venerdì 24 febbraio 2023

SUI BINARI DELLA STORIA: LA LINEA CIVIDALE - CAPORETTO (KOBARID)

In un'epoca e in un luogo in cui si possono intrattenere rapporti di ogni tipo senza muoversi da casa, in cui praticamente ogni persona maggiore di anni 18 possiede un'automobile servita da una rete stradale capillare, l'idea che l'esistenza o meno di una ferrovia nei pressi di casa possa rappresentare il discrimine tra l'avvio dello sviluppo economico e quindi l'ingresso nel futuro oppure la condonna al declino e l'ancoraggio nel passato, capisco sia difficile davvero difficile da comprendere ai contemporanei nativi digitali e anche un po' oltre. Eppure dalla seconda metà del 1800 ed almeno sino al secondo conflitto mondiale con l'avvio della motorizzazione di massa, era proprio la presenza del collegamento ferroviario il vero volano per lo sviluppo di un territorio e per questo non ci deve stupire che al centro delle discussioni e degli interessi politici locali, a cavallo tra l'ingresso delle Valli del Natisone nel Regno d'Italia (1866) e la dichiarazione di guerra all'Austria-Ungheria (1915), era roprio la necessità che Cividale ed il territorio valligiano si collegassero a mezzo della strada ferrata con la vallata dell'Isonzo e quindi, grazie alla ferrovia transalpina Trieste-Jesenice anche alla Mitteleuropa. Diversi furono i progetti che vennero presentati per far proseguire le Locomotive provenienti da Udine oltre il capolinea di Cividale e accorate furono le battaglie dei politici locali al Parlamento romano per approvare le idee ma soprattutto finanziarle, trovando ostinatamente il "no" delle autorità militari che non vedevano assolutamente di buon occhio per ragioni strategiche il favorire i trasporti ed i collegamenti con la Monarchia Absuburgica, benchè all'epoca il Regno d'Italia fosse vincolato da un trattato di amicizia politica e militare proprio con gli Imperi centrali. Proprio nel momento in cui sembrava che il lungo iter potesse giungere al termine con il finanziamento del progetto che prevedeva il collegamento tra Cividale e Canale d'Isonzo (Kanal ob Soci), lo scoppio del conflitto contro l'Austria Felix di Francesco Giuseppe, ne decretò per sempre l'abbandono; paradossalmente invece, proprio per ragioni legate ai piani dello Stato maggiore del regio Esercito che necessitava ora di trasportare truppe, viveri e munizioni sulla linea del fronte dell'Isonzo, la Società Veneta di Padova venne incaricata di costruire una linea ferroviaria che collegasse, attraverso la Valle del Natisone, Cividale con la piana di Caporetto (Kobarid). In conformità con il mandato ricevuto, in un anno venne realizzata una ferrovia a scartamento ridotto che nel 1916 entrò in funzione ad uso eslusivo militare, nonostante le ripetute richieste delle autorità locali di poterla almeno parzialmente utilizzare anche per usi civili. Il percorso per complessivi 27 Km partiva in località Barbetta, nell'allora immediata periferia di Cividale, e attraversando Sanguarzo, Ponte san Quirino, Vernasso, San Pietro al Natisone, Sorzento, Ponteacco, Tiglio, Brischis, Pulfero, Loch, Stupizza, Poiana, Robic (Robis) arrivava nella piana di Kobarid (Caporetto) con capolinea nell'abitato di Suzid (Susida); sui binari "correvano" dieci locomotive a due assi a vapore saturo di costruzione Breda e impegnavano circa 2 ore e 40 minuti per completare l'intera tratta, attraversando il fiume Natisone in tre punti (Vernasso, Stupizza e Poiana) grazie alla costruzione di tre ponti (oggi non più esistenti). La sconfitta dell'ottobre 1917 con conseguente rovinosa ritirata da Caporetto da parte del truppe italiane determinò per la linea danni importanti al materiale rotabile e ai manufatti che le autorità militari austro-ungariche s'impegnarono subito a ripristinarla, tanto che nella primavera inoltrata del 1918 il servizio era stato riattivato con 3 corse gioranliere per senso di marcia e alla fine della guerra operavano ancora sette locomotive, undici vetture e ottantasei carri merci con convogli composti orinariamente da 3 o 4 vagoni. Terminato il conflitto, con il passaggio sotto la giurisdizione del Regno d'Italia anche di tutta la vallata dell'Isonzo, nel 1921 la tratta fu trasformata in linea civile e data in concessione alla ditta Eredi Binetti di Cividale del Friuli dopo la realizzazione del prolungamento della linea di tre chilometri da Susida a Caporetto ed il collegamento tra la stazione di Cividale Barbetta e la stazione ferroviaria della Udine-Cividale. La gestione, iniziata il primo agosto 1921 si concluse nell'agosto del 1932 a causa dell'aumento dei costi di esercizio e di manutenzione che resero l'attività, già scarsamente redditizia, non più economicamente sostenibile da un'impresa a capitale provato; il mancato interesse di un intervento pubblico di sostegno ne decretò quindi la soppressione definitiva con la concessione alla ditta cividalese Autotrasporti Rosina del collegamento su gomma tra le località a mezzo di autocorriere. Viaggiare con questo treno, significava non avere fretta perchè la velocità era ridotta anche per gli standard dell'epoca e non di rado i passeggeri erano chiamati a contribuire al movimento quando i vagoni erano sovraccarichi di merci e persone: nei tratti in salita i viaggiatori dovevano scendere e spingere il convoglio. Dopo un avvio positivo per la gestione che beneficiava di un gran numero di reduci o parenti dei caduti che volevano ritornare sui luoghi della battaglia ad onorare la memoria dei loro cari, il numero dei passeggerri diminuì sensibilmente anche "grazie" ad alcuni incidenti che causarono il grave danneggiamento e la perdita di diversi vagoni e la perdita di alcune locomotive e tutto questo finì per mandare prossima alla bancarotta la società di esercizio. Le sanzioni economiche inflitte all'Italia e la "sete" di materie prime del Regime Fascista per condurre la politica di riarmo portarono allo smantellemanto dei binari e del materiale rotabile ferroso. All'inizio del terzo decennio del XXI secolo rimangono ancora visibili solo pochi resti della linea ferroviaria: qualche galleria, tratti della massicciata con i muri di sostegno, i basamenti del ponte di Vernasso e la stazione di Stupizza, il manufatto meglio conservato della linea, ed infine i ruderi della stazione di Poiana con i resti della cisterna per il cambio d'acqua delle locomotive, mentre alcuni tratti del tracciato sono parte della progettata ciclovia che da Udine conduce al confine di stato con la Slovenia. Per chi volesse approfondire la storia e le curiosità legate a questo tentativo di unire la Valle del Natisone a quella dell'Isonzo (Soca) non può omettere la lettura dei seguenti lavori: Giulio Roselli, La ferrovia Cividale-Caporetto, Milano, 1975. Paolo Petricig, Quella ferrovia non s'ha da fare, Cooperativa LIPA editrice, San Pietro al Natisone, 1999 Vojko Hobič, Tadej Brate, Cividale Caporetto TRENINO - VLAKEC Kobarid Čedad, GraficStyle, Moimacco (UD), 2019 Per chi volesse invece passare un paio d'ore in mezzo al verde e ai silenzi di boschi quasi incontaminati rotti solo dal suono dello scorrere del fiume, consiglio invece una bella camminata da Stupizza sino ai resti della stazione di Poiana situata nei pressi del confine italo-sloveno cercando di seguire il sedime del tracciato della vecchia ferrovia, lasciandosi rapire oltre che dalla bellezza dei luoghi anche dalle suggestioni della Storia scritta su questa terra e su queste pietre. E se nel mentre vi sembrerà di sentire ancora il fischio e lo sferragliare di una locomativa... niente di cui preoccuparsi!

martedì 14 febbraio 2023

IL "GAUCHO" LUCIO REDIVO E' ARRIVATO A CIVIDALE





















Le dichiarazioni post partita del Presidente Davide Micalich avevano già fatto presagire che qualcosa d'importante stava per accadere nel pianeta della UEB Cividale e prima che iniziassero a rincorrersi le voci di possibili arrivi con l'suale girandola di papabili, oggi stesso è stato annunciato l'arrivo sulle sponde del Natisone di un nuovo acquisto. 
Si tratta del playmaker-guardia argentina Lucio Redivo, prelevato in mattinata da Casale Monferrato e alle 17,00 già agli ordini del coach Stefano Pillastrini ad allenarsi con i nuovi compagni sul parquet di via Perusini. Una volta chiarito oltre ogni ragionevole dubbio che l'infortunio muscolare subito da Rotnei Clarke il 04 gennaio scorso non avrebbe permesso allo sfortunato giocatore americano di essere disponibile in tempo utile per garantire alle Aquile i punti e le giocate su cui la società gialloblù contava per consolidare da qui alla fine della regular season la brillante posizione conquistata in classifica, la dirigenza ducale ha rotto gli indugi. 
Con una trattativa lampo è riuscita ad ottenere da Casale Monferrato, compagine del girone verde della serie A2, il trasferimento del nuovo "gaucho" che vestirà la maglia della Gesteco già da domenica prossima nella sfida contro Ferrara.
 Le ultime due sfortunate sconfitte delle Aquile, patite per effetto di rimonte di avversari sicuramente forti e determinati come Nardò e Forlì, ma anche agevolati dalla "panchina corta" della Gesteco, hanno indotto i vertici societari ad affrettare i tempi di un'operazione che consente ora di mettere nelle mani di coach Pillastrini un giocatore di valore assoluto per la categoria ed in grado di offrire nuove soluzioni di gioco e ripristinare rotazioni all'altezza delle aspettative del Club. 
Il nuovo arrivato, Lucio Redivo, playmaker-guardia di 1.84 per 84 kg, di passaporto italo-argentino è nato a Bahia Blanca il 14 febbraio 1994 e con la nazionale sudamericana nel 2019 ha partecipato ai campionati mondiali in Cina, vincendo la medaglia d'argento, e ha poi conquistato l'oro nell'edizione peruviana dei giochi panamericani. Dopo le esperienze nel suo paese in avvio di carriera si è prima trasferito nella Liga Spagnola e poi in Messico, per arrivare infine in Italia nel JB Casale Monferrato nella serie A2 2020/21 dove è stato subito protagonista con una media di 22 punti a partita in 25 incontri; le prestazioni in Piemonte hanno di seguito suscitato le attenzioni di Brindisi che lo ha tesserato in massima serie per la stagione 2021/22 in cui ha militato per 25 gare realizzando 224 punti. Rientrato in questa stagione a Casale, viaggiava sino ad oggi con una media di 16 punti nelle 19 gare disputate sino a domenica scorsa, è atteso ora all'avventura in Friuli. "Sono felice per questa nuova opportunità che mi è stata offerta in Italia e conto di contribuire con il mio impegno, le mie caratteristiche offensive e la mia applicazione alla fase difensiva al raggiungimento degli obiettivi della mia nuova squadra.
Queste le dichiarazioni di Redivo al termine del suo primo allenamento con i compagni, in attesa di essere presentato ufficialmente alla stampa domani alle ore 15,15 nella sede della Fondazione De Claricini-Dornpacher di Bottenicco, occasione nella quale verrà anche dettagliata la partnership siglata tra le Aquile e l'Istituzione ospitante. 
Per quanto riguarda Rotnei Clarke, il suo futuro dipenderà dai tempi di recupero: per ora resta con i suoi compagni e, nel caso riuscisse a ritornare "abile e arruolabile" in questa stagione, la società friulana è al momento intenzionata a lasciare a coach Pillastrini la scelta dei due "strangers" da mandare di volta in volta a referto tra i tre attualmente tesserati.

sabato 11 febbraio 2023

LA GESTECO FA SOFFRIRE FINO ALL'ULTIMO LA CAPOLISTA FORLI' MA CEDE 73-77

Sempre priva del lungodegente Clarke e con il giovane Furin rientrato da Monfalcone per sostituire Nikolic, rientrato definitivamente a Roseto, il compito della Gesteco reduce da due sconfitte era davvero da far tremare le gambe al cospetto dell’Unieuro Forlì, la terza capolista a scendere sul parquet di via Perusini nell’ultime tre gare casalinghe delle Aquile gialloblù. Con una prova di grande carattere Cividale riesce solo a sfiorare un’altra impresa portando la capolista prima a rincorrere e poi a giocarsi i 2 punti all’ultimo giro di lancette. In avvio Pillastrini manda in campo Rota, Mouaha, Pepper, Dell’Agnello e Miani mentre Martino replica con Valentini, Gazzotti, Pollone, Sanford e Adrian e sono i Pilla Boys ad avere il miglior approccio al match portandosi avanti sull’8-0 a 6’50”, costringendo il coach ospite a chiamare il primo time-out della gara per riprendere i suoi, apparsi distratti e in sofferenza rispetto alla difesa subito aggressiva di Cividale. La frazione fila via in grande equilibrio sino alla fine con i ducali capaci di contenere il rientro di Forlì nel match e chiudere avanti sul 20-15, grazie ad un Dalton Pepper decisamente “on fire” e già autore di 10 punti con 4/6 dal campo. Nel secondo quarto Forlì inizia subito mettendo il fiato sul collo dei gialloblù sul 20-17 ma la Gesteco non si fa impressionare continuando a rendere difficili i giochi d’attacco ai romagnoli e facendo girare molto bene la palla portandosi sul + 16 a 5’25” (36-20) con una schiacciata di Mouaha in contropiede dopo l’ennesima palla recuperata che fa esplodere il palazzetto. Nell’ultima parte del periodo, dopo un tecnico alla panchina ospite, l’Unieuro riesce a ricucire il parziale sfruttando l’improvviso calo delle percentuali offensive di Cividale, che comunque va all’intervallo lungo sul + 10, grazie ad una “magata” del solito Rota a fil di sirena. In apertura del terzo periodo Forlì prova subito a fare la voce grossa e va sul – 5 ma Cividale ribatte immediatamente con due triple di Rota e Miani e torna sul + 11 a 7’32” (51-40), prima che Pepper sia costretto ad uscire per un guaio muscolare e Forlì a riavvicinarsi di nuovo a 5’38” sul 52-47 con una tripla di Sanford e Pillastrini costretto a chiamare time-out. Nell’ultima fase della frazione Cividale fatica troppo a trovare la via del canestro, ma grazie alla difesa riesce a rendere difficile il rientro degli ospiti nel match che però raggiungono la parità (54-54) a 55” dalla sirena con tre tiri liberi di Valentini e poi ottengono il primo vantaggio (54-56) proprio in chiusura di tempo con un sottomisura di Pollone. Nell’ultimo periodo Forlì sente “l’odore del sangue” e prova ad andar via ma la Gesteco riprende il 61-61 a 7’20” con un acrobazia di Dell’Agnello prima di essere costretta di nuovo ad inseguire perché Forlì inizia a bucare dal perimetro la difesa gialloblù e guadagna il + 7 (64-69) a 3’33” dalla fine con l’uscita per 5 falli di Miani. Il cuore dei ducali, la simbiosi con l’ambiente e la felice serata di Pepper dell’arco però riescono a rimettere in discussione il match perché il tabellone segna 70-71 quando il cronometro è fermo su 1’49” dal termine e Forlì deve giocare con un pallone ora scotta. Gli dei del basket voltano ancora una volte la spalle alla Gesteco quando, prima un fischio discutibile penalizza i gialloblù in attacco e Sanford infila una tripla di tabella e manda i suoi sul + 5 a 20” dalla fine e costituisce il preludio del 73-77 finale con cui si conclude il match. Giuseppe Passoni UEB GESTECO CIVIDALE – UNIEURO FORLI’ 73 - 77 (20-15, 45-35, 54-56) UEB GESTECO CIVIDALE Miani 10, Cassese 4, Rota (k) 7, Mouaha 6, Furin, Battistini 10, Barel n.e., Clarke n.e., Pepper 26, Balladino n.e., Micalich, Dell’Agnello 10. Allenatore: Stefano Pillastrini Vice: Federico Vecchi e Alessandro Zamparini Tiri liberi 11/20, Tiri da due 13/37, Tiri da tre 12/25, Rimbalzi 35 (23 dif. 12 off.) UNIEURO FORLI’ Sanford 22, Cinciarini (k) 13, Gazzotti, Valentini 7, Adrian 22, Pollone 3, Ndour n.e., Radonjic, Penna 4, Benvenuti 6. Allenatore: Antimo Martino Vice: Andrea Fabrizi, Paolo Ruggeri Tiri liberi 16/21, Tiri da due 17/35, Tiri da tre 9/23, Rimbalzi 38 (28 dif. 10 off.) Arbitri: Marco Vita, Lorenzo Grazia e Giulio Giovannetti Spettatori 2.000 circa

martedì 31 gennaio 2023

APPUNTAMENTO RINVIATO

Era accaduto ancora una volta, la terza per la precisione: anche in quest'occasione l'appuntamento con la Morte era stato cancellato all'ultimo istante utile per rispedire, senza compagnia, l'indesiderata visitatrice nel Regno delle Ombre. Rubèn fissava con occhi privi di qualsivoglia meraviglia lo scenario da mille e una notte che lo circondava a 360 gradi sulla terrazza panoramica del Ristorante Seven Hills, posta a metà strada tra la Moschea Blu e Ayasofya, mentre il sole era ad un passo, altrettanto breve, dal toccare la linea dell'orizzonte incendiando definitvamente le acque del Bosforo e del Corno d'oro. Le mura teodosiane, i minareti e le cupole delle decine e decine di moschee che spuntavano qua e la in mezzo al brulicare di case fatiscenti e moderne costruzioni, i ponti che univano la fine dell'Europa con l'inizio dell'Asia, le torri d'ingresso del Topkapi si stavano tingendo di sfumature rosso carminio con tonalità violacee e lui, diversamente dal solito, non riusciva a cogliere nessun sussulto emotivo da quel quadro vivente intorno a lui. Neppure il vociare degli altri ospiti attavolati, il via vai dei turisti, dai più chiassosi indigeni ai più riservati russi, tutt'intenti a vagare tra i tavoli per immagazzinare nella memoria digitale dei loro smartphone quell'attimo d'immenso, il garrire dei tanti gabbiani che volteggiavano impazziti sopra l'edificio per planare all'improvviso sui tavoli in cerca di cibo e i suoni provenienti dalle sirene dei traghetti che solcavano le acque del Corno d'Oro, riuscivano a distogliere il pittore spagnolo da quella sensazione di gelo e paralisi che l'aveva colpito da qualche ora. Come un'automa a cui avessero lasciato batterie sufficienti solo per muovere il braccio e portare il sigaro alla bocca per aspirare ed espellere la combustione del tabacco, senza neppure essere in grado di assaporarne l'intenso aroma di vaniglia, lo sguardo era fisso sul bicchiere di Cardinal Mendoza Carta Real immobile sul tavolo a cui era seduto e neppure l'abbassarsi repentino della temperatura sembrava poter essere recepito dai sensi dell'iberico. La mente era invasa dalle immagini dei due precedenti appuntamenti mancati con l'indesiderata Signora delle Genti; il primo risaliva a circa vent'anni prima, quando nel bel mezzo di una strada secondaria nella Selva boema in direzione del confine tedesco, alle prime luci dell'alba dopo aver lasciato un'ora prima Cesky Krumlov, era stato colto da un colpo di sonno e non si sa se per pura caso, destino o decisione di qualchè divinità aveva riaperto gli occhi qualche centesimo di secondo prima dello schianto fatale, vista l'elevata velocità, giusto in tempo per una repetina manovra che lo aveva portato in testa coda sull'altro lato della careggiata in un momneto in cui, sempre per le leggi del caso o di un Dio, in quel momento nessun'altro mezzo vi stava transitando. La scarica di adrenalina era stata fortissima, si era poi fermato in uno spiazzo lungo il percorso e quando la parte razionale del cervello aveva ripreso pieno possesso della situazione, Rubén era stato invaso da una profonda sensazione prima di gioia per lo scampato pericolo, poi di gratitudine verso la misteriosa divinità che aveva cancellato l'incontro con la Morte, rimproverandosi assai poco per la decisione di essersi fermato sino a tardi a casa di Helenka per poi ripartire in auto, senza riposo, dopo una notte in cui tutti i sensi erano rimasti attivati. "Morirei per te" erano state le ultime parole prima del commiato sulla porta di casa della donna, felice che Rubén avesse fatto kilometri su kilomentri dalla Spagna solo per cenare e passare qualche ora insieme a lei. "Ne sarebbe valsa la pena" - pensò Rubén - "Ma visto che la Morte è arrivata in ritardo all'appuntamento, sarà meglio in futuro riempire l'agenda in modo da non lasciarle spazi per altre richieste nel breve termine". Nel secondo tentativo l'Indesiderata aveva fatto invece tutto da sola per arrivare puntuale, Rubèn non l'aveva agevolata minimamente, ed era accaduto 10 anni prima, quando ancora una volta in auto era al volante mentre insieme al Direttore della Galleria d'Arte Montparnasse di Carcassone e la sua segretaria stavano viaggiando sull'autostrada A61 in direzione Narbonne, dove nel pomeriggio avrebbero dovuto avere un incontro con il Sindaco della città per concordare date e condizioni di una "personale" del pittore spagnolo nell'Hotel de Ville. Discorrendo divertito con il Direttore sulle leggende e i misteri dei Templari e del Graal originati nella vicina località di Rennes-le-Chateau, aveva iniziato una facile manovra di sorpasso di un autocisterna della Mobil, quando, a metà del sorpasso l'autotreno l'aveva improvvisamente stretto contro il guard-rail alla sua sinistra perchè nella corsia d'ingresso sull'altro lato della carreggiata era sbucato impovvisamente un altro autoarticolato che aveva invaso la corsia di marcia restringendo a sua volta lo spazio dell'autocisterna; il tutto però nell'attimo in cui Rubèn non poteva averci fatto caso perchè già impegnato nella manovra di sorpasso a 160 kmh. In quell'occasione i pronti riflessi dello spagnolo, la bontà dell'impianto frenante dell'Audi e la sua stabilità, uniti alle leggi del caso, i voleri del destino o della "solita" azione di una benevola Divinità, avevano fatto si che tra la cisterna, l'auto e il guard-rail non ci fosse alcun contatto, benché tra tra tutti i tre corpi non ci fosse neppure lo spazio per uno spillo e alle spalle non arrivasse nessun altro mezzo ad impattare contro l'auto che si era bloccata bruscamente sulla corsia di sorpasso dell'autostrada. Seguì una sosta di quasi un'ora nella più vicina stazione di servizio utile, per far defluire la potente scarica di adrenalina e riprendere il controllo coscente delle proprie azioni, prima di riprendere una lenta marcia verso l'appuntamento lavorativo di Narbonne, avendo negato per la seconda volta quello con la Morte, costretta a rientrare anche in questa circostanza a mani vuote al cospetto di Ade e Proserpina. Al termine di quell'impegnativa giornata, assieme al Sindaco di Narbonne, avevano cenato al Resaturant l'Art de Vivre, insegna quanto mai azzeccata, e con i commensali Rubén aveva più volte brindato allo scampato pericolo scambiandosi l'impegno di onorare al meglio tutti i giorni che sarebbero trascorsi da lì in avanti fino a quando l'Indesiderata sarebbe giunta, infine, puntuale all'appuntamento che invece le era stato ancora una volta negato in mattinata. Erano trascorsi dieci anni dal viaggio a Narbonne e quella mattina sull'autostrada che dall'areoporto internazionale di Istanbul conduceva verso il quartiere di Galata, la Signora in nero aveva bussato forte ancora una volta alla porta del pittore spagnolo con le solite modalità: un colpo di sonno che aveva fatto perdere a Rubén il controllo della Fiat Croma presa a noleggio, con il mezzo che stava per schiantarsi fatalmente contro la barriera di mezzeria. Appuntamento ancora rimosso dall'agenda: gli occhi di Rubén si erano aperti ancora in tempo per mettere in atto la brusca manovra necessaria per evitare l'impatto e risvegliarsi oltre che per l'effetto della già nota scarica di adrenalina anche dal rumore dei clacson e delle frenate degli altri mezzi che a loro volta erano riusciti ad evitare lo schianto con la sua Fiat Croma. Ora, a sette ore di vita guadagnate dall'ennesimo rinvio del fatale incontro, l'iberico cercava nel fondo del bicchiere di Cardinal Mendoza Carta Real, di comprendere se esistesse un Senso in tutti quei maldestri tentativi falliti dalla Morte di venire a prenderselo, quasi che invece l'Indesiderata si divertisse a scherzare con lui, per decidere di fare sul serio solo al momento in cui divenisse Desiderata. In questa occasione però il suo sentire era mutato: non provava nessuna gioia per il fallimento della Morte e questo pensiero era fonte di un'angoscia che lo stava paralizzando e il pensiero dell'inaugurazione dell'ennesima mostra di successo per i suoi quadri, che si sarebbe tenuta il giorno dopo nientemeno che nei saloni del Topkapi alla presenza del Presidente della repubblica Turca, non gli suscitava nessuna emozione, gli appariva assolutamente priva di significato e di valore. Dal fondo del bicchiere salirono invece le immagini del suo funerale, cosa che del tutto inaspettatamente gli fece riprendere un sorprendente quanto macabro buonumore: ora s'immaginva le orazioni funebri di chi per tutta la vita lo aveva messo all'indice riempirsi invece di parole di elogio e di "sincero" dispiacere per la scomparsa, o i biglietti di cordoglio inviati ai parenti da chi in vita non aveva mosso un dito per aiutarlo nei momenti di difficoltà e le espressioni di dolore di tutti coloro che si erano girati dall'altra parte, che avevano fatto finta di non vedere, ogni volta che lui li aveva cercati anche solo per un'ora di allegria. Probabilmente il suo nome e le sue opere sarebbero finite nelle antologie di molti libri di storia dell'arte e tanti critici che in vita lo avevano massacrato, avrebbero in futuro persino cambiato versione e poi, chissà come lo avrebbero ricordato, magari pianto, le donne che lo avevano piantato in Nasso nel corso della sua tumultuosa esistenza. E chissà se quelle con cui lui era stato il crudele fuggitivo nella relazione lo avrebbero infine perdonato oppure gioito manifestamente per la sua scomparsa dalla faccia della Terra! Afferrò il bicchiere e tragugiò tutto d'un fiato il rhum, potente era arrivata un'ispirazione così forte da annullare qualsiasi pensiero o altra immagine; avrebbe pagato il conto, sarebbe corso di gran carriera al Gran Bazar per comprare i materiali necessari per il suo prossimo quadro, che avrebbe dipinto quella notte stessa nella sua camera d'albergo: il quadro del suo funerale, con i volti deformati di tutti i partecipanti. Sentiva che doveva farlo subito, perchè iniziò a temere che al prossimo appuntamento l'Indesiderata sarebbe stata puntuale e non avrebbe accettato scuse od ulteriori rinvii.

domenica 29 gennaio 2023

GESTECO-CENTO IL GIORNO DOPO: UNA DIVERSA VITTORIA PER CIVIDALE

Ieri sera in via Perusini è andata in scena una première: al tentavivo numero 53 una squadra ospite è stata capace di infliggere alla Gesteco una sconfitta con più di 5 punti di scarto, diventando la quinta squadra a potersi vantare di aver "fatto saltare" il fortino in riva al Natisone dopo Montegranaro (+ 4 punti), Vigevano (+ 2 punti), Ferrara (+ 5) e Chiusi (+1), mettendo assieme da sola un distacco, 18 punti, quasi doppio rispetto a quanto avevano saputo fare tutte le altre insieme (+12) dall'ottobre 2020. Un "film" che il pubblico di Cividale proprio non aveva mai avuto occasione di vedere, ovvero aver a che fare con avversario capace di di condurre un match in mani sicure praticamente dall'inzio alla fine, senza mai dare l'impressione di poter mettere realmente in discussione l'esito finale, ricacciando sempre al mittente i diversi tentativi che i "Braveheart" gialloblù architettavano per cercare di ribaltare la sorte, come più e più volte accaduto con successo in tante "recite" viste sul parquet di via Perusini. In più, la sgradita "pellicola" è andata in onda in una serata in cui il palazzetto era vicino al sold-out e prima della gara l'atmosfera era carica dell'energia e dell'entusiasmo accumulati da una striscia di 4 successi consecutivi e nel carniere gli scalpi della capolista Pistoia ed il viaggio corsaro nel mitico Madison di Piazzale Azzarita la domenica precedente. La première, certamente sgradita ai cuori che battono forte nei petti gialloblù, siano essi quelli dello staff, dei giocatori, dei dirigenti e dei sostenitori ha rappresentato un banco di prova per tutti e la risposta è stata sicuramente all'altezza della pasta di cui è fatta sino ad oggi la bella favola della UEB Gesteco Cividale: tutto l'ambiente, che non ha mai smesso di cantare e sostenere con energia dal primo all'ultimo minuto i propri beniamini, senza lasciarsi andare a nessuna forma di isterismo neppure a fronte di decisioni arbitrali cervellotiche che davano degli inutili, oltre che ingiusti soccorsi, a degli avversari che non ne necessitavano, si è infine stretto in un lungo, sincero applauso alla Tramec Cento che sul campo si era appena dimostrata la miglior compagine mai giunta a Cividale. La fotografia più bella della serata cividalese è stata quella del fotografo dello staff ospite che, dopo l'ultima sirena, dall'altro lato del campo si è incamminato applaudendo a braccia alzate fino ad arrivare sotto la curva Passione Ducale rivolgendo più volte la seguente frase "Siete la curva più bella". Certo, il fair play è sempre più agevole quando si vince, ma NON è mai scontato come purtroppo ci insegnano centinaia e centinaia di episodi in tutti i contesti e in tante discipline, sportive e non. Detto questo, le analisi tecniche sulle circostanze e le ragioni che sono state alla base di questa netta sconfitta restano doverose, ma almeno per oggi, sfumano in secondo piano e in fondo, non ci interessano più di tanto.

sabato 28 gennaio 2023

SI FERMA LA STRISCIA VINCENTE DI CIVIDALE, CENTO S'IMPONE 60-78

Dopo lo storico successo sul parquet del PalaDozza, sempre priva di Clarke, la Gesteco era attesa da un nuovo sesto grado nel suo sorprendente campionato, la sfida alla Tramec Cento, altra capolista arrivata in via Perusini con lo score di 14 vittorie su 18 incontri e con un roster di qualità in ogni reparto. Il capolavoro questa sera non è riuscito perché gli avversari si sono rivelati un osso troppo duro anche per i “braveheart” di Pillastrini sempre incitati con trasporto e calore dai propri tifosi, sciorinando una prestazione praticamente perfetta sia in attacco che in difesa, rivelandosi la miglior formazione vista sino ad oggi nel palazzetto ducale, capace di condurre la gara con autorità praticamente dall’inizio alla fine, cosa che nel fortino delle Aquile nessuno era mai riuscito a fare prima di stasera. Si parte con Rota, Mouaha, Pepper, Dell’Agnello, Miani per Cividale e Moreno, Marks, Archie, Toscano e Berti per Cento con il coach Mecacci che rimescola le carte a metà periodo inserendo l’ex APU Mussini e capitan Tomassini per Moreno e Marks sul punteggio di 6-7 e la mossa si rivela azzeccata perché gli ospiti prima allungano sul 6-14 a 3’29” proprio grazie a 5 punti dell’ex udinese per poi pigiare sull’acceleratore con il tiro dalla distanza e chiudere avanti la frazione con 12 lunghezze di vantaggio (13-25) con Cividale che soffre l’aggressività della difesa ospite e diverse palle perse in attacco. Il copione non cambia nel secondo periodo con Cento che dimostra tutta la sua qualità con percentuali al tiro vicine al 100% e vola sul +19 a 6’32” (15-34) con una tripla di Moreno, per poi condurre con sicurezza sino all’intervallo lungo chiuso in vantaggio sul 27-46, nonostante un paio di triple di Rota che cercano di mantenere Cividale in partita. Ci prova Mouaha nel terzo periodo ad innescare la difficile rimonta con due triple consecutive per il 33-48 a 7’02” con Cividale che alza l’intensità difensiva a tutto campo e con altri tiri dalla distanza del mago Rota impedisce agli ospiti di archiviare il match con troppo anticipo, pur mantenendo comunque un vantaggio rassicurante alla fine della frazione (42-59). Nell’ultimo periodo ci prova Pepper a tenere sulla corda Cento con due triple, ma a Cividale manca la necessaria continuità offensiva per cercare di compiere il “miracolo” e così gli emiliani riescono a rintuzzare ogni tentativo delle Aquile di rientrare nel match e s’impongono con un perentorio 60-78. Giuseppe Passoni UEB GESTECO CIVIDALE – TRAMEC CENTO 60 - 78 (13-25, 27-46, 42-59) UEB GESTECO CIVIDALE Miani 7, Cassese 3, Rota (k) 12, Mouaha 14, Tosolini n.e., Battistini 5, Clarke n.e., Pepper 9, Boscariol n.e., Micalich 1, Nikolic 5, Dell’Agnello 4. Allenatore: Stefano Pillastrini Vice: Federico Vecchi e Alessandro Zamparini Tiri liberi 10/17, Tiri da due 7/24, Tiri da tre 12/35, Rimbalzi 35 (dif. 23 off. 13). TRAMEC CENTO Marks 14, Mussini 13, Ulaneo 6, Tomassini (k) 8, Baldinotti, Kuuba 5, Toscano 6, Berti 7, Archie 11, Moreno 8. Allenatore: Matteo Mecacci Vice: Andrea Cotti ed Emanuele Pancotto Tiri liberi 12/18, Tiri da due 15/33, Tiri da tre 12/20, Rimbalzi 34 (29 dif. 5 off.) Arbitri: Gianluca Gagliardi, Luca Attard e Francesco Cassina Spettatori 2.412

domenica 22 gennaio 2023

CIVIDALE SBANCA IL PALADOZZA

Ancora priva di Clarke la Gesteco è scesa al Madison di piazzale Azzarita con l’animo leggero di chi può giocarsi con fiducia la sfida in uno dei “teatri” più prestigiosi della pallacanestro italiana contro un club che, nonostante le tante e non sempre positive vicissitudini societarie, fa parte della storia del basket nazionale. E ancora una volta ha alzato l’asticella più in alto delle sue imprese, sbancando con un’autorevolezza impensabile l’impianto bolognese che quest’anno era caduto solo una volta per mano di Cento e a questo punto della stagione non può che inquadrare i play-off. In avvio Pillastrini manda sul parquet Rota, Mouaha, Miani, Pepper, Dell’Agnello mentre Delmonte risponde con Thornton, Fantinelli, Davis, Aradori e Barbante e sono i felsinei che cercano subito di prendere il largo sospinti dal tifo della Fossa, ma i ragazzi di Pillastrini superato l’impatto titubante si portano avanti 9-10 a 3’52” grazie ad un Dell’Agnello decisamente a suo agio e autore di 7 punti consecutivi e chiudono avanti la prima frazione 12-15 con una tripla di Battistini sfoderando la consueta intensità difensiva. Il secondo periodo si apre con un parziale di 6-0 a favore della Effe che costringe coach Pillastrini a chiamare minuto a 7’22” sul 18-15 e i suoi riescono, con l’applicazione difensiva tenace, a tenere a contatto i padroni di casa in un match equilibratissimo, dove tra i ducali spicca in questa frazione Nikolic con punti 9 punti a bersaglio e Rota, che con due triple e una “magata” delle sue sulla sirena, fissa il 32-35 per Cividale all’intervallo lungo. A metà del terzo periodo, con un Mouaha sugli scudi la Gesteco tocca il massimo vantaggio sul 38-44, prima di subire il rientro della Fortitudo che con una tripla di Cucci a 1’39” impatta il 50-50, vanificando le triple con cui sempre Rota aveva tenuto avanti Cividale; il play di Portogruaro però è in serata di grazia e ancora una volta riporta avanti le Aquile friulane sul 50-55 con cui si arriva alla penultima sirena. L’ultimo periodo inizia nel modo migliore per la Gesteco, che riceve punti da Cassese e Dell’Agnello e a 7’38” è avanti di 8 lunghezze (55-63) per poi andare a + 12 (57-69) con due triple di Rota e Cassese a 6’12” con il PalaDozza che diventa una bolgia per rianimare i suoi beniamini e spingerli alla rimonta. Cividale accusa il braccino corto e sente la pressione, con i padroni di casa che si riavvicinano a 2’41” sul 64-69, mentre la Gesteco non riesce a trovare più la via del canestro, ingabbiata dalla difesa di casa. Miani rompe l’incantesimo per il 64-71 a 1’50” e ci si avvia ad un finale infuocato nel quale però Cividale non perde la bussola e s’impone per 72-75 e spegne la bolgia del PalaDozza e fa cantare i più di 300 supporters al seguito. Giuseppe Passoni FORTITUDO BOLOGNA - UEB GESTECO CIVIDALE 72 - 75 (12-15, 32-35, 50-55) FORTITUDO FLATS SERVICE BOLOGNA Biordi n.e., Bonfiglioli n.e., Thornton 5, Aradori 15, Natalini n.e., Barbante 4, Panni 7, Fantinelli (k) 6, Niang n.e., Italiano, Cucci 16, Davis 19. Allenatore: Luca Dalmonte Vice: Matteo Angori e Matteo Tasini Tiri liberi 15/20, Tiri da due 21/41, Tiri da tre 5/17, Rimbalzi 36 (8 dif. 28 off.) UEB GESTECO CIVIDALE Miani 9, Cassese 6, Rota (k) 24, Mouaha 5, Battistini 5, Barel n.e., Clarke n.e., Nikolic 9, Pepper 3, Dell’Agnello 14. Allenatore: Stefano Pillastrini Vice: Federico Vecchi e Alessandro Zamparini Tiri liberi 7/7, Tiri da due 16/26, Tiri da tre 12/36, Rimbalzi 31 (dif. 26 off. 5). Arbitri: Daniele Alfio Foti, Calogero Cappello e Matteo Rojaz Spettatori 4.500 circa

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