catturo il tagliando e direttamente, senza zone pre-filtraggio, tornelli, steward e perquisizioni di sorta, io e Moreno, diviso il costo del biglietto, saliamo le scale della Tribuna centrale quando lo speaker sta annunciando le formazioni e dalla curva sud, tabernacolo del core giallorosso de Roma, si levano più fischi che applausi.

Tempo di sederci sui seggiolini posti a metà della tribuna e quasi in linea con il centrocampo, udire il fischio d'inizio, dare una rapida occhiata a destra e sinistra per scoprire che qualche metro più in là a sinistra c'è il futuro allenatore della Roma, tale Zdenek Zeman, con tanto di taccuino per gli appunti e solo poco più lontano qualche fila più sopra a destra c'è Lino Banfi che discute con un ignoto signore. Forse del 5-5-5 che applicherà l'allenatore boemo l'anno venturo?

In quell'uggioso pomeriggio romano, in cui il Sole splendeva nei nostri cuori di tifosi baciati dalla buona sorte, la partita fu una vera e propria formalità che andò ben oltre l'atteso pareggio: infatti nonostante i tentativi di impedirlo da parte di un mai domo giovanotto di belle speranze al secolo Francesco Totti, ci pensò il portiere di riserva Berti - sostituto per l'occasione del titolare Cervone - a renderla per i nostri colori una marcia trionfale, quando al 27' del primo tempo si fece espellere per fallo da ultimo uomo su di un lanciato Paolino Poggi.

Lo sostituì il giovanissimo Di Magno, per quella che fu la sua unica presenza in serie A di una carriera poi spesa in seguito tra serie C e Lega Pro, al quale toccò il destino di raccogliere ben tre palloni in fondo al sacco e di negare all'ex Cappioli la rete dell'ex per un ancora più rotondo 0-4 per l'Udinese.

Non esistevano gli smartphone e bisognava andarci piano con sms o telefonate, tutte ancora tariffate a prezzi al minuto ed invio non proprio a portata di tutte le tasche, ma ugualmente l'evento fu condiviso in tempo reale con amici e parenti e qualche immagine immortalata con una macchina fotografica che ci rese poi le foto solo qualche giorno dopo, quando la pellicola Kodak fu sviluppata dal fotografo di fiducia come si usava 27 anni fa.

I minuti subito dopo il fischio finale sono rimasti indelebili nella memoria a lungo termine: i non molti tifosi romanisti ancora all'interno dello stadio - in tanti se l'erano già svignata a metà della ripresa - che applaudivano i nostri mentre correvano e portavano in trionfo Zaccheroni verso lo spicchio della curva nord dove erano stipati 1.500 tifosi bianconeri festanti e nella storica curva sud invece altri bruciavano i loro vessilli giallorossi.

Io e Moreno, in tribuna con le nostre sciarpe bianconere al collo, venivamo congratulati dagli spettatori vicini quasi fossimo stati noi a vincere la partita, tanto che uno di loro impose lo scambio di sciarpa augurando per l'Udinese un cammino europeo con i fiocchi.

Con gli occhi lucidi, all'aeroporto di Fiumicino ci attese infine l'ultima sorpresa di quella strepitosa giornata: nell'area di attesa al gate del volo di ritorno scoprimmo che la squadra avrebbe viaggiato nel nostro stesso aereo e così passammo a festeggiare con loro il risultato, con la comitiva della Lazio guidata da Dino Zoff che, di ritorno da Torino dove aveva pareggiato contro la Juventus, si fermò per complimentarsi con i nostri.

Hai presente quei momenti che vorresti non finissero mai? Eccone uno.

Sbarcammo al Marco Polo di Venezia mescolati ai giocatori e fummo tutti accolti dai cori e dagli applausi di tanti tifosi bianconeri che erano arrivati a Tessera per testimoniare tutto il loro entusiasmo per il raggiungimento dello storico traguardo.

Fin da ragazzini avevamo sognato l'Udinese in Europa e, onestamente, dopo quasi 20 anni costellati da mille delusioni e di poche effimere gioie, non ci speravamo più e ci domandavamo spesso come sarebbe stato se il sogno fosse diventato realtà.

Fu bellissimo scoprirlo ancora più magico oltre ogni rosea aspettativa e impossibile chiudere occhio una volta rincasati ben oltre la mezzanotte. 


Sempre per gli amanti delle statistiche il tabellino del match e i voti assegnati da Franco Melli sul Corriere dello Sport.

Roma, Stadio Olimpico

Domenica 1 giugno 1997, ore 16,00

XXXIV giornata del Campionato serie A 1996/97

ROMA - UDINESE 0-3

42' Poggi, 45' Bierhoff, 87' Bia

ROMA: Berti 5, Pivotto 5, Lanna 5, Petruzzi 5, Statuto 5 (dal 65' Del Vecchio s.v.) Tommasi 5, Thern 5, Di Biagio 5, Bernardini 5 (dal 28' Di Magno 5) Totti 5,5, Balbo 5.

Allenatore Ezio Sella - DT Niels Liedholm 

UDINESE: Caniato 6,5, Bia 7 , Calori 6,5, Pierini 6, Helveg 6,5, Rossitti 6,5, Giannichedda 6, Sergio 6, Poggi 7 (dal 70' Cappioli s.v.), Bierhoff 7, Amoroso 6,5 (dal 82' Locatelli s.v.).

Allenatore Alberto Zaccheroni

Arbitro. Pierluigi Pairetto della sezione di Nichelino.

Spettatori: 51.262

 



   


        

 

 

  

 


 

giovedì 12 settembre 2024

GIUNTA? CHI ERA COSTUI? QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO...

Correva l'anno del Signore 1986, precisamente l'ultimo giorno di novembre, quando andò in scena questa vicenda dal sapore manzoniano ovvero quando, dopo un centinaio di presenze allo stadio Friuli, decisi di accettare le insistenze di uno dei miei compagni di merende - e di spalti - per seguirlo in trasferta per la prima volta.
Destinazione: "Quel ramo del lago di Como..."  su cui sorgeva - e sorge tuttora benché oggetto di lavori di ammodernamento - il fatiscente stadio intitolato alla memoria di Giuseppe Sinigaglia, il campione di canottaggio caduto da eroe durante la prima guerra mondiale dalle nostre parti, sul Monte San Michele.
Missione: sostenere l'Udinese contro i lariani nella sua rincorsa disperata ad una salvezza possibile solo affidandosi alla matematica già dalla prima giornata di campionato, quando i bianconeri più antichi d'Italia si erano presentati ai nastri di partenza con uno zaino zavorrato da 9 punti di penalizzazione, in un torneo di sole 30 giornate e che prevedeva allora solo due punti per la vittoria.
Fardello che la famiglia Pozzo , alla sua prima esperienza alla guida del Club, aveva ereditato in estate dalla precedente gestione Lamberto Mazza - Tito Corsi, protagonista di una rocambolesca salvezza all'ultima giornata ma anche, o di più, nelle aule della giustizia sportiva per il coinvolgimento nello scandalo del totonero bis.
Insomma un compito che neanche Tom Cruise avrebbe accettato dopo che il nastro si fosse autodistrutto passati i canonici cinque secondi dalla fine del messaggio che gli propone, come di rito, la missione impossibile. 
Ci sarebbe voluto un miracolo, ma "Colà dove si puote ciò che si vuole" sicuramente la lista di richieste era molto lunga e con l'aggiunta di tante"priority" sui cartellini rispetto a quella sottoscritta dalla tifoseria friulana.
Eppure quella domenica di fine novembre con grande fiducia Moreno, Roberto ed io eravamo saliti, ancor prima dell'alba a Cividale, sul Pullman che il club Arthur Zico di Orsaria aveva organizzato per l'undecima gara del girone d'andata in quel di Como, nonostante l'Udinese avesse raggiunto quota "zero" solo la giornata precedente dopo un uggioso 0-0 casalingo con la Samp di Vialli e Mancini, che era costato peraltro la frattura al setto nasale per il portiere Brini. 
In fin dei conti - coì si ragionava tra noi in corriera - a "Picchio" De Sisti, novello Ethan Hunt sulla panchina bianconera, Gianpaolo Pozzo - non ancora "Paron" -  e Franco dal Cin gli avevano consegnato una rosa arricchita da ben tre ex-campioni del mondo del calibro degli azzurri "figli di Bearzot"  "Ciccio Graziani", Fulvio Collovati e il gringo pampero Daniel Bertoni, mica gli ultimi arrivati!
In particolare l'argentino al suo arrivo aveva subito proclamato: "E' un' Udinese da Coppa Uefa, sono sicuro si salverà!"-
E d'accordo che il Como era una rivelazione di quella prima parte di stagione con ben 12 punti già in saccoccia a sole 4 lunghezze di ritardo dal Napoli capolista di Diego Maradona, ma era sicuramente il solito fuoco di paglia destinato a spegnersi presto, magari già pago del brillante avvio e per di più quel giorno annunciato senza diversi titolari, tra cui Stefano Borgonovo, punta di diamante e bomber dell'attacco lariano.
"I nostri che adesso sono a quota zero lotteranno con il coltello tra i denti!"   - "Per noi ogni partita è un'ultima spiaggia!" - "Contano le motivazioni! Noi ne abbiamo molte più di loro".
E avanti così, con genuina ingenuità e la fede del vero tifoso, che confonde la realtà con i propri desideri e nel nostro caso pure aggravata del mancato ricorso alla "Santa Barbara" di bottiglie cabernet che era spuntata nei sedili in fondo al pullman già al semaforo di Remanzacco e a cui invece avevano subito attinto i chiassosi occupanti degli ultimi posti.
Tra questi spiccava un biondino in particolare che, appena sceso dalla corriera "sulle sponde del ramo del lago di Como", scagliò con violenza il mozzicone di panino al salame che stava mangiando direttamente contro il parabrezza di un auto in corsa al grido di "Como Merda Vaffanculo!".
Le nostre speranze che accompagnarono tutto il viaggio di andata  sembravano pure trovare fondamento nella lettura delle Sacre Scritture del tifoso che si rispetti - la Gazzetta dello Sport - che riportava "le difficoltà di Mondonico nel scegliere l'undici di partenza, con il probabile impiego di un tale Giunta,  semi esordiente ragazzino di 19 anni, per rimpiazzare il bomber Borgonovo!
Così, senza rendermene conto, feci il verso al celeberrimo Don Abbondio che, nell'ottavo capitolo de "I promessi Sposi" s'interroga a voce alta "Carneade? Chi era costui?"
"Ma hai letto?? Oggi si vince sicuro! Alla peggio portiamo a casa uno 0-0... Chi vuoi che oggi segni per il Como? Giunta??? - risate - "Marcato da Collovati poi. Quello non vedrà la palla!!"   
Bene.
Qualche ora più tardi, se nel vecchio impianto comasco allora tale e quale a quando venne inaugurato nel 1927 ci fosse stato un tabellone luminoso, dopo un minuto dallo scoccare dell'ora di gioco si sarebbe potuto leggere: COMO - UDINESE 3-0 - 5' Giunta 50' Giunta 61' Giunta.
L'ultima mezz'ora fu, come dicono nel basket, "garbage time" utile solo alle statistiche per registrare il gol della bandiera di Edinho ad un quarto d'ora dalla fine.
Tre a uno, tutti a casa e Giunta con il pallone...
"Ehi ragazzo! Certo che tu di calcio capisci un cazzo!" così venni apostrofato con aria scura da un vicino di corriera dai capelli bianchi che aveva ascoltato i miei saccenti vaticini dell'andata, mentre incolonnati a testa bassa, mesti, ci radunavamo fuori dallo stadio al termine della gara per affrontare il lungo viaggio di ritorno.  
Cercando di uscire indenni dalla sassaiola dei tifosi della località cara al Manzoni, evidentemente non sufficientemente paghi di aver visto i loro beniamini suonarcele in campo ma desiderosi di farlo anche loro di persona al di fuori dallo sghembo terreno di gioco del Sinigaglia.
Un unico sasso centrò il bersaglio: la fronte del biondino lanciatore di panini al salame; quando si dice il Karma...
Accompagnata dalle volanti della Polizia fino all'imbocco dell'autostrada per evitare ulteriori guai, la piccola carovana di pullman targati UD infine poté infine far rotta decisa verso casa per quel mesto e lungo rientro senza proclami o parole, ma con soste in autogrill che misero sotto pressione i sistemi di antitaccheggio.
Insomma, "il matrimonio con la vittoria della speranza proprio non s'era da fare, né ora, né mai!"
Tra parentesi: la carriera di Salvatore Giunta non fu quella dell'astro nascente che sembrava essere apparso "scherzando" lo stopper mundial di Teor in quel freddo pomeriggio in riva a quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti... ma si concluse in serie C2 nel 2002 alla Sangiovannese, dopo essere stato un buon mestierante del centrocampo con le maglie di Brescia, Padova, Verona, Carrarese, Teramo e 7 esotiche presenze in Costa Azzurra con quella del Cannes.
A fine stagione: Como 9° posto con 26 punti, Udinese 16° e ultima con 15 punti (24 e salva senza la penalizzazione) - Salvatore Giunta: 18 presenze e ... 4 reti.
Per gli amanti delle statistiche allego tabellino e voti assegnati da Alberto Cerruti sulle Sacre Scritture in rosa il giorno dopo.

Como, 30 novembre 1986
Stadio Giuseppe Sinigaglia

Campionato di Serie A 1986/87
XI Giornata del girone d'andata

COMO - UDINESE 3-1

marcatori: 9', 50', 61' Giunta (Como) 74' Edinho (Udinese)

COMO: Paradisi 6, Tempestilli 6,5, Bruno 6,5, Centi 6,5, Maccoppi 6,5, Albiero 6,5, Mattei 7, Invernizzi 7, Giunta 9 (66' Mazzucato s.v.) Butti 6 (44' Moz 6) Todesco 6.
A disposizione: Braglia, Guerrini, Russo
Allenatore: Mondonico

UDINESE: Abate 5,5, Galparoli 6, Storgato 5,5, Colombo 5, Edinho 6,5, Collovati 4,5, Chierico 4,5, Miano 6 (80' Dal Fiume s.v.), Graziani 5,5 (70' Branca s.v.), Criscimanni 5, Zanone 5.
A disposizione: Spuri, Susic, F. Rossi.
Allenatore: De Sisti 
 
Arbitro: Coppetelli della Sezione di Tivoli
Spettatori 12.000 circa
  

martedì 10 settembre 2024

PENSAVAMO DI AVER VISTO IL PEGGIO

 

Quel giorno fisicamente o virtualmente eravamo tutti a New York e osservando quel fumo ci chiedevamo: “E adesso?” … un po’ come fummo tutti a Berlino la notte del 9 novembre 1989 e ci domandavamo la stessa cosa. Con animo molto diverso. Dopo più di 20 e 30 anni abbiamo avuto parecchie risposte. Molte assai sgradite..

A distanza di più 20 anni abbiamo capito che quello era il primo grande shock causato dalla complessità del mondo globalizzato post caduta del muro di Berlino. La reazione fu l’aumento delle procedure di controllo per la sicurezza delle persone. Poi nel 2008-20011 la crisi dei mutui e del debito. La risposta fu l’aumento delle procedure di controllo per la sicurezza dei movimenti finanziari. Infine (per ora) l’arrivo della pandemia nel 2020 che ha portato nuove, invasive e necessarie procedure di controllo sulle persone per la sicurezza sanitaria. In parole semplici abbiamo capito che il nostro sistema economico-sociale, che garantisce a larghe fasce di popolazione mondiale benessere (materiale) e sicurezza, ha come prezzo da pagare il continuo aumento della complessità che aumenta l’entropia del sistema, rendendolo soggetto a crisi periodiche sempre più violente.

PENSIERI DI INIZIO STAGIONE


Impiegare del tempo per occuparsi di ricordi può sembrare a prima vista un esercizio sterile e privo di interesse, specialmente nel momento storico attuale, tutto assorto in un eterno presente dove  nessuno pare avere più spazio per attività che si aprono e si chiudono occupando più di 5 minuti. 
Specialmente se si tratta di lettura, figuriamoci poi se non si tratta di gossip dell'ultima ora e riguarda invece fatti e sentimenti del tempo che fu, anche se questo passato remoto è datato "solo" settembre 2020.
Tra meno di tre settimane prenderà il via la quinta stagione della UEB GESTECO Cividale del Friuli, la terza consecutiva in serie A2, la prima in cui alla vigilia gli "addetti ai lavori" considerano la società del Presidente Micalich qualcosa di diverso da uno "scherzo" destinato a finire presto, un'anomalia, una meteora, capitata nella seconda serie nazionale in virtù di particolarissime congiunzioni astrali, in via di rapido esaurimento come il passaggio di una cometa.  
In riva al Natisone si fanno gli scongiuri, visto come sono i andati due precedenti campionati a dispetto delle "Cassandre" e degli esperti di turno, con salvezze centrate in carrozza prima di costituire ostacoli molto seri per le "corazzate" incontrate nei primi turni di play-off, costrette a sudare le proverbiali sette camicie per levarsi di torno il fastidio dei  Pilla's Boys.
Oggi Cividale non è più circondata da quel misto di sufficienza - godetevela fin che potete, perché tanto non dura -  e curiosità degli esordi - che mi riporta alla mente quando negli anni 80 durante le gite scolastiche incontravi in giro per l'Italia altri studenti che alla risposta della domanda "da dove venite?" -  "Da Cividale, provincia di Udine", facevano eco immancabilmente con un perplesso "Cividale?? Udine? Do' cazzo stà Uddine? Ah si, sul confine, Jugoslavia"
Adesso le Aquile gialloblù e la loro tifoseria - sono diventate una piazza ben conosciuta e rispettata nel panorama cestistico nazionale - dopo che in due stagioni sono uscite vincenti dai palazzetti di Piazzale Azzarita a Bologna, di viale Tiziano a Roma oppure l'Unieuro Arena di Forlì, l'Allianz Dome di Milano e in Via Perusini a Cividale ci hanno lasciato le penne società come la Fortitudo Bologna, la Pallacanestro Trieste, Cantù, Torino, Milano 2, la supercorazzata Trapani e se tralascio qualche altro "mostro sacro" caduto sul campo non si offenda per la dimenticanza.
Per la stagione 2024/25 il Palazzetto di via Perusini - detto anche Palagesteco -  si presenterà poi tirato a lucido perché l'Amministrazione comunale è riuscita a procurare i fondi ed avviare i lavori di ampliamento - altri 400 posti da sommarsi ai precedenti 2.800 - e ammodernamento impianto audio in tempo per la prima giornata di campionato, quando la UEB ospiterà l'Unieuro Forlì.
Una casa più accogliente e capiente per venire incontro alla crescita esponenziale di seguito, certificata dalle 1.800 tessere di abbonamento già sottoscritte e che fanno del traguardo dei duemila "soci" un obiettivo realistico e non una "boutade" promozionale.
Tenuto conto che a soli 17 km ha sede un'altra storica società della pallacanestro italiana che ogni anno parte con ambizioni di promozione in serie A investendo cifre importanti, il risultato è davvero degno di nota.
Circostanza che testimonia come i gialloblù ducali abbiano inoltre trovato "simpatia" in un bacino ben più ampio rispetto al cividalese, che ragionevolmente non potrebbe reggere una proporzione di 1 abbonato su circa 5 residenti.
Un'altra stagione è dunque alla porte e tutto questo interesse e tanta questa fiduciosa attesa oggi sembra quasi un "dato" acquisito, una sorta di "normalità" sulle rive del Natisone, alla luce dei recenti successi, praticamente in striscia dalla primavera 2022, anno della promozione.
Tutto l'ambiente è giustamente proiettato sulle nuove ed entusiasmanti sfide che attendono la Gesteco nel prossimo campionato a girone unico a 20 squadre, tutte ricche di tradizioni e in cui quelle che non dichiarano apertamente di volere la massima serie, affermano di puntare ai play-off.
Lo è naturalmente anche chi scrive, anche se in questo momento il suo primo pensiero va al settembre del 2020, quando come da un'astronave aliena sbarcò in via Perusini un gruppo di giocatori "messi insieme" e consegnati ad un allenatore di fama come Stefano Pillastrini  da un gruppo di dirigenti appassionati e sognatori, capaci di convincere un gruppo di Sponsor a sostenere un progetto che in quel preciso momento storico pareva essere davvero "fuori dal tempo".
Lo ricordo con commozione, perché ebbi il privilegio di raccontare le partite e la storia di quel gruppo quando Via Perusini divenne un fortino praticamente inespugnabile anche senza l'incitamento e la magia che ha saputo creare il pubblico negli anni a venire, quando le uniche urla erano quelle del Silenzio che regnava nel palasport, in un clima reso surreale dalle fila di seggiolini vuoti.
Quando arrivavo al Palazzo munito di autocertificazione e mascherina e dovevo lasciare il numero di telefono esibendo il green-pass per poter accedere e dividere solo con la collega Chiara Zanella la "tribuna stampa" dietro il canestro.
E soprattutto quando vi uscivo per rincasare, senza incontrare anima viva dato il vigente coprifuoco oppure al massimo scambiando quattro chiacchiere con la pattuglia della Polizia che immancabilmente fermava le auto in circolazione per verificare il motivo del transito in quell'orario proibito.
Quando veramente "quattro gatti" mi chiedevano notizie sulla squadra di basket, in un periodo in cui tutti avevano ben altro a cui pensare. 
E ricordo ancora con altrettanta commozione la lacrima che scese quella serata di inizio giugno 2021, quando per gara 3 della semifinale dei primi  play-off  promozione contro Taranto, il pubblico venne di nuovo ammesso in via Perusini e vidi cica 300 persone (sui 500 posti consentiti) entrare timidi nel palazzetto, ignari di quello che sarebbe diventato di lì a un anno quell'impianto.    
Altro che gli attuali festosi post partita, quando a Cividale non è possibile "mangiare qualcosa" senza aver prima prenotato, visto che i locali si riempiono come uova dopo la sirena finale in via Perusini.
A ripensarci sembra un tempo che non sia mai esistito, a distanza di soli 4 anni.
E in effetti per molti che in quel tempo non potevano esserci, non è mai esistito.
Per chi l'ha vissuto., è bello oggi constatare come lo spirito che si respirava in campo e nel gruppo in quei giorni sia stata la leva su cui quel progetto è riuscito a decollare ed  arrivare là, solo dove osano le Aquile!  

sabato 7 settembre 2024

FORLI' CON AUTORITA' SI AGGIUDICA IL TORNEO BORTOLUZZI 2024

 

La finale della quarta edizione del Torneo Bortoluzzi-Trofeo Butangas, tradizionale viatico "balneare" verso l'inizio del campionato per le Eagles, proponeva per Cividale e Forlì una succosa anteprima di quella che sarà la loro prima giornata della nuova stagione, nonché un interessante check-up sullo stato di preparazione delle due compagini e delle rispettive ambizioni.

Nella storia recente le sfide tra le due squadre non sono state mai banali, con andamento in perfetta parità di vittorie sia in casa che in trasferta, dove Cividale conquistò la prima vittoria della sua storia in serie A2 nel novembre 2022 proprio nell'ostico e fino ad allora invitto impianto romagnolo.

Il successo questa volta invece l'ha conquistato Forlì al termine di un match condotto con autorità dall'inizio alla fine, mentre la finale di consolazione ha premiato la Carpegna Pesaro che ha dovuto sudare parecchio per piegare l'Elachem Vigevano sconfitta per 87-95 solo dopo un tempo supplementare.

Si parte con Redivo, Marks, Marangon, Miani e Dell'Agnello per Cividale mentre coach Martino propone Harper, Del Chiaro, Dowson, Gaspardo e Pollone per un avvio all'insegna dell'equilibrio e continua ricerca di circolazione della palla in velocità per la Gesteco, non sempre però premiata nelle conclusioni ed il punteggi sul 10-12 a metà tempo; Pillastrini manda in campo Rota e Ferrari per Redivo e Dell'Agnello e poi Mastellari per Marangon e il bolognese si mostra subito "on fire" "sparando" la tripla del 13-14 a 3'20" dal primo stop a cui si perviene sul 15-19 per i forlivesi, in un finale di tempo in cui Cividale paga il nervosismo dovuto a qualche fischio arbitrale non proprio intonato- con aggiunta di fallo tecnico alla panchina ducale. L'andamento nel match non muta nel seguente periodo, con le difense che mantengono alta l'intensità ed il capitano Cinciarini sugli scudi per Forlì, che continua a condurre di misura (20-24) a 6'50" prima di allungare sul + 7 con una tripla di Dawson (20-27) che induce coach Pillastrini a chiamare minunto per risistemare i suoi dopo che il duo Redivo – Miani non s'intende sotto il canestro romagnolo nel successivo possesso. I suoi lo ripagano con maggiore attenzione difensiva e si rifanno sotto con una tripla proprio del lungo di Codroipo, ma Forlì continua a "bombardare" dalla distanza e mantiene costante il margine accumulato allungando a + 9 (27-36) a 2'50" dall'intervallo lungo. A questo punto ci prova il "Sindaco" Redivo a dare la "scossa" con una tripla "sparata" direttamente da Bahia Blanca con mano in faccia di Pollone e conseguente aggiunta di libero supplementare per il 31-36 a dimezzare il gap; i "rossi" però non battono ciglio e con Cinciarini, Parravicini e Pollone continuano a colpire ancora dalla distanza per il 34-44 con cui si va al riposo in un clima in campo già da campionato.

Il rientro in campo non muta il copione con Forlì, che tira con il 60% dalla distanza, a volare sul + 19 (35-54) a 5'28", anche perché Cividale litiga con il canestro, non riesce a trovare il modo di scardinare l'intensa difesa degli uomini di Martino e neppure contrastare efficacemente i giochi degli avversari che trovano troppi tiri aperti e l'ultima sirena suona con il tabellone fermo sul per Forlì + 23 per Forlì (50-73). Nell'ultima frazione i romagnoli frustrano tutti i tentativi delle Aquile di riprendere quota, replicando colpo su colpo ai tiri dalla lunga che i ragazzi di Pillastrini infilano nella retina rossa, in un match che si chiude 79-91.

Tante le indicazioni utili per i ducali in vista della rivincita tra 20 giorni a Cividale, quando i due punti peseranno per davvero.

UEB GESTECO CIVIDALE – PALLACANESTRO FORLI' 79-91

(15-19, 34-44, 50-73)

UEB GESTECO CIVIDALE

Marangon 3, Marks 10, Redivo 19, Miani 11, Berti 6, Ferrari 14, Dell'Agnello 7, Mastellari 6, Rota (k) 3, Ndiaye n.e., Piccionne.

Allenatore Stefano Pillastrini

Vice Giovanni Battista Gerometta, Alessandro Zamparini

Tiri da due 11/28, Tiri da tre 14/28, Tiri liberi 15/21 Rimbalzi 26 (18 dif. 8 off.)

PALLACANESTRO FORLI'

Dawson 11, Parravicini 17, Cinciarini (k) 15, Tavernelli n.e., Gaspardo 11, Pascolo 4, Del Chiaro, Pollone 9, Pinza, Harper 10.

Allenatore: Antimo Martino

Vice Paolo Ruggeri

Tiri da due 14/21, Tiri da tre 16/31, Tiri liberi 15/18 Rimbalzi 31 (27 dif. 4 off.)

Arbitri: Moreno Almarigogna, Stefano Wassermann e Matteo Rojaz

Spettatori: 600 circa


venerdì 6 settembre 2024

CIVIDALE PARTE A RAZZO NEL TORNEO BORTOLUZZI E VOLA IN FINALE CON FORLI'

 

Dopo la vittoriosa sgambata con i Bulls di Kapfenberg e la bella prova contro la Reyer Venezia dove la vittoria di prestigio era sfumata all'ultimo assalto in quel di Feltre, la Gesteco affrontava a Lignano la "vecchia" conoscenza della Elachem Vigevano nella semifinale della quarta edizione del Torneo Bortuluzzi- Trofeo Butangas, il tradizionale appuntamento nella pre-season dei ducali.

Obiettivo delle Aquile gialloblù era quello di proseguire spedite nella marcia di avvicinamento all'inizio del campionato che la vedrà opposta a fine mese nella prima giornata proprio alla Pallacanestro Forlì, vincitrice dell'altra semifinale a spese della Carpegna Pesaro al termine di una partita molto equilibrata tra due compagini che si presentano ai nastri di partenza con l'ambizione di lottare fino alla fine per la promozione nella massima serie.

Il match domani avrà un succoso anticipo nella finale, perchè Cividale ha dimostrato di essere già ben "avanti con il lavoro", con una prestazione convincente che ha messo in mostra giochi di squadra collaudati e che beneficiano di un apporto importante da tutti gli uomini del roster.

In avvio Pillastrini si affida a Redivo, Marks, Marangon, Dell'Agnello e Miani con Vigevano che si dimostra subito più nel match e dopo un canestro sottomisura di Marangon ben servito no-look da Marks, infligge un parziale di 0-13 ai ducali ed è avanti 2-13 a 6'50", sfruttando un approccio difensivo "molle" di Cividale. Il coach delle Eagles rimescola il quintetto con l'inserimento di Berti, Ferrari, Mastellari e Rota e la mossa migliora l'intensità dei suoi che adesso limitano le incursioni dei lombrdi e si portano sul 14-18 a 1'20", grazie all'ottimo impatto di Mastellari che con due triple fissa il punteggio della prima frazione. L'avvio del secondo periodo è una replica della falsa partenza di Cividale, con Vigevano che vola sul 14-25 dopo una tripla di Galassi, prima che i friulani serrino di nuovo i ranghi e si rifacciano sotto sul 23-25 grazie a Lucio Redivo che infila una tripla e poi assiste Miani per una "bimane" nell'area lonbarda. A 2'09" dall'intervallo lungo si concretizza la rincorsa delle Aquile, che mettono il naso avanti sul 33-32 con un tap-in di Berti e falliscono poi un paio di possessi per allungare ulteriormente prima del riposo. La terza frazione si apre con una tripla siderale e uno step back del Sindaco Redivo per il 38-32 in un amen, con Cividale che poi allunga sul +10 a 6'58" grazie ad un canestro sottomisura di Marangon, che suggella una fase in cui le Aquile giostrano con velocità e buona circolazione della palla in transizione, oltre aver preso il controllo sotto il proprio tabellone. Due triple, una di Rota e una di Marks scavano il + 16 (32-48) a 4'39", con Vigevano che ancora non è riuscita a smuovere il punteggio e la Gesteco che continua a colpire dall'arco con Mastellari per il 55-34 a 1'37" dalla penultima sirena, a cui si arriva con il punteggio di 61-36. Nell'ultima frazione Cividale alza il piede dall'accelleratore, mentre gli avversari con generosità provano a limare il divario ma non riescono ad abbinare alla verve difensiva percentauali adeguate ed il match va definitiavamente in archivio sul 75-53.

UEB GESTECO CIVIDALE – ELACHEM VIGEVANO 75-53

(14-18, 33-32, 61-36)

UEB GESTECO CIVIDALE

Marangon 8, Marks 10, Redivo 12, Miani 8, Berti 5, Ferrari 6, Dell'Agnello 8, Mastellari 13, Rota (k) 5, Ndiaye, Piccionne.

Allenatore Stefano Pillastrini

Vice Giovanni Battista Gerometta, Alessandro Zamparini

Tiri da due 20/41, Tiri da tre 8/20, Tiri liberi 11/13 Rimbalzi 42 (37 dif. 5 off.)

ELACHEM VIGEVANO

Mack 7, Teddi n.e., Tallan 6, Peroni 8, Galassi 5, Oggioni n.e., Rossi (k) 4, Oduro 2, Stefanini 10, Leardini 2, Strautmanis 2, Jerkovic 7.

Allenatore: Lorenzo Pansa

Vice Alessandro Susino e Lorenzo Brumi

Tiri da due 16/43, Tiri da tre 5/15, Tiri liberi 6/8 Rimbalzi 31 (29 dif. 2 off.)

Arbitri: Michele Centonza, Umberto Tallon e Chiara Maschietto

Spettatori: 600 circa



lunedì 26 agosto 2024

IL GIORNO (O IL VIAGGIO) PIU' LUNGO

Uno dei momenti più critici nella vita dei maschi nati fino al 31/12/1985 era dubbio fosse la vigilia della partenza per il servizio militare di leva oppure il primo giorno passato in Caserma; le opinioni, come al solito quando bisogna fare una scelta netta, sono divergenti: c'è chi non dimentica l'angoscia del viaggio di andata verso l'ignoto, turbato dai racconti apocalittici che gli amici anziani e già congedati gli avevano propinato con un misto di humor e di sadismo e altri invece che ricordano, come fosse adesso, il tremendo senso di smarrimento e conseguente timore, che li aveva travolti una volta che il portone della Caserma si era chiuso alle spalle ed erano iniziate le urla dei sergenti istruttori che li avevano "accolti" nei vari C.A.R. d'Italia in cui erano stati destinati (Centro Addestramento Reclute).

Certo nella scelta conta molto l'esperienza personale di ciascuno; faceva differenza l'età, il corpo, il reparto e il luogo di destinazione: una cosa era partire per un CAR di fanteria vicino a casa oppure finire nei paracadutisti della Folgore o alla famigerata SMALP di Aosta (Scuola Militare Alpina) per il corso AUC (Allievi Ufficiali di Complemento).

Una cosa poi era partire pischelli, appena compiuti i 18 anni, oppure terminati o prossimi alla fine degli studi universitari.

Tra gli amici le opinioni e le esperienze si dividono più o meno in parti uguali, per cui non mi resta che dire la mia.

Sicuramente fu la sera della partenza ed il viaggio verso la destinazione: la Caserma "Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa" di Fossano (Cuneo), sede del II Battaglione della Scuola Allievi Carabinieri Ausiliari di Torino, per "frequentare" il 170° Corso A.C.A. - Allievi Carabinieri Ausiliari, intitolato alla memoria del Brigadiere Angelo Joppi.

Ancora non lo potevo sapere, ma il suo vero nome era 170° "SAHARA", come erano battezzati dagli allievi tutti i  corsi estivi nel microclima particolarmente caldo e afoso della località piemontese, da trascorrere più che si poteva all'aperto, stante l'ovvia mancanza di sistemi di climatizzazione nelle camerate, che non fossero le finestre aperte di notte.

Tutti quelli invernali invece erano intitolati "FINDUS", visto che invece scontavano la rigidità dell'inverno nel cuneense, i malfunzionamenti cronici dell'impianto di riscaldamento e gli spifferi gelidi notturni provenienti dalle finestre che ancora non avevano potuto beneficiare di tanti bonus fiscali di efficientamento energetico.  

Quella sarebbe stata per tre mesi la mia "casa", assieme a quella di altri 1000 ragazzi provenienti dalle regioni del centro-nord Italia, in attesa di lasciare la pellicola del bruco - l'allievo - e conseguire per i successivi 9 mesi lo status  - e la pistola - di Carabiniere in qualche altra regione del Centro-Nord Italia, verosimilmente quella di residenza.

Alle 21,00 circa della sera del 5 giugno 1992, alla stazione di Udine, salutavo i miei genitori dal finestrino di un treno che, dopo essersi cambiato "l'abito" nelle stazioni di Venezia Mestre, Milano Centrale e Torino Porta Nuova, mi avrebbe infine fatto scendere alle 9,00 del mattino seguente in quella di Fossano in una sorta di D-Day 48 anni dopo un 6 giugno ben più drammatico.

Probabilmente il viaggio "più lungo" di tutta la mia vita, non solo per i tanti cambi, le attese e le ore sui binari: incominciavo a mettere a fuoco, e toccarlo con mano, il concetto che di lì a poco la mia Vita sarebbe cambiata drasticamente, che abitudini consolidate, routine quotidiane, persino visioni del mondo erano in procinto di essere sostituite o messe in discussione da altre assai diverse e che, nonostante i tanti e particolareggiati racconti di amici che mi avevano preceduto nell'esperienza di vestire per un anno la divisa dell'Arma, ancora avevano i contorni dell'ignoto.

Mille domande, mille pensieri, mille per mille preoccupazioni. 

In ordine sparso:  la relazione sentimentale che avevo iniziato non molto prima della partenza avrebbe retto lo struggimento e la frustrazione della lontananza forzata? sarei riuscito in qualche modo a continuare la stesura della tesi di laurea che ora "quell'interruzione" rendeva assai complicata? sarei riuscito davvero ad adattarmi nel regno del "Signorsì"? in quel mondo che non contemplava la possibilità di discutere gli ordini ma solo di dar loro esecuzione, senza farsi e, soprattutto fare, troppe domande? 

E poi m'immaginavo le situazioni critiche in cui un Carabiniere poteva trovarsi nel suo quotidiano: in particolare l'idea di essere coinvolto nelle operazioni di ordine pubblico allo stadio oppure nelle manifestazioni di piazza, mi faceva correre un brivido lungo la schiena. Sarei stato all'altezza? Sarei riuscito davvero a spaccare, per legittima difesa, una carabina sulla schiena di qualche "tifoso" in curva?

E se mi fossi trovato in mezzo ad un conflitto a fuoco? Sarei stato in grado di cavarmela?? "Ricorda, è meglio un brutto processo di un bel funerale" - questa era stata la risposta dei "reduci" prima della partenza, interpellati in merito.

Io avevo studiato per diventare un commercialista, mica Serpico!!!

Insomma, ore e ore con quei pensieri che giravano e rigiravano nella mente come il famoso criceto in gabbia, sempre con risposte insoddisfacenti o incomplete nel buio dello scompartimento del treno con il costante rumore dello sferragliare del convoglio sulle rotaie.

Poi, esaurita la sosta a Milano Centrale, qualcosa cambiò perché le carrozze si erano nel frattempo riempite di tanti e tanti ragazzi più o meno della mia età, con i capelli tagliati corti e un borsone al seguito, ma soprattutto tutti con gli stessi pensieri che si leggevano nel loro sguardo lontano, colmo di smarrimento e preoccupazione.

E molta umidità.

Stessa mia destinazione, non ero più solo.

Così le ultime ore prima dello "sbarco" sulla banchina di Fossano in "Normandia", passarono un po' più veloci ma soprattutto meno "faticose" nell'animo, constatando che quei pensieri pesanti come il piombo erano condivisi da molti altri e che insieme riuscivamo a "farci coraggio" e persino a scherzarci sopra.

Che fosse meglio lasciar stare tutte le previsioni ma dedicarsi ad essere pronti ad affrontare le situazioni via via che queste si palesassero, lo capimmo non appena ci trovammo sulla "spiaggia" della stazione del cuneense e svanirono tutti i piani di farci un giro insieme in paese per consumare le ultime "ore d'aria" prima di rispondere "presente" alla chiamata per le ore 12,00, come riportato sulla famigerata cartolina di precetto colore rosa: fuori dall'edificio ferroviario erano parcheggiati alcuni bus blu con l'inequivocabile scritta CARABINIERI sulla fiancata e diversi graduati in divisa che sbrigativamente c'invitavano a mostrare i documenti e salire sui mezzi alle nove del mattino.

Durante tutto il primo giorno non ci fu molto tempo per pensare oltre e farsi prendere dalla nostalgia: come in una catena di montaggio tutti 500 arrivati in giornata fummo sottoposti ad una serie continua di frenetiche attività volte a trasformarci da civili a militari in 24 ore: riconoscimento, visita medica, inquadramento in uno dei 12 plotoni del battaglione in base alle iniziali del cognome, consegna di tutto il materiale personale, camerata e posto branda, incontro con i propri comandanti, rancio e prime istruzioni sulle regole interne (orari, come e quando sistemare il letto, la cura e l'igiene personale, i vari servizi, ecc..) e la logistica della Caserma, una vera e propria città nella città.

Seppur decisamente fatiscente e con i servizi igienici che rispettavano questa proporzione: 12 "turche" (di cui almeno la metà costantemente fuori uso) per 90 allievi. Ricordo ancora il primo pensiero: "Ma con quale cazzo di coraggio i NAS (Nucleo Antisofisticazioni e Sanità) dei Carabinieri girano per gli esercizi pubblici a fare le multe?"

Solo a tarda serata, disteso nella branda della camerata, di nuovo solo con i miei pensieri amplificati dal suono della tromba del silenzio, compresi che "niente sarebbe stato come prima".

Nell'ipotesi che il lettore sia arrivato sino a questo punto, non è mia intenzione tediarlo oltre con aneddoti di quel primo giorno, probabilmente assai simili a quelli vissuti in prima persona se nato prima del 31/12/1985 e non esentato dal servizio militare.

Però 2 di numero li voglio lasciare alla memoria dei posteri.

Il primo, che ben dipinge quanto diverso fosse il politicamente corretto 30 anni fa rispetto ad oggi, si riferisce al discorso che ci fece il caposquadra, un brigadiere di origini friulane, quando alla meno peggio riuscì ad inquadrare i miei compagni di plotone e me nel piazzale davanti alle camerate che ci erano state assegnate.

Con voce stentorea e scandendo bene, lentamente, le parole, più o meno disse così:

"In questa Caserma e nell'Arma in generale possiamo essere tolleranti su molte cose; ma su tre non si transige minimamente e siete pregati di ficcarvelo bene in testa da questo momento in avanti.

Primo: non accettiamo chi ha la mano lunga.

Secondo: non accettiamo chi fuma sostanze diverse dal tabacco, assume polveri diverse dalla penicillina o per via endovenosa sostanze diverse dalle flebo o dalle vaccinazioni.

Terzo: non è gradito chi suona il flauto a pelle.

Per cui se ricadete in una di queste categorie e foste riusciti comunque ad arrivare qui, è meglio che ce lo diciate voi subito e sarete solo trasferiti in altro reparto dell'Esercito senza ulteriori accertamenti o complicazioni perché se invece in questi tre mesi o più tardi lo scopriamo noi, poi è peggio."

Il secondo aneddoto invece riguarda la visita medica a cui venimmo sottoposti prima di essere immatricolati.

La procedura ricordava vagamente quella vista nel film "Schindler's List", quando i detenuti del campo venivano separati, denudati e inviati in diverse fila ad un sanitario in divisa che sommariamente li guardava e poi con un cenno della mano li inviava da una parte o dall'altra.

Mi si perdoni la macabra analogia, ma quello fu il pensiero che mi assalì quel giorno.

A gruppi di 10 venivamo avviati da un graduato sul primo uscio di uno stanzone con due porte, "invitati" a spogliarci in fretta - e poi, una volta udito il nostro cognome e nome, ad entrarvi in serie, uno alla volta; in quella specie di "aula magna" erano state allestite a semicerchio 4 postazioni di cui l'ultima vicino all'altra porta e dalla quale poi si sarebbe usciti al termine del percorso.

Nella prima postazione un medico con il camice bianco ti chiedeva se assumevi abitualmente farmaci e se si quali, poi ti faceva aprire la bocca, osservava all'interno del cavo orale, di seguito scrutava cornea e pupille e infine con un cenno ti faceva proseguire al secondo e terzo step dove due militari dell'arma in divisa provvedevano rispettivamente a prendere e registrare peso e altezza.

L'ultimo "ostacolo" era il più temuto: innanzi ad un graduato in divisa che indossava un guanto chirurgico, senza camice bianco seduto su di una sedia vicina all'uscio, si veniva prima "invitati" ad esporre il glande, poi ad allargare le gambe e tossire mentre lui con la mano "guantata" - per la sua igiene (sic) -  dava una bella scrollata ai testicoli e ti ripeteva senza troppa "cortesia" di tossire e tossire ancora più forte.

Terminata "l'accertamento clinico" ti ritrovavi nel corridoio con un altro graduato che sollecitamente t'invitava a rivestirti, uscire e lasciar libero il passaggio.

Ancora un po' storditi nel piazzale della palazzina "medica" ci trovammo a commentare tra reclute e ricordo come se fosse adesso la chiosa di un commilitone lombardo: "Io sarò pure una spina di merda e quello là dentro un graduato... ma stasera quando andrà a casa, se la moglie gli chiederà com'è andata al lavoro, cosa gli risponderà? che ha tastato 500 scroti in due ore? e domani altrettanti?"  

Detto questo furono tre mesi indimenticabili, densi di esperienze irripetibili, tra cui il regalo di amicizie che mi onoro ancora di coltivare a distanza di più di trent'anni. 

Al momento del congedo, il 5 giugno 1993, oltre al sapore della gioia per riprendere la vita civile che avevo pianificato e desideravo, provai grande soddisfazione per essere riuscito, durante il servizio  al reparto di destinazione come Carabiniere ausiliario, a gestire e disimpegnarmi in diverse di quelle circostanze che tanto temevo e mi preoccupavano quella notte di un anno prima, sul treno che da Udine mi portava a Fossano. 





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